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sabato 22 febbraio 2020

Mr. Ciak: Yesterday, Blinded By the Light, Last Christmas e altri feel-good movies

Cosa succederebbe se in seguito a un blackout ci svegliassimo tutti in un mondo senza Beatles? Soltanto un cantante di belle speranze sembra tenere a mente le migliori canzoni del quartetto. Perché non spacciarle per proprie pur di ottenere la spasimata notorietà? Dirige Danny Boyle. Scrive Richard Curtis, di solito in equilibrio tra romanticismo e magia. L’idea alla base, semplice e brillante, purtroppo si rivela uno specchietto per le allodole: con uno spunto presto accantonato – pensate a quanti equivoci e alla portata del potenziale comico, se nel frattempo sono sparite anche le sigarette, gli Oasis, la saga di Harry Potter –, per parlare della solita scelta tra successo e amore; con uno sviluppo telefonato e un finale stucchevole. A sorprendere sono soltanto la regia, sottotono alle prese con la leggerezza del genere, e una cotta improvvisa per una Lily James splendida come non mai. Passato in sordina e al centro di slittamenti contini, Yesterday aveva tutto – la colonna sonora da cantare a squarciagola, la sceneggiatura di una firma amatissima – per diventare il film del cuore. Invece gli si vuol bene, per poi scordarlo l’indomani. (6)

Un altro ragazzo prigioniero della vita di provincia. Un altro straniero, questa volta pachistano. Altra musica: non i Beatles ma il Boss a salvare il nostro eroe da tempi amarissimi: una crisi economica che somiglia preoccupantemente alla nostra, da cui fuggire in maniera letterale e metaforica con le cuffiette del walkman premute nelle orecchie. Prendete l’ambientazione di Pride, aggiungete la musicalità di Sing Street. Il risultato, una tipica storia di conflitto generazionale e bullismo, con canzoni famose a far da collante, finisce più per somigliare a Un’avventura che ad Across the universe. Le colpe spettano a una scrittura e a un montaggio troppo televisivi. A toni incerti, sospesi tra il musical e la commedia adolescenziale. A una colonna sonora a puntino, che coinvolgerà soltanto i fan di Bruce Springsteen e annoierà i profani come il sottoscritto. Romanzo di formazione pretestuoso e un po’ smielato, somiglia all'invito a una festa in cui non siamo invitati. Nell’angolo, annoiati, ci limitiamo a battere il rimo con il piede. (5,5)

Siamo già nell’Inghilterra agrodolce della Brexit, diffidente verso il prossimo. La protagonista – altra aspirante cantante, altra straniera, altra fangirl: però del compianto George Michael – è una pasticciona con gravi problemi di salute e di autostima. Vittimista e disfattista, abile a rinnegare tanto origini etniche quanto sogni, sfoggia un sorriso forzato in un negozio di articoli natalizi. Fino all’arrivo di un ragazzo misterioso, che si muove a passo di danza e salta fuori sempre all’improvviso. Meno sbrilluccicante e brioso del previsto, per fortuna anche meno stucchevole, Last Christmas funziona come percorso di maturazione di una convincente Emilia Clarke e trampolino di lancio per il bel Henry Golden, già visto in Crazy Rich Asians, con tanto di colpo di scena a effetto – per quanto intuibile. La partecipazione amichevole di Michelle Yeoh ed Emma Thompson dà colore al tutto.  Commedia romantica nevosa e interraziale, con una novella Fleabag a bordo, è l’ennesima variazione sul tema del classico di Charles Dickens. Trasognata e romantica, magica il giusto, non è l’erede di Love Actually ma nemmeno un film da evitare nei pomeriggi di Canale Cinque. Odiando il Natale, sarebbe potuta andare peggio. (6,5)

Lei, annoiata da un matrimonio lungo quindici anni, desidera la maternità e divide la casa con un secondo uomo: l’idolo di un marito ossessivo e distratto, la cui fama è iniziata e finita negli anni Ottanta. Il cantante in questione, nel frattempo invecchiato, ha figli sparsi nei quattro angoli del mondo e risponde con curiosità all’email di lei: non una fan ma una detrattrice, che però tra le righe lo diverte e lo seduce. Si incontrano a Londra, durante una riunione di famiglia. Si innamoreranno mica? Da uno spunto fiabesco nasce una commedia tanto verosimile da sovvertire piani e cliché. All’apparenza, infatti, è tutto sbagliato. Il triangolo sentimentale si scioglie in fretta; tra Rose Byrne ed Ethan Hawke non c’è una canonica storia d’amore, con un bimbo che scombina pure le carte in tavola. Un po’ amicizia di penna, un po’ vendetta, Juliet Naked è un delizioso colpo di fulmine con un cast di bravissimi e ritmi invidiabili. Abbondano le riflessioni sui postumi della fama, sulla genitorialità, su un passato che imprigiona. E, a sorpresa, trionfa una morale femminista, con una donna che all’occorrenza ha il coraggio di scegliere. Garantisce Nick Hornby. (7)

