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sabato 16 dicembre 2017

Recensione: La più amata, di Teresa Ciabatti

| La più amata, di Teresa Ciabatti. Mondadori, € 18, pp. 218 |

Lì per lì erano le geometrie ipnotiche della foto in copertina. Poi quel Premio Strega mancato per un soffio, pare. Infine la sconfitta in favore del mio preferito in gara, il rude ma dolce Cognetti, che sul Corriere della sera aveva ispirato all'autrice tagliata fuori dal carro dei vincitori il resoconto schietto, umano, amaro di un fallimento: l'ennesimo. Perché Teresa Ciabatti, quarantaquattro anni, scrive più e più volte di sentirsi una fallita. Mai parte di niente, taglia i ponti e getta diserbante attorno, inventa scuse e impegni per non accompagnare a scuola la sua unica figlia mano nella mano. Ha sceneggiato diversi film italiani, e ne rinnega un paio dicendo si tratti di semplice omonimia – parlo dei mocciani Tre metri sopra il cielo Ho voglia di te, sì. Ha scritto in precedenza di ragazzine viziate, enfant prodige aspiranti e famiglie disfunzionali – ispirata al suo esordio per Einaudi la commedia di Carlo Virzì, L'estate del mio primo bacio, che all'inizio alla cieca ho istintivamente associato alle ville con piscina e alle capricciose rimostranze della Più amata. Filo conduttore di tutti i romanzi, la vita dell'autrice e i suoi proverbiali panni sporchi. Lavati in pubblico qui, per amore di onestà, sotto gli occhi di lettori un po' voyeur. Per venire a capo del mistero di una vita irrisolta; di un declassamento economico e sentimentale che, durante l'adolescenza, l'ha condannata a rinunciare alla casa più lussuosa dell'Argentario per un buco ai Parioli.

Eppure ricordo anche i momenti di pace, perché c'erano, ci sono stati. Io ricordo i momenti in cui eravamo una famiglia felice.

Nella provincia toscana dei primi anni Ottanta i cognomi sono status symbol. Quello di Teresa e del suo gemello fa prostrare tutta la regione in adorazione. I Ciabatti hanno lingotti d'oro nel cassetto delle mutande, lo staff medico come lacchè e baby sitter, la pazza idea che ci sia del petrolio in Maremma. Tutti i meriti al patriarca, Lorenzo. Chi era davvero e, soprattutto, chi era lo sconosciuto armato che l'ha sequestato per un giorno e basta? Essere sua figlia, impara la protagonista, più aprirti tutte le porte: non sarò mai povera, afferma, né sola. Peccato che gli amici del paese non vogliano lei, ma ciò che rappresenta. Peccato che suo padre – irresistibile bugiardo, traditore, potente burattinaio della storia d'Italia – nasconda una pistola, conti bancari segreti e un'altra vita. Deve averlo capito per forza di cose la moglie esiliata, Francesca, che abbandona il lavoro di anestesista per farlo contento e si ammala di depressione, dormendo a lungo: si procura così il livore della figlia femmina, che la accusa di averli portati troppo lontano da un mondo di privilegi. In salvo.

Ballerina, attrice, conduttrice tv. [...] Ballerina, presidente della Repubblica, il primo presidente donna, santa. Santa Teresa di Orbetello: eccomi, eterea evanescente, incedere sulla spiaggia fino al mare, e non fermarmi, proseguire sull'acqua, camminare sulle acque, con tutti a fare oh, a mormorare: lo sapevo che era speciale. Sono speciale, sì.

Fuori da Orbetello, una Teresa cresciuta nella bambagia – la stessa che ha fatto dell'ostentazione, dei vestiti pacchiani e dei fiocchi dappertutto uno stile di vita – scopre il sesso, l'invidia e la bellezza altrui. Mangia per noia, per dimenticare, e ingrassando rinuncia al sogno del tutù – può sempre ambire alla conduzione di un programma in prima serata, alla presidenza o perfino alla beatificazione però. Non esiste tenerezza. In casa sua tutto ha un prezzo e un doppio fondo: un lato nascosto. C'è del marcio. Come con quella piscina profonda, bellissima, che sotto cela un nascondiglio: un bunker per sfuggire, ma a chi? Ammiccante, egocentrica, forse amata ma tutt'altro che amabile, l'erede dei Ciabatti coltiva nel tempo libero fantasie di stupro e rapimento se in cerca di attenzione; inscena un melodrammatico suicidio ingollando dodici aspirine; minaccia a ogni torto subito di mettere in allerta il Telefono Azzurro.

