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mercoledì 18 luglio 2018

Recensione: La vita sessuale delle sirene, di Andrea Malabaila

La vita sessuale delle sirene, di Andrea Malabaila. Clown Bianco Edizioni, € 17, pp. 254 |

Sembra proprio una sirena, Ilaria, il giorno delle sue nozze. Una raggiera di capelli biondi, il viso a cuore alla Scarlett Johansson e un tuffo proibito, a bomba, nella piscina del ristorante. Dall'acqua piena di cloro, però, riemerge mezza svestita e in compagnia. Lo realizza amaramente Leo, lo sposo tradito a tre ore di distanza dall'agognato sì: sua moglie gli ha messo le corna, e per di più con quel pallone gonfiato del cognato. Hanno ancora il riso impigliato nei capelli, i regali degli invitati da scartare, tutta la vita davanti. Ci si può separare in tempo record, sulla soglia dei trent'anni? Soprattutto, ci si può reinventare dopo un ego platealmente infranto? È da queste premesse che parte La vita sessuale delle sirene, ultimo romanzo arrivato in libreria di Andrea Malabaila – e del fondatore di Las Vegas Edizioni, lo scorso anno, vi ricordo di avere già letto e apprezzato l'altrettanto adorabile Green Park Serenade. Questa volta non siamo a Londra, bensì nella Torino bene. I protagonisti si sono conosciuti e innamorati lì, un lustro prima, durante un pomeriggio di primavera in cui l'incanto era nell'aria e la cupola della Mole somigliava al cappello di una fata. Ilaria e Leo sembravano affiatatissimi, sembravano a casa. La loro rottura è così la scusa buona per spostarsi, allontanarsi, viaggiare, ritornando comunque al punto di partenza. Forse, alla stessa magia a cui obbediscono le forze centrifughe di una piccola epopea lunga l'arco di una commedia romantica – agrodolce, un po' glamour, in perfetto stile Harry ti presento Sally. Anche la fine è infatti questione di punti di vista, e il tracollo tragicomico dei due altro non è che un nuovo inizio.

Se fossi obbligato a non rivedermi mai più oppure a rimanere con me per sempre, cosa sceglieresti?

Accasarsi quando non si ha l'età: quante possibilità, quanti sogni può precluderci? Si rischia di lasciarsi sfuggire le tappe, i colpi di testa, gli sbagli della gioventù, le discoteche e la leggerezza del sesso occasionale. Leggiamo dunque della trasformazione di Leo, che s'imbarca da solo per la luna di miele – direzione gli Stati Uniti, tra escort di lusso, poker e fiumi di alcol riparatore – ed evolutosi, al ritorno, da mediocre impiegato a spregiudicato yuppie. Il vecchio sé stesso ci è annegato per sempre, in quella piscina: la versione aggiornata si è indurita, instronzita, e cerca simpaticamente vendetta verso chi ha osato sottovalutare la sua creatività e il genere femminile tutto. Cos'è al contrario del destino dell'impenitente Ilaria, moglie fedifraga che si è attirata per forza di cose il biasimo della famiglia perbenista? Un taglio netto – ai capelli lunghi, al passato –, un modesto appartamento in proprio e un lavoro che poco rispecchia la sua laurea in Psicologia. Si aggrappa al palo della lap dance, attratta dal potere della bellezza, dalle doppie identità dei locali notturni, dal mostrarsi senza darsi: un talent scout d'eccezione, tuttavia, potrebbe farla svoltare nello showbusiness.

Non si parla di divorzio ma di annullamento. Come se si potesse annullare qualcosa che non è mai esistito, pensa Leo. Si possono annullare i draghi, le chimere, le sirene, i centauri, i grifoni? Si possono annullare i personaggi dei romanzi? Stabilire con un decreto che Anna Karenina, Holden Caulfield, Jay Gatsby e Emma Bovary non sono vere persone? Che il