Fissati per quel giorno hanno entrambi appuntamenti importanti. Lui ha un colloquio presso un’università prestigiosa, lei con l’ufficio immigrazione. A farli conoscere, coincidenze o il destino? Prima la metropolitana in ritardo, poi i reciproci incontri slittati, infine una scritta sulla giacca di lei che casualmente riporta il titolo dell’ultima poesia di lui. Da un lato abbiamo un ragazzo asiatico con l’animo poetico. Dall’altro, una ragazza giamaicana affezionata alla razionalità scientifica. Belli in modo imbarazzante, passeggiano verso un amore maledetto dalle stelle – lei sarà rimpatriata il giorno successivo. Boy meets girl di quelli che piacciono a me, freschi e puliti, con la parlantina fluente e gli hobby peculiari, è stato un successo inferiore rispetto a Noi siamo tutto, sempre della stessa autrice. Più lineare del romanzo, la trasposizione perde la sua coralità per concentrarsi sui problemi della coppia, ma non la serendipità di fondo. Melodramma metropolitano dai toni agrodolci, è un inno agli instant-love e alla città di New York; un Prima dell’alba al tempo di Donald Trump. Forse il vero antagonista nelle relazioni a distanza nei film sentimentali di oggi. L’anima gemella si fermerà davanti alle sue leggi, ai suoi muri? (7)

È una fiaba a lieto fine. Una commedia romantica a ruoli invertiti, che nella trama somiglia vagamente a una stagione di Scandal in salsa scollacciata. Nonostante la durata eccessiva e qualche inutile volgarità di troppo, Non succede ma se succede sta discretamente al passo fra femminismo, scandali sessuali, battute sui multiversi Marvel e le serie HBO da guardare in binge watching. L’intreccio, consolidatissimo, parla di opposti che si attraggono e di una strana coppia di innamorati: in realtà, la sola ragion d'essere di una pellicola godibile ma poco memorabile. Seth Rogen e Charlize Theron sono infatti ottimi e affiatati. A ben vedere, neanche troppo male assortiti: lui fa la sua bella figura in smoking; lei rinuncia all’aura da diva per un ruolo leggerissimo, che a sorpresa ne mette in risalto gli sconosciuti tempi comici. Avrebbero comunque il mio voto. Questa è la politica che piace a noi profani. È la favola che noi maschietti sogniamo. È un’altra stupida commedia americana, sì, ma con un duo che fa straordinariamente sul serio. (6,5)

Potrebbe fare da anonima spalla comica alla protagonista carina di un film qualsiasi: felicemente in sovrappeso, sopra le righe. Ma Brittany beve, fa sesso occasionale, si trascura con amicizie e lavori non all’altezza. Bisogna perdere venti chili per trovare la giusta leggerezza. Non ne va soltanto del look, ma della salute. Ispirato a una storia vera, Brittany non si ferma più è una commedia sulla forza dell’ostinazione. Jillian Bell, all’apparenza novella Rebel Wilson, regala infatti un’interpretazione bellissima in una fiaba energica e propositiva, sbucata a tratti da un episodio di Modern Love. A fare la differenza è proprio la caratterizzazione di una protagonista non sempre amabile, ma per questo profondamente umana, che ha paura dei chili che tornano; dell’ansia da prestazione; del confronto con il prossimo; dei traguardi che slittano. Ora esilarante, ora patetica, ma sempre emozionante, la sua vicenda è una seduta di cardiofitness. Fa bene alle arterie intasate, e al cuore. (7)

È la storia vera della wrestler Paige, ma sembra una fiaba scritta a tavolina. Ecco una Cenerentola sul ring, mai messa al tappeto. Da sfigatella a campionessa: senza vie intermedie, senza allenamenti, senza muscoli o fatica. La lanciatissima Florence Pugh, somigliante all’originale ma sprovvista del fisico adatto al ruolo, è qui al centro di fatiche unicamente psicologiche: l’acredine con il fratello maggiore, suo beniamino tagliato fuori dalla competizione all'ultimo; le aspettative dei genitori; la competizione con le altre campionesse, al contrario di Paige sbucate da una rivista di moda. Non mancano i figuranti graditi – Headey e Frost –, né i cameo che mi hanno fatto tornare all’epoca in cui il wrestling lo seguivo. Oltre al look rock ‘n’ roll, nella biografia di Paige, c’era ben più da indagare: uno scandalo sessuale a cui si allude soltanto in una battuta; l’infortunio che brucerà prestissimo la sua carriera. Gli si preferisce il lieto fine. Con un bel cast, un bell’umorismo nella prima parte e una trasferta, a metà, dove si perdono la grinta e l’interesse. Colpa della fama, che dà alla testa. Colpa della banalizzazione dell’orgoglio femminile, al tempo dell’intrattenimento per famiglie. (6)

19 commenti:

  1. Alcuni da vedere, tuttavia uno ho già visto, ed è l'ultimo, che mi ha sorpreso positivamente, capace anche di emozionare ;)

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  2. Yesterday mi attira da quando ho visto il trailer, senza però mai trovare l'occasione giusta per vedermelo tutto. Però... potrebbe essere uno dei primi film che recupererò, quando mi trasferirò a casa. Abbassando un po' le aspettative, e godermelo per quello che è :)

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    1. Io, purtroppo, di aspettative ne avevo moltissime. Amo Curtis, Boyle, i Beatles. La combinazione non è memorabile, però fa sorridere e stare bene. Ogni tanto, ci vuole!

