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venerdì 16 novembre 2018

Recensione: Boy Erased. Vite cancellate, di Garrard Conley

| Boy Erased. Vite cancellate, Garrard Conley. Black Coffee, € 15, pp. 336 |

Dall'omosessualità si può guarire. Lo cantava Povia a Sanremo, ne sono fermamente convinti i bigotti, impartiscono lezioni di virilità le scuole a tema. Come se amare qualcuno uguale a te fosse un tumore allo stradio terminale, un difetto alla vista, una slogatura: un accidente, un malanno più o meno reversibile. Esistono istituti specializzati in cui vieni perquisito nel dettaglio, schedato e dunque corretto: il cellulare deve avere una cronologia immacolata; le tentazioni della carne vanno scoraggiate inscenando i falsi funerali dei dissidenti; i sensi di colpa e l'intolleranza sono nutriti a suon di preghiere. Qualcuno abbassa la testa e impara ad apprezzare le donne, lo sport, Dio. Qualcun altro, invece, non ce la fa: non restano che il suicidio o, nella migliore delle ipotesi, la fuga. Non sto descrivendo una distopia alla Margaret Atwood né parlando di un passato dimenticato. Sono reduce piuttosto dalla lettura di Boy Erased. Il dramma psicologico di un figlio dei miei tempi, nonostante appaia davvero difficile crederlo, che a diciannove anni giocava a Halo, leggeva Harry Potter, scopriva la differenza fra l'amore e il sesso. Frequentava una coetanea, Chloe, e a tratti pensava perfino di amarla. Ma durante il primo anno di università sperimenta l'attrazione per David, bello e prepotente, a riprova di tendenze omoerotiche da sempre intuite: ci va a letto e l'esperienza con il ragazzo sbagliato lo segna in negativo. È allora che finisce per confondere il sesso gay con lo stupro. Glielo suggerisce il padre, pastore del profondo Sud dall'improvvisa vocazione. Glielo conferma il movimento ex-gay, presso il quale si hanno due settimane iniziali per ritrovare la retta via.

Guardai le fotografie incorniciate appese alle pareti del soggiorno, tutti i volti sorridenti dei nostri famigliari che mi guardavano dall'alto, la prozia Ellen quando era ancora giovane e ignara di tutto, e mi dissi: Qualsiasi cosa. Farò qualsiasi cosa pur di cancellare questa parte di me.

L'outing ha ripercussioni pesantissime. Il giovane Garrard, pur di onorare il padre e la madre, perde peso, amici e identità. Lui che sin da bambino sognava di fare lo scrittore, così, si racconta – e si ritrova – nella cronaca della sua silenziosa ribellione. Quante maschere ha indossato in nome del quieto vivere? Prima l'avatar dei giochi di ruolo online, poi la matricola di studente di Lettere, infine la sessualità cancellata con spugna e sapone presso l'organizzazione Love in Action. Cos'è di lui, che ha vissuto una doppia vita senza preoccuparsi intanto di costruirsene una propria, oggi? Ne viene fuori un resoconto freddo e distaccato, per quanto ben scritto, a opera di un ventenne confuso e perennemente in colpa. Un narratore poco amabile – spiace dirlo, ho fatto fatica a empatizzare con il suo esagerato spirito di abnegazione –, che tuttavia sa renderci partecipi di un clima di riconciliazione troppo improntato a celebrare le sfumature della diversità per puntare il dito contro i consulenti (non c'è, infatti, nessuno che lo obblighi) o i genitori (un predicatore che vorrebbe tenere invano tutto sotto controllo, una sosia di Dolly Parton confidente e gioviale). Colpa mia se mi aspettavo qualcosa di diverso. Volevo commuovermi e indignarmi, volevo il dramma viscerale: il romanzo più che il saggio a tesi. Con Boy Erased non c'è stata la proverbiale epifania: lettura impegnata, ma per me poco coinvolgente, che ho trovato frammentaria e confusa nell'alternarsi dei piani temporali. L'intolleranza altrui ha allontanato l'autore dalla fede e dall'amore. Dieci anni dopo, qui, prova a rimettere insieme i pezzi.

Alle superiori avevo sprecato molte energie per evitare di farmi piacere troppo i libri; temevo che delle storie coinvolgenti mi avrebbero trasformato in un eretico, mi avrebbero fatto imboccare uno dei sentieri empi in cui finivano regolarmente i personaggi che amavo. Solo durante il mio primo e unico anno di università, in un ambiente dove la lettura era incoraggiata, mi ero sentito davvero libero e per poco non avevo dimenticato che cosa si provasse a sospettare del potere di un libro.

L'emozione arriva in ritardo e solo allora: scoprendo che il danno psicologico non era irreversibile, che in fondo c'è speranza. Garrard Conley ha sì un corredo genetico che a volte gli dà da pensare – il promemoria di una prozia malata di mente, quando per molti le sue inclinazioni altro non erano che i segni di un bipolarismo in fieri –, ma anche un film di prossima uscita in cui lo impersonerà Lucas Hedges, parenti illuminati che gli hanno rivelato che l'importante è essere felici, un matrimonio solido alle spalle. Con un uomo. Basta il lieto fine allora per perdonargli le parole di troppo e quel cuore, al contrario, sfiorato a malapena; per fare mia una formula dei dipendenti anonimi. Grazie per la condivisione, ti vogliamo bene.
Il mio voto: ★★½
Il mio consiglio musicale Troye Sivan & Jònsi – Revelation