Ho chiuso il 2020 con una passeggiata sul lungomare. Sulla spiaggia, una mano sconosciuta aveva tracciato cerchi concentrici e ghirigori millimetrici. Dopo il virus, erano forse arrivati anche gli alieni? Seduto a gambe incrociate nei paraggi, ho pensato agli extraterrestri ma ho letto appassionatamente di fantasmi. Le mie ultime letture: due piccoli classici del gotico, riscoperti da Caravaggio Editore. I festeggiamenti sui generis dell'anno appena passato, così, hanno assunto la parvenza di un tardivo Halloween grazie alle suggestioni di Nesbit e Doyle.
Illustrato da Daniele Serra, L'ombra e altri oscuri racconti si è rivelato sorprendente. Nota soprattutto per l'impegno politico e per i romanzi per l'infanzia, l'autrice inglese piace per la penna arguta e per le sequenze nitide come in un film dell'orrore. I suoi cinque racconti sono così inquietanti e romantici da sembrare un'ottima ispirazione per un'eventuale terza stagione della serie antologica di Mike Flanagan. Un gruppetto di ragazze parla di spettri e pettegolezzi dopo una serata danzante: perché non prestare ascolto all'esperienza della governante, che a casa di amici vide una figura informe fondersi con le ombre della stanza? Un marinaio cerca ospitalità presso un amico: avrà trovato la persona giusta, o si sarà imbattuto in un caso di omonimia? In visita a casa dei consuoceri, un giovane vede la fidanzata riversa in una pozza di sangue: dal momento che l'indomani è viva e vegeta, si è trattato di un incubo o di una premonizione? Un vecchio zio racconta al nipote della sua prima innamorata, incontrata al cimitero in una notte di luna piena. Un gruppo di agenti di viaggio, infine, prende alloggio in un albergo dalla fama losca: chi vorrà soggiornare nella camera numero 17, se gli ospiti sono destinati a suicidarsi? Elegantissima, affascinante, ironica, Nesbit ci guida in un mondo d'altri tempi fatto di balli, cripte, scienziati pazzi, filtri per l'immortalità, case costruite su antichi monasteri, narratori inaffidabili. La raccolta ha la favella degli antichi cantastorie e il chiarore delle lampade a olio. Cosa si muove ai margini del nostro campo visivo? Sono più spaventose le cose che vediamo, infatti, o quelle che non vediamo? L'attesa stessa di un'apparizione, di un genuino sobbalzo, creerà dipendenza fino all'ultima pagina.
Metodo scientifico e mesmerismo si sfidano nel Parassita: il racconto che non ti aspetteresti da qualcuno come Arthur Conan Doyle. Il padre del detective più famoso al mondo, infatti, aveva una passione segreta condivisa dalla maggioranza dell'élite ottocentesca: l'occulto. Come mostra la serie TV Penny Dreadul, nei salotti altolocati non erano infrequenti medium e cartomanti. Invitato a una serata di queste, un professore notoriamente scettico fa la conoscenza dell'enigmatica Miss Penclosa: originaria delle Indie Occidentali, la donna lo sfida. L'occulto esiste, e glielo dimostrerà. L'accademismo esclude in automatico l'esistenza del soprannaturale? Ha inizio così un braccio di ferro giocato tra attrazione malsana e strenua resistenza. Ipnotizzato, il protagonista scoprirà che lo stato di trance perduta anche in altri contesti e stimola, inoltre, i suoi lati più oscuri. Al centro di un deperimento fisico e psicologico, rischierà di perdere la cattedra, l'onore e l'amore. Alla mercé di una fattucchiera che lo manovra alla stregua di una marionetta. Intrappolato nella fitta rete della suggestione, neanche il lettore non ha scampo. Questo racconto – sofisticato, complesso e pungente: peccato per la risoluzione, non all'altezza del genio di Sherlock Holmes – è il diario di un'inquietudine dove il narratore prende nota giorno per giorno della sua perdita di controllo; della sua lucidità destinata sempre più a scemare. Sia per la struttura sia per i risvolti psicologici, gli amanti di Bram Stoker non potranno far altro che pensare a Dracula: il principe delle tenebre che traviava gli uomini tutti d'un pezzo, sabotava i matrimoni annunciati, abitava i pensieri e le esistenze delle vittime. Come il supremo dei parassiti, il più inscalfibile.