Pagine

lunedì 18 gennaio 2016

Recensione a basso costo: Le luci nelle case degli altri, di Chiara Gamberale

Vorrei che nei momenti di disperazione non ti venga in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri: dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male.

Titolo: Le luci nelle case degli altri
Autrice: Chiara Gamberale
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 392
Prezzo: € 9,90
Sinossi: Mandorla è la bambina felice di una ragazza madre piena di fantasia. Maria, la mamma, lavora come amministratrice d'immobili e ha lo speciale dono di trasformare ogni riunione condominiale in toccanti sedute di terapia di gruppo... Quando un tristissimo giorno Maria muore cadendo dal motorino, i condomini di via Grotta Perfetta 315, quelli che più le volevano bene, scoprono da una lettera che proprio nel loro stabile la piccola Mandorla è stata concepita... ma su chi sia il padre, la lettera tace. Proprio perché con tutti Maria sapeva instaurare un legame intenso, nessun uomo tra i condomini si sente sollevato agli occhi degli altri dal sospetto di essere il padre di Mandorla. È così che verrà presa la decisione di non fare il test del DNA su Mandorla, e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. È questo il fatale presupposto di una commedia umana che, con l'alibi del paradosso, in realtà ci chiama in causa tutti. E mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s'innamora, cerca suo padre e se stessa, ci si avventura con lei verso rivelazioni luminose e rivelazioni scomode, si assiste a nuove unioni e a separazioni necessarie. L'autrice costruisce attorno al cuore pulsante della sua protagonista un romanzo corale dove i grandi archetipi si mescolano agli struggimenti contemporanei, la verità e la menzogna cambiano continuamente di segno per dare vita a una voce fresca e profonda, che condurrà, fiduciosa soprattutto dei suoi dubbi, verso un finale sorprendente.
                                              La recensione
Viviamo tutti all'oscuro di qualcosa che ci riguarda. Di solito non ci sto tanto appresso, agli autori superpubblicizzati e ai casi editoriali. Figuriamoci se lo scrittore – scrittrice, in questo caso – attira su di sé attenzioni indesiderate: immancabili le scaramucce, quanto il tuo libro vende e tu sei ospite ricorrente in tivù. Non pensavo, dunque, che Chiara Gamberale potesse piacermi così tanto, e non per partito preso ma perché amo di mio le storie più dure, gli stili ruvidi al tatto, ma il 2014 – possibile, mamma mia, che siano trascorsi già due anni? - aveva smentito alla grande le mie supposizioni. Ci sono cose che, a pelle, non mi convincono. Sono istintivo, testardo, odio cambiare idea. C'era però questa Chiara, contenta per natura e mica così disimpegnata, che mi aveva rimbeccato con un sorriso soddisfatto sulle labbra: vedi che sono in gamba?, te l'avevo detto, io. E Chiara, una di quelle rare autrici a cui mi rivolgo per nome e non per cognome scrivendone, era in gamba sì, e tanto solare. Cosa aveva in comune con me, tipo pensieroso e cupo per forza di cose? Mi ero accorto, tra un libro e l'altro, che facevamo gli stessi stupidi pensieri impossibili. Quando Quattro etti d'amore, grazie prendeva polvere da un po' sul mio comodino, entrambi fantasticavamo sul contenuto dei carrelli della gente in fila alla cassa e pensavamo di trovare tutto quello che cercavamo – ma cosa cercavamo, poi? - sul ripiano più alto dello scaffale. Per dieci minuti, esperimento sociale dal piglio ironico e dal contenuto autobiografico, ci voleva alle prese con cose mai fatte prima; e se sbagliavamo, nessuno se la prendeva granché. In L'amore quando c'era, un racconto da leggere alla fermata del bus, ci convincevamo invece che i rapporti sentimentali, a lungo andare, vadano a male e in Arrivano i pagliacci, forse il mio preferito, vincevamo la timidezza davanti alle storie (e alle stanze) dei nostri eventuali locatori. In Le luci nelle case degli altri, sin dal titolo, tracce miracolose di un giochetto che facevo da bambino. Affacciato al balcone, mi domandavo come vivessero quelli del palazzo di fronte: invidiavo loro l'albero di Natale meglio decorato, l'odore di arrosto quando invece mamma aveva preparato una tristissima minestra. Perfino le loro piccole liti ad alta voce, sapete, mi rassicuravano. Allora, c'era poco da invidiarli; di quelle, avevamo già le nostre in abbondanza. Come quando di un autore leggi il grosso in una volta sola e hai paura che possa venirti a noia, però, la Gamberale non l'ho riletta per un anno intero. Anche se c'era il proposito e anche se questo romanzo qui m'ispirava molto più di altri. Incartato, regalato, l'ho ricevuto in un periodo di festeggiamenti e mal di stomaco, ma ho preferito aspettare gennaio. Sempre a pelle – e, lo ripeto, i pizzichii, i pruriti e le premonizioni della mia epidermide sono un sesto senso che di rado fa cilecca -, mi parlava di nuovi inizi. E dell'infanzia di Mandorla, figlia della portinaia di un condominio di periferia, che si ritrova con una lettera commovente e sgrammaticata tra