Se mi guardo indietro, se guardo alla bambina che piroettava sul palco del Supercinema – filosofo, attrice, ministro – posso dire di aver fallito. Sono una fallita di mezza età con una prospettiva di successo che diminuisce anno in anno, ce la farò – a trentun anni – ho ancora qualche possibilità – mi rincuoro a quaranta – non ce la farò mai – mi arrendo a quarantaquattro, riscopritemi postuma.

I ricordi vanno e vengono nell'ordine che preferiscono. Gli epiteti sono di quelli esagerati e immodesti. La Ciabatti parla di sé, e spesso malissimo. Con tanta autocritica e un'onestà contundente che, in definitiva, ha saputo conquistarmi più di uno stile frammentario che ha aneddoti ma non discorsi diretti. Fa antipatia e tenerezza, questa biografia fra fantasia e rievocazione disperatamente in cerca del bandolo della matassa. Di un alibi per giustificare i difetti, i meccanismi di difesa e i lati oscuri di una persona che non sa ancora far pace con il proprio cuore. Questa insopportabile primadonna di mezza età a cui verrebbe da dire ora sta' zitta, ora tranquilla, ché ti ascolto io. Raccontarsi sul lettino dell'analista, perciò, rintracciando al solito in famiglia i germogli del mal di vivere. Scoprendo, per ironia della sorte, che non le appartiene nemmeno questa storia: lei testimone involontaria, altri gli artefici. Come diventare grandi nonostante la confortevole prigione di una campana di vetro? A dispetto di quell'amore bugiardo, e di quel padre che dei bugiardi era il Professore?
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Nada – Amore Disperato

10 commenti:

  1. La presentazione a cui ho assistito mi ha incuriosita, perché l'autrice stessa parla di "autofiction", facendomi venire in mente una Bellocchio letta un paio di anni fa che mi aveva colpita molto.
    Mia madre ha finito di leggerlo da poco, io credo che attenderò l'anno nuovo per dargli un'occhiata ma, nonostante tutto, la curiosità c'è.

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    1. Ragionevolissima, la curiosità. Queste storie un po' vere un po' inventante ne suscitano sempre - mi viene in mente la De Vigan, con quel thriller particolarissimo che è Da una storia vera. Leggi e dicci, poi.

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  2. Solitamente non amo i romanzi dallo stile "nevrotico", ma devo dire che questo mi ha veramente colpita. Sarà la mezza età (mia e della Ciabatti), sarà lo struggente bisogno di capire la figura paterna, ma il messaggio mi è arrivato forte e chiaro. Malgrado uno stile lontano dalla mia comfort zone. Bellissima recensione, come sempre.

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    1. Grazie, Tessa! Umanamente, la Ciabatti mi è piaciuta tanto. Ci vuole coraggio a mettersi in gioco in prima persona, a spogliarsi così - vestendosi, magari, di qualche bugia in nome del classico amor di finzione, chi può dirlo. Stilisticamente, però, credo che i suoi fiumi di parole (interessanti, a questo giro) non facciano al caso mio, no.

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  3. Avevo letto un'intervista ai tempi dello Strega e troppa simpatia non mi aveva fatto. Scoprirò Cognetti, però, non fra le montagne ma tra vestiti neri, sotto tuo consiglio ovviamente ;)

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    1. Simpatica non dev'essere - ovviamente giduchiamo tutti la narratrice, non l'essere umano, ma qui le due cose sembrano inscindibili - però mi meraviglia, mi piace, il fatto che per tutto il tempo dica: questa sono io. Una bambina viziatissima, una donna anaffettiva, e non voglio spacciarmi per altro. Prendere o lasciare.
      Le persone schiette, nude e crude, mi piacciono con poco più di quelle simpatiche a tutti (e che noia). Ma Cognetti, sia ad alta quota, sia vestito di nero, è un'altra storia. ;)

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    2. Ecco, il mio pensiero racchiuso nelle tue parola. Scusa se mi infilo qui, ma mi piace quello che hai scritto. Cognetti è un'altra storia, ma al pari della Ciabatti non la mia, ma onore al merito. Ciao da Lea

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    3. Ciao Lea!
      Ah, no, neanche la mia. Che le amicizie al maschile le ho imparate a conoscere quest'anno, e anche un po' le montagne. Però mi piace la sua voce, quello che dice, e alla pancia non si comanda. Senza nulla togliere alla Ciabatti. :)

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  4. Con le storie adolescenziali ambientate negli anni '80 si va sempre sul sicuro. Anche se mi pare di capire che qua non siamo proprio dalle parti di Goonies e Stranger Things vari e la narratrice potrebbe non essere la persona più simpatica del mondo... :)

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    1. Ah, no, lei mangia Demogorgoni e caviale a colazione. :)

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