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sabato 5 agosto 2023

Fiabe per bambini femministi (e adulti intelligenti): Barbie | Nimona | La sirenetta

Bella, bionda, sorridente. Ci voleva qualcuno di bravissimo per trasformare Barbie, simbolo del consumismo e del sessismo, in un'icona femminista. Hollywood ha schierato la coppia Gerwig-Baumbach, paladini del cinema indie, e un cast di attori impegnatissimi, in cui spicca Margot Robbie nelle doppie vesti di protagonista e produttrice. Bella, bionda, sorridente? Lei lo è senz'altro, e nuovamente, dopo Babylon, tiene tutti in scacco con una lacrima: questa volta è il simbolo dell'umanità spasimata. Barbie, in cerca di sé stessa, lascia il suo mondo pastello alla scoperta della California. Perché è improvvisamente tormentata dalla cellulite, dai piedi piatti e dal pensiero della mortalità? Pattina fino alla California per interrogare Mattel sui difetti di fabbrica. Con lei, il Ken di un esilarante Ryan Gosling: stanco di stare all'ombra della compagna, negli Stati Uniti scopre i pregi del patriarcato. Sì, perché a Barbie Land è tutto a rovescio e, in una fantasmagorica società matriarcale, gli uomini sono semplicemente uomini: le donne, invece, possono essere tutto. Gerwig centra il cast, i costumi e le scenografie da Oscar, i toni da commedia demenziale senza però ma trascurare una scrittura allusiva e intelligente. Schiacciata tra blockbuster e cinema femminista, crea un film che ha molte idee. E, spesso, molto confuse. Vittima dei troppi viavai e dei troppi spiegoni, Barbie ha il contro di rimarcare in grassetto la propria morale. Avrebbe avuto bisogno di essere asciugato in fase di montaggio. O, al contrario, di diventare un leggerissimo e delirante sogno pop come nei sogni più sfrenati di Ken: perché, a quel punto, non un musical? Il risultato, destinato a sbancare comunque, è una via di mezzo che non soddisferà completamente chi pretendeva la sceneggiatura perfetta anticipata dalle recensioni d'oltreoceano. Ci sono sbavature di troppo, poche sfumature di grigio, in quest'abbagliante rosa shocking. (7)

Ballister, un prode cavaliere ingiustamente accusato di aver assassinato la sua amatissima regina, stringe alleanza con un'adolescente emarginata ma dai poteri straordinari. Solitaria e annoiata, mutaforma, Nimona è una rossa tutto pepe di età indefinita che sogna di affiancare un supercattivo per seminare dappetutto caos e distruzione. Invece, suo malgrado, si ritrova a fare da spalla a uno spadaccino omosessuale, monco e ligio al dovere, ottusamente cieco davanti alla corruzione del suo regno. Laggiù, infatti, chi è il vero mostro? L'ultimo film Netflix, tratto dall'omonimo graphic novel edito Bao Publishing, mescola originalmente estetica medievale e tecnologia cyberpunk. È già un successo e, con mesi d'anticipo, è il papabile vincitore dell'Oscar nella categoria Miglior film animato. Originale, moderno e spassosissimo, riflette su etichette e cliché. E si diverte a sabotarli spettacolarmente sotto le zampe di un irresistibile rinoceronte fucsia – anche se l'epilogo omaggia la distruzione, serissima, dei kaiju del cinema giapponese. Questa è la storia di due solitudini che si compensano. È il gioco di una giovane dalla natura misteriosa, che con l'arma dell'ironia dissimula il disagio di non avere un'identità predefinita. È l'epifania di un uomo che aveva già sfidato il machismo dei cavalieri e che, ora, sensibilizza vantando un drago per amico. Nimona fa quello che fece Shrek con le fiabe vent'anni fa. Parodia e sovverte i poemi epici-cavallereschi, ma soltanto per crearne uno nuovo, credibile e bellissimo. Oro puro, nell'era delle riscritture non richieste e dei live action. (8)

In rete lo hanno odiato a oltranza, a prescindere, ancora prima che fossero condivise le prime immagini. Colpa di quella protagonista troppo diversa dal personaggio tradizionale o, forse, di un mal celato razzismo. Lo scrivo, perciò, con gioia; come davanti alla vittoria di un perdente annunciato. La sirenetta è tra i migliori live action di casa Disney e Halle Bailey, con i suoi grandi occhi pieni di innocenza e una voce dal vibrato struggente, è una Ariel che commuove col suo appassionato desiderio d'altrove. Già modernissima nell'originale animato dal 1989, al cinema trova un principe azzurro dal destino speculare: anche l'Eric di Jonah Hauer-King, infatti, vive con claustrofobia l'universo familiare e scalpita di curiosità. Imprescindibile la visione sottotitolata. In fondo al mare è un incrocio irresistibile tra un documentario sui fondali marini e un musical; Baciala cambia una parola, vero, ma non il suo memorabile sound; la Ursula di Melissa McCarthy, nel suo antro oscuro, conserva una vulcanica anima da drag queen. A suo agio con il genere, il Rob Marshall di Chicago Nine punta con successo su volti sconosciuti e incanta per l'attenzione naturalistica alla vita sotto la superficie. Qualcuno storcerà il naso davanti agli amici animali di Ariel, qui niente affatto antromorfizzati, e in rete criticherà per partito preso. Ma la verità è che La sirenetta, oggi, è una grande storia di conflitti genitori-figli e che un irriconoscibile Javier Bardem, davanti al riconoscimento finale della voce dell'ultimogenita, rischia di strapparci più di una lacrima. Noi, a differenza delle sirene, possiamo commuoverci. (7+)