le mani e lo status di orfana. Un incidente in motorino, mamma Maria che cade ma non sa volare e una notizia bomba che rotola tra i condomini, durante la lettura del testamento: Mandorla è frutto di una notte di passione consumata nell'ex lavatoio, figlia di uno dei presenti. Non si fanno nomi, però, e tanto grande è la paura che quella bomba possa fare danni, rovinare una delle cinque rispettabilisse famiglie, che di comune accordo si decide di allevare la piccola tutti assieme, un po' per ciascuno. Mandorla si racconta in flashback disordinati, adesso che è maggiorenne. In gattabuia per un equivoco e un mezzo crimine d'amore, si domanda se sia giunto il caso di procedere con il test del DNA oppure no. Fare chiarezza e, con all'orizzonte una nottata che non vuole passare, lasciarsi andare a pronostici, desideri, ricordi favolosi. Chi vorrebbe, in cuor suo, fosse il padre biologico? Nel mio caso, curiosità e entusiasmo hanno seguito l'andamento di un'altalena nel vento. 
Non amo i racconti, si sa, e Le luci nelle case degli altri, anche se compatto e scritto d'un fiato, ha la vaga struttura di una raccolta di novelle. Tina, maestra di scuola in pensione e zitella per sempre, ha il citofono che suona ogni due per tre, un'esistenza triste e un salotto che si anima per le visite di misteriosi ospiti notturni; Samuele e Caterina Grò, lui aspirante regista d'avanguardia e lei avvocato di grido, hanno in mezzo a loro un neonato che piange e l'ombra di una scappatella imperdonabile; Paolo e Michelangelo, coppia omosessuale e emblema di una nuova normalità, erano in grande intimità con la portinaia scomparsa: quanto?; Lorenzo e Lidia, lo scrittore e la speaker radiofonica, sanno che l'amore non è bello se non è litigarello; l'ingegnere Barilla e consorte, genitori della ribelle Giulia e del bel Matteo, sono l'immagine sputata dell'equilibrio e fonte di dubbi amletici. Mandorla ama Matteo, ma Matteo ama Mandorla? E se dovessero scoprirsi fratellastri, sai che tragedia! Alcune vincende inevitabilmente fanno breccia – quella della disperata signorina Polidoro, ad esempio, o dell'incompreso Samuele, a cui Hollywood ha rubato lo spunto per Pretty Woman – e altre si tollerano appena – al quarto piano, si chiacchiera un filino troppo per i miei gusti. Tipici rischi dei romanzi affollati, dei cori, in cui può esserci un figurante che non ti appare utile o, nell'armonia, una voce che non si amalgama al resto. Le luci nelle case degli altri si apre con una piccola illustrazione – a pagina uno, proprio un abbozzo di Via Grotta Perfetta 315 – e capitoli rapidissimi che riassumono lo sfortunato incidente dell'amichevole Maria, l'arrivo della notizia nel condominio, i telefoni che squillano a catena e il piano bizzarro di partecipare collettivamente all'educazione della piccola. 
Mandorla ha così svariate famiglie ma nessun parente di sangue, una sensibilità unica nel suo genere e qualche problema a socializzare con i suoi coetanei: per non scontentare i suoi cinque papà e le sue cinque mamme – a lungo, però, penserà di essere figlia di un astronauta in missione sulla luna – ha messo su un guardaroba variopinto, una maschera di ingenuità, abitudini stranissime. Il romanzo più noto di Chiara è una commedia onirica e dal gusto parigino, dalla struttura perfettamente suddivisa e dallo stile farsesco, confidenziale, singolare. Ha il fare trasognato di Amèlie Poulain, la sua testra tra le nuvole, e un non so che di L'eleganza del riccio. A volte è un flusso di coscienza spruzzato di giallo, altre un'osservazione candida e arguta sui rapporti interpersonali e le imprevedibili coincidenze della vita. E sempre, alla fine dei capitoli, c'è ad attenderci una filastrocca di Mandorla; un'invocazione profana che ha lo stesso spirito della lettera tenerissima firmata da sua madre, all'indomani del parto. Mandorla è nata settimina, ecco perché già il nome la descrive come piccola e indifesa, e dinanzi a talune situazioni non sa come reagire. Desiderarsi, quindi, una tendina, uno striscione del gay pride, un comune libro di algebra... Un oggetto d'arredo qualsiasi per sentirsi parte, e per davvero, questa volta, di una casa con tutti i sacri crismi. Vestita di mille colori e mille tessuti, come uno spaventapasseri, la narratice si rivolge nelle sue preghiere della buonanotte a oggetti inanimati, ha paura di un famigerato spacciatore che un tempo si dice bighellonasse per il quartiere e, come una spugna, assorbe il necessario dagli adulti che, a periodi alterni, le danno il benvenuto sull'uscio di casa. Senza pregiudizi, Mandorla prende da loro il meglio - e, vuoi o non vuoi, il peggio. Se l'erba del vicino è sempre più verde, saranno forse sempre più luminose e avvolgenti le luci nelle case degli altri? Esistono i buoni, i cattivi, i talismani e, soprattutto, le famiglie come nella pubblicità del Mulino Bianco? Cinque piani senza ascensore, cinque storie. E la loro carissima Mandorla, che poi è anche un po' nostra, come costante e posto aggiunto a tavola. 
Il mio voto: ★★★½ 
Il mio consiglio musicale: Abba – Mamma Mia

36 commenti:

  1. La Gamberale è ancora una delle poche autrici italiane molto famose di cui non ho letto niente. Per alcune cose mi attrae, per altre mi respinge. Chissà, magari prima o poi...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me, devi provare. Io la trovo rilassantissima, ma onesta e un po' profonda. Nelle sue riflessioni, mi ci rispecchio spesso. E, intanto, attendo che fabbraio mi porti il nuovo romanzo. ;)

      Elimina
  2. Questo libro mi era piaciuto molto poi avevo letto Per dieci minuti e quello che ha scritto con Gramellini e sono rimasta molto delusa. Non li trovo all'altezza di questo. Quattro etti mi manca invece!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quattro etti d'amore, ma soprattutto Arrivano i pagliacci, sono più maturi e complessi senz'altro. Per dieci minuti, letto sotto esame, mi aveva molto alleggerito il cuore, ma quello con Gramellini - colpa di Gramellini però - non era piaciuto granché neanche al sottoscritto. :)

      Elimina
    2. E' buono quello dei pagliacci? A me effettivamente 4 etti d'amore era piaciuto, sempre rimanendo in ambito commercial-intrattenitivo.

      Elimina
    3. Sì, Arrivano i pagliacci è carino e ha una protagonista, Allegra, di cui ricordo nome e caratteristiche senza sbirciare. Caso raro!

      Elimina
  3. L'ho acquistato credo più di un anno fa...l'unico della Gamberale che campeggia nella mia libreria, per cui il mio approccio alla sua scrittura partirà proprio da questo libro. Anch'io sono rimasta colpita dal titolo, ancora oggi mi capita di essere attratta da una finestra accesa, da una cancellata chiusa, da un portone colorato, di chiedermi che vite scorrono dietro...soprattutto quando visito posti nuovi :) Buon inizio settimana!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, Stefania, buon inizio settimana anche a te. Quando lo leggerai, passerò a sapere cosa ne pensi, allora. ;)

      Elimina
  4. Pensa che la mia copia aspetta da più di un anno sul comodino. Me la rigiro tra le mani, ma non oso mai iniziarla. L'idea della morte di un genitore, in questi mesi, mi sembra poco appropriata al mio umore. E con Per Dieci minuti la Gamberale mi ha coinvolta fin troppo, mentre L'amore quando c'era mi ha fatto arrabbiare. Insomma, questa Chiara colpisce nel segno, di solito, nel bene e nel male. Prima o poi lo leggerò anche io.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La storia di Mandorla, effettivamente, ha un inizio tragico, ma la leggerezza è sempre di casa. Se conosci la Gamberale, immagini già. :)

      Elimina
  5. Avevo questo libro da tanto tempo. Dopo averlo finito mi sono detta, perchè non l'ho letto prima? Mi è piaciuto molto, una storia ben costruita con personaggi dai caratteri diversi. Hai nominato L'eleganza del riccio, nella mia libreria ma non l'ho letto ancora, me lo hai fatto tornare in mente...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'eleganza del riccio l'ho letto che ero piccino, e lo avevo molto apprezzato. Adesso, forse, lo capirei anche di più. Chissà!

      Elimina
    2. Letto quando eri piccino??? Quando è stato pubblicato io lavoravo in libreria, o sei giovanissimo tu o sono io che sono decrepita!

      Elimina
    3. Lo scorso anno, ho spento ventuno candeline. Quindi no, non ero piccolissimo al tempo, ma avrò avuto tredici, quattordici anni. Comunque, non avevo ancora studio filosofia alle superiori - con scarsi risultati, nonostante la filosofia mi affascini tanto - e mi era sembrato tutto più grande di me. Ma non in senso negativo, per fortuna. Sono state le fascette del nuovo della Barbery a trarmi in inganno, ecco il "piccino": il romanzo ha sì dieci anni, ma in Italia lo abbiamo letto un po' dopo. :)

      Elimina
    4. Intanto ho fatto anche io mente locale, è stato pubblicato nove anni fa, io di candeline ne ho spente trentatré, non sono poi tante, ma tanto tempo dal mio trascorso in libreria!

      Elimina
  6. Riesce a dire cose pesanti con leggerezza, ma resta un'aura di malinconia. Mentre leggevo "Per dieci minuti" continuavo a chiedermi dove fosse finito il marito, quello vero, che poi era stato sostituito da un Peter Pan senza spessore. Ma dove finiscono le persone quando cambiano e ti lasciano dentro il vuoto, la nostalgia di qualcosa che non c'è più, anche se non sono morte?
    mah! Spero di non doverlo mai scoprire.
    Quattro etti d'amore mi è piaciuto meno, ma ugualmente mi ha fatta riflettere. A questo punto devo leggere anche "Le luci nelle case altrui". Mi fa pensare a quella canzone di Vasco, cantata dalla Mannoia "..ormai è sera/si accendono le luci dei lampioni/tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni..." Solo che essendo una persona positiva, mi fa tristezza pensare che nelle case altrui magari ci sia meno calore che nella mia.
    Grazie del suggerimento e complimenti per la prosa sempre molto fluente.
    Lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te, carissima Lea. Ma il tuo commento è anche più bello. Sono certo apprezzerai. Ah, però, a quante persone piace Chiara! Nelle altre recensioni dei suoi libri, saltava sempre fuori qualche haters. ;)

      Elimina
  7. Leggendo la tua recensione non ho potuto fare a meno di pensare a due romanzi,entrambi ambientati a Parigi.
    L'eleganza del riccio,che ho detestato ,e "Dentro c'è una strada per Parigi,tiepidamente apprezzato.
    Il libro di cui parli sono tentata di comprarlo da quando è uscito,poi la mia razionalità mi ha sempre bloccato.Non amo le storie surreali e questa sembra esserlo.
    Il titolo invece mi rimanda a un'abitudine mai persa,quella di guardare nelle case degli altri,come facevi tu da piccolo.
    Solo che io sono cresciuta da un bel po'...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma io lo faccio anche adesso. Al primo anno di università, abitavo all'ottavo piano di un palazzone senza fine. Vista esclusiva sulle case altrui. Il romanzo, comunque, è surreale, ma non troppo, sai? Straniscono le preghiere di Mandorla agli oggetti che la circondano, però il resto è tutta vita vissuta.

