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lunedì 28 gennaio 2019

Recensione: Unastoria, di Gipi

| Unastoria, di Gipi. La biblioteca della Repubblica. Coconino Press, € 10, pp. 126 |

Si chiama Silvano Landi, ha cinquant'anni e il suo nome forse potrebbe farti accendere la proverbiale lampadina. Scrittore affermato, sempre all'inseguimento dell'idea vincente, un giorno è stato trovato in spiaggia rannicchiato su se stesso e in stato confusionale. Degente in un ospedale psichiatrico, per il bene suo e soprattutto per quello degli altri, adesso farnetica senza posa di una stazione di servizio e di un grande albero dai rami spogli. Nella sua testa si affollano così le sensazioni, i flashback dolorosi, le immagini di un'altra vita. La follia, sin dall'origine dei tempi tutt'uno con le arti grafiche, sulla carta trova spazio vitale e colori vorticosi. Trova un senso, anche se all'inizio sembra sfuggire. A pagine alterne, infatti, leggiamo di un altro uomo, suo nonno: giovane soldato mandato in avanscoperta da superiori sprezzanti del pericolo, che sotto il fuoco incrociato del nemico tedesco trova riparo all'ombra di un albero isolato – un miracolo, in un conflitto che guarda caso ha reso tutto cenere – e pensa intanto a come sarà riabbracciare la moglie Teresa, a cosa fare per le ferite profonde dell'amico Luca.

Malevola è la nostra natura, quanto amorevolmente protettiva è la nostra cecità.

Non mancano le digressioni curiose e gli sprazzi surreali – una baronessa capricciosa e annoiata che desiderava armi più letali in guerre lampo, lacrime copiose che hanno plasmato goccia a goccia i volti dei primi uomini della Creazione – e ritornano immancabilmente i temi cari del pacifismo e dell'eterna incomprensione di cui sono vittima gli animi sensibili. Acclamato all'unisono come suo capolavoro e candidato al premio Strega, Unastoria appare più degno di meraviglia ma meno immediato di S., altro flusso di coscienza tipicamente autoriale che dalla sua, però, aveva un carico emozionale superiore a questo. Semiautobiografico, come ho scoperto spulciando le interviste e la bibliografia di un dolcissimo Gipi spesso in crisi d'identità; costruito meglio, vero, ma anche costruito di più. Le storie, a dispetto del titolo, in verità sono proprio due. Non si toccano mai, ambientate in epoche diverse. Ma si sovrappongono, si scontrano, si rubano la scena. Per la prima volta, a sorpresa, mi scopro del tutto impossibilitato a parlarvi della trama e dei singoli personaggi, tanto complessa è l'esperienza della lettura, tanto parola e colore compongono un inscindibile e lisergico tutt'uno.

Mi chiedo, amore... Da dove viene questo chiarore? Non dalle stelle che son troppo lontane. Non dalla luna, assente. Viene dai nostri desideri, forse? Che siano i nostri cuori, le speranze, a illuminare il cielo? O le nostre famiglie? Le loro preghiere. I nostri bambini. Tu.

Frammentaria, a metà strada fra la confusione da antidepressivi e la magia dei sogni che l'indomani scordi amaramente al risveglio, questa graphic novel è il soggiorno scomodo nella mente di un professionista sul ciglio del baratro. Uno scrittore che scivola, cade in una tavolozza ricchissima e si riscopre, infine, nelle orme lasciate sulla tela un tempo bianca. Padre distratto e marito anaffettivo, Landi testimonia quanto sia solitario e infido il lavoro del narratore e lentamente viene a patti con i demoni del successo. Con le mani sporche di sangue dell'antenato. Con i propri ricordi. Insieme a lui, sempre a un bivio, sempre in armi contro se stesso, c'è il nonno partigiano. Uno in un reparto psichiatrico, l'altro in trincea. Disposti a fare carte false, a fingersi guariti, pur di perdonarsi. Quanti compromessi, quanti passi falsi, quanti errori siamo disposti a commettere pur di tornare a casa sulle nostre gambe? Tutto – tutto l'egoismo, tutta l'umanità del mondo – pur di alzarci, guardarci allo specchio contando fra disgusto e fierezza le rughe d'espressione e con un moto di amore improvviso, in corner, scoprirsi “mica male”.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Gino Paoli – Il cielo in una stanza

6 commenti:

  1. Ciao :) Non ho mai letto nulla di Gipi anche se ho sempre voluto recuperare i suoi libri. Devo ammettere che questo mi ispira particolarmente :)

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    1. Ciao, Gaia! Per conoscerlo meglio, essendo questo titolo molto particolare, ti consiglierei però di partire da qualcosa di meno sperimentale. Magari La terra dei figli (in realtà l'ultima graphic novel firmata da lui fino a oggi), che ha aperto proprio la collana della Biblioteca della Repubblica. :)

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  2. Un altro Gipi da mettere in conto, ma ora che si sono accumulati fa più paura ordinare e lasciare un rene a Repubblica. Mi consolo con ZeroCalcare, in lettura.

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    1. Da provare, senza scuse, anche ZeroCalcare. Non pensavo, ma mi sono abituato in fretta al formato fumetto.
      Da amante dell'arte, scommetto che adoreresti Unastoria. Di pancia, però, ti consiglierei il sottovalutato S. senza battere ciglio. ;)

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  3. Se è ancora meno immediato dell'altro, mi sa che non è il titolo migliore per approcciarmi al mondo delle graphic novel del Gipi...

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