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mercoledì 1 aprile 2020

L'insostenibile leggerezza delle dramedy UK: Years and Years | Feel Good

Aprile, presto per darsi ai bilanci. Eppure posso affermare in tutta sicurezza che questa resterà la serie più rappresentativa di quest’anno.  La migliore? Lo dirà il tempo. Chi si sarebbe aspettato un paio di mesi fa che avremmo vissuto questo? L’allarmismo, la quarantena, la pandemia. Il 2020 è un anno surreale, di cambiamenti spaventosi e lunghi strascichi. Mentre siamo chiusi in casa, costretti all’immobilismo per la nostra stessa sicurezza, non ci rendiamo conto che il Corona Virus avrà conseguenze per cui non esiste vaccino. L’economia e la politica si risolleveranno? Qualcuno avrà tempo per dare una chance al mio futuro, in forse già da prima? Impossibile non sentire riecheggiare le domande che incalzano in questa coproduzione HBO: giunta in Italia in sordina, è illuminante  e premonitoria. Perché le insicurezze della famiglia Lyons, inquadrata tra la Brexit e il 2030, sono anche le nostre. Come ci tocca il divenire del mondo, come ci stravolge? Il notiziario annuncia l’elezione di Emma Thompson, politica di estrema destra che sembra una Trump in tailleur. Durante le rimpatriate, tra compleanni, matrimoni e funerali, i Lyons saranno partecipi di bollettini di guerra, evoluzioni scientifiche, involuzioni umane. C’è Stephen, bancario che perde tutto per un investimento sbagliato; Rosy, che non si lascia scoraggiare dal proprio handicap; Daniel, che s’innamora di un clandestino e s’imbarca nell'odissea vissuta dai migranti. Infine Edith, reporter, che pur di denunciare si avvicina a una verità dagli effetti radioattivi. Radunati alla tavola della matriarca, i Lyons sono ciò di cui abbiamo bisogno in tempi disperati. A volte si fanno volere bene come i personaggi di This is us. Altre ci preoccupano, con intuizioni plausibili e invenzioni degne di Black Mirror. Non tutta le tecnologia viene per nuocere. Gli smartphone, un giorno, combatteranno le rivoluzioni al posto delle armi. La memoria digitale è miracolosa, ma quella del cuore di più. Dove saremo tra cent'anni? Morti e sepolti. Dove saremo domani, finita la pandemia. A casa delle nostre nonne. Ad abbracciarci, a brindare, a spettegolare. Years and Years insegna tanto. Ma specialmente che tutto passa, compreso l’irreparabile, ma che noi no, noi non passiamo. (9)

Mae, canadese in trasferta nel Regno Unito, vuole sfondare nella stand-up comedy. Della classe della collega Mrs. Maisel,  però, ha poco. Elfo dalla bellezza androgina e dall’impettinabile ciuffo biondo, la comica aspirante ha un aspetto un po’ buffo e una sensibilità da maneggiare con cura. Vitale, insicura, fragilissima, sa farsi volere bene e biasimare. Si rifugia infatti per comodità in relazioni di conforto e, dopo una scarsa conoscenza, pretende già il per sempre. Ma come può amare il prossimo se non ama abbastanza sé stessa? L’ultima fiamma è George, una maestra alle prese con la prima relazione omosessuale. Benché vivano insieme, la ragazza oppone un’iniziale resistenza a uscire dall’armadio. A fare outing con amici e parenti. La comprensibile vaghezza di George gonfierà a dismisura le paturnie di Mae. Che gioca con i tiri e molla. Che si disintossica dalla droga e infine ci ricasca: o così crede, davanti alla tentazione dello stordimento. Feel Good parla di sessualità, identità di genere, amore, dipendenza da cose e/o persone. Il tutto, con l’insostenibile leggerezza promessa dal titolo. Dramedy a tinte arcobaleno dal basso profilo, vive dei locali fumosi frequentati da cabarettisti e altri brutti ceffi; personaggi divertenti incontrati al gruppo dei narcotici anonimi; genitori lontani che si connettono dal Canada su Skype soltanto per la mitragliata di battute sardoniche pronunciate a raffica dall’adorata mamma Lisa Kudrow. Grazie alla formula consolidata delle produzioni britanniche – bello tornare a rifugiarvisi dopo le gioie fugaci di Crashing e Derry Girls –, Feel Good non fa la voce grossa per spiccare e rischia un po’ di perdersi sul menù affollato di Netflix. Peccato. Perché ha uno stile già riconoscile, riflessioni dalla portata universale e numerose affinità con un’altra mina vagante, Fleabag: auguro a Mae Martin – sceneggiatrice e interprete, proprio come Phoebe – lo stesso successo. (7)

6 commenti:

  1. L'anno scorso Years & Years se l'è dovuta vedere con Euphoria e delle stagioni niente male, quindi il podio da me l'ha sfiorato, ma capisco che vista oggi in cui sembra ancora più profetica, conquisti di più. Grazie Black Mirror per aver generato figli così!

    Feel Good nonostante le buone premesse non mi ha fatto stare troppo bene, l'ho trovato troppo abbozzato in alcuni punti e le stand-up non così riuscite. Ammetto però che le aspettative hanno avuto la loro parte.

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    1. Grazie Black Mirror, anche se ormai ti sei appannato.
      E che peccato.

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  2. Non ne conosco nessuno, ma sembrano molto interessanti ☺️☺️

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  3. Years and Years l'ho finita ieri ed è una bella botta, soprattutto dal finale del quarto episodio in poi. Una serie profetica, ma alla fine più ottimista rispetto alla realtà: quello che lì si verifica in un decennio, nel mondo si è verificato in poche settimana, e ancora peggio...

    I personaggi non mi hanno conquistato quanto quelli di This Is Us, ma il contorno è davvero notevole.

    Feel Good incuriosisce per il confronto con Fleabag, riuscirà a reggerlo?

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    1. Però quelli di This is us sono tutti buoni, tutti perfetti. Questi, al contrario, ogni tanto sono così umani da far spavento. Vedasi Stephen. Detestabile, ma io ho compreso bene le sue ragioni. Avrei covato lo stesso senso di ingiustizia, la stessa rabbia.

      Non ti aspettare la novella Fleabag, no, però i toni sono di quelli che fanno stare bene.

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