      Elimina
  8. Scoperta per caso con per 10 minuti, ora la Gamberale mi è entrata nel cuore proprio grazie a questo romanzo. Leggero ma non troppo, profondo ma non troppo, con un finale davvero fantastico!
    E tu... quanto bene me lo sai raccontare e recensire? Clap clap :)

    P.s. per Natale mi sono regalata La Zona Cieca, ormai ho deciso: una Gamberale all'anno devo leggerla!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, Lisa. Tra i tanti da leggere, l'ho scelto proprio grazie a uno dei tuoi ultimi commenti sul blog. Ecco, La zona cieca pure lo voglio: e quant'è bella la copertina? :)

      Elimina
  9. Da come ne parli sembra che questa Gamberale sia la scrittrice più famosa d'Italia, ma è tanto grave se io è la prima volta che la sento nominare?

    Mamma mia, mi sa di sì! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io la conosco come autrice, ma so che è anche una presentatice - radiofonica?, televisiva? Boh, mi fermo ai romanzi, che mi piacciono parecchio. Da un suo racconto, Passione sinistra, è stata tratta anche una commedia italiana simpatica, di cui ricordo poco ma vari sorrisetti sparsi. Ah, sì, una Riccobono bella e simpaticissima e il sempre odioso Preziosi. ;)

      Elimina
  10. io ho letto qualcosa di suo, ma prima di darle tutti questi accenni di genialità... ce ne passa!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non a caso, non ho parlato di genialità nemmeno una volta. ;)

      Elimina
    2. chiedo venia, è vero...
      accenni di tale portata d'entusiasmo

      Elimina
    3. Ma quello è perché mi rallegra, con le (non) gioie altrui, questo periodo di cacca. Non è cosa da tutti. E lo so bene, avendo abolito, durante l'invernale, qualsiasi lettura impegnata: lei, tra le autrici disimpegnate, è allora quella che mi entusiasma un po', questo sì. :)

      Elimina
  11. Questo libro e Quattro Etti mi erano piaciuti mentre concordo con te per Avrò cura di te...non mi aveva fatta impazzire!
    Approfitto di questo commento anche per dirti che grazie alle tue recensioni ho potuto leggere alcuni libri interessanti, tra cui quello di Alice Basso. Venerdì sera sono stata alla presentazione del libro in una piccola biblioteca dalle mie parti,per questo ho potuto scambiare anche due parole con lei. Raccontandole che avevo scelto di acquistare il suo libro leggendo la tua recensione ha fatto un sorrisone e ha detto che eri stato carinissimo con lei :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh, grazie mille, Deborina. Che soddisfazione grande, Alice è una ragazza simpaticissima. Sai che era anche dalle mie parti, a dicembre, ma purtroppo non ci siamo incrociati perché avevo alcune lezioni a frequenza obbligatoria? Mannaggia. Comunque, neanche a me Avrò cura di te era piaciuto: troppo à la Baci Perugina maniera. L'ho dato in scambio senza pensarci su. :)

      Elimina
    2. Sì vero gentile e simpaticissima!! Cavolo peccato,magari riuscirai a incrociarla per la presentazione del prossimo libro, ha detto che probabilmente uscirà a maggio.

      Elimina
    3. Grazie per la news. La stalkero per bene, allora!

      Elimina
  12. Io amo tantissimo lo stile onirico della Gamberale!! Il mio preferito in questo senso è Color Lucciola , ma questo penso sia il suo romanzo più maturo e completo, davvero bello!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Uh, ecco che mi hai ricordato, Alenixedda!
      Color Lucciola, a cinque euro, lo vendono in uno stand alla stazione di Pescara. Proprio oggi sono in partenza. E non me lo lascio sfuggire!

      Elimina
  13. Devo dire che questo libro della Gamberale non lo conoscevo, di suo ne ho letto solo uno che devo dire non mi è dispiaciuto era se non sbaglio Avrò cura di te (che poi era suo questo o sto sbagliando completamente O.O??) comunque fatto sta che questo volume mi incuriosisce parecchio, dritto in wish va! ;p

    RispondiElimina