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venerdì 16 agosto 2024

Recensione: Un'estate, di Claire Keegan

| Un'estate, di Claire Keegan. Einaudi, € 12, pp. 80 |

Su Instagram resto puntualmente incantato dai contenuti di una pagina intitolata Vita Lenta. Quegli scorci, quegli sprazzi di vita vissuta, sono il migliore antidoto contro la tristezza. Quei post sono la pace dei sensi. Quei post sono un'estate senza fine. Ho respirato atmosfere simili nel romanzo di Claire Keegan, che al cinema ispirò The Quiet Girl. Una lettura tanto breve quanto evocativa in cui la fatica gioiosa della vita dei campi scandisce la bella stagione di una bambina spaiata.

È bello sentire la strada digradare, sapendo che in fondo c'è il mare.

Selvatica e taciturna, sempre a piedi scalzi, la protagonista è cresciuta in una famiglia in cui c'erano tanti figli e pochi soldi. Non c'era mai tempo per le premure né per la tenerezza; forse non c'era tempo neanche per i nomi di battesimo: per questo, nel romanzo, la protagonista sarà anonima per tutto il tempo. Allontanata dai fratelli e affidata momentaneamente a una coppia di zii sconosciuti, sperimenta gli ambienti umili e i sentimenti nobili della vita accanto a John e Edna, in una casa senza vergogna e senza segreti. In poco tempo, diventa la loro ombra; il bastone dello loro vecchiaia. Cos'è accaduto al loro unico figlio, di cui tutti in città parlano a mezza bocca? Tra passeggiate notturne con lo sciabordare del mare in sottofondo e crostate al rabarbaro profumatissine, la bambina conoscerà per la prima volta l'amore, la morte, la vita. In punta di penna come il miglior Kent Haruf, l'autrice ci regala un piccolo romanzo di formazione sulla paura di diventare grandi.

Se non ci fossi, sono sicura che cadrebbe. Chissà come fa quando io non ci sono. Cerco di ricordarmi di un'altra vola in cui ho avuto la stessa sensazione e sono triste perché non riesco a ricordarmela, e anche felice perché non ci riesco.

C'è l'arrivo di settembre, un mese di cambiamenti, che mette paura. C'è la scoperta della lettura, con una nuova sorprendente consapevolezza: i libri, a volte, portano più lontano di una bicicletta. C'è la reticenza della gente di campagna, i cui gesti parlano più forte delle parole. Non siamo a Holt, ma nell'Irlanda dei primi anni Ottanta. In un libricino nei cui silenzi c'è talora malinconia e talora l'esatto contrario: una gioia di vivere per cui si faticano a trovare parole adatte. Bisognerebbe coniarne di inedite allora: un nuovo lessico famigliare.

Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Taylor Swift – August