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  3. Yesterday e Last Christmas sembrano davvero molto carini ☺️☺️

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  4. Yesterday anche per me è un potenziale cult mancato. Carino caruccio, ma ahinoi dimenticabile.

    Last Christmas già meglio. Pure io non sono un fan del Natale e dei film sul Natale, ma questo riesce a essere non troppo natalizio nel suo essere natalizio. Mi sono spiegato, vero? XD

    Juliet, Naked è piaciuto pure a me. Nick Hornby, così come Emilia Clarke in Last Christmas, d'altra parte vincono facile con me. :)

    Il sole è anche una stella invece è filato liscio, ma non è che mi abbia convinto in pieno.

    Brittany non si ferma più invece l'ho detestato. Sta tipa volevo proprio fermarla. :)

    Piaciuto molto - e molto a sorpresa - il filmazzo fordiano sulla wrestler.

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    1. Povera Brittany. Pensa che nella sera giusta, o forse in quella sbagliata, mi ha fatto pure scendere una lacrima. Boh. Saranno i fantasmi dei chili passati a parlare?

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  5. Come sai a me Yesterday ha emozionato molto, ma forse ci ho messo tanto del vissuto di questi ultimi mesi.
    Concordo in pieno, invece, su Fighting with my family: avendo seguito praticamente tutta la carriera di Paige, è stato tutto molto confezionato e reso "family friendly" soprattutto nella seconda parte. Peccato.

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    1. Avevo mio fratello, per fortuna, a dirmi nel mentre che dato il personaggio di Paige potevano tirare fuori qualcosa di molto meglio...

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  6. Potevi anche titolare questo Mr. Ciak con "Le commedie leggere che piacciono a Lisa" ;)
    Anche se, c'è da ammetterlo, qua e là c'è pure troppa leggerezza, come Yesterday, la delusione più forte dello scorso anno perché avevo tutto -lo spunto, la regia, le penna- per essere meraviglioso.

    Sono stata più indulgente con Last Christmas -che potrebbe essere un mio nuovo classico, al fianco di Elf e Sballati per le feste- e Blinded by the Light -complici le canzoni del Boss, che ho iniziato ad amare.

    Brittany e la coppia Theron-Rogen mi hanno entusiasmato meno, colpa delle aspettative e di una scrittura discontinua. Mentre continuo a rimanere restia verso il wrestling e The sun is also a star, troppo mieloso, troppo giovanile per me?

    Con Juliet, Naked si è rinforzato il mio amore per Ethan, è nato quello per la Byrne.

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    1. Secondo me potresti incastrare da qualche parte Il sole è anche una stella. Molto patinato, tutto bello, tutti belli, però è il tipo di commedia che noi piace. E personalmente, non ne vedevo da un po'.

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  7. Ne ho visti solo un paio, non è proprio il mio genere.
    Ho trovato Yesterday adorabile, anche per i ricordi richiamati della vicina vacanza a Liverpool; un po' più sciocchino Non succede ma... se succede, ma io amo Rogen quindi me lo sono fatta andare bene :D

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    1. Troppe parolacce, a volte inutili, ma Rogen lo amo moltissimo anche io.

      Perché le parolacce mi fanno ridere!

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  8. Ho visto solo Yesterday e mi è piaciuto nella sua leggerezza (avevo appena visto Dark Phoenix, fai te)

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  9. Ho visto solamente Yesterday e Una famiglia al tappeto.

    Yesterday carino, ma nulla di più, poi io purtroppo detesto i Beatles (ecco, ora prendetemi pure a cafuddate, ma non rinnegherò il mio credo) e l'unica scena musicale che mi ha soddisfatto è quella in cui viene cantata Hey Jude, però come film l'ho trovato soddisfacente.

    Una famiglia al tappeto invece mi è piaciuto molto di più, divertente e piacevole in tutta la sua durata, ma in certi punti anche piuttosto serio. La storia della carriera di Paige, soprattutto da quando entra nella WWE, non è poi così tanto vera, anzi, è molto molto romanzata. Non ho particolarmente apprezzato il fatto che il match in cui poi lei conquistò il titolo venga fatto passare come una cosa reale e non come un risultato scritto a tavolino, fa sembrare tutto più una fiaba, come dici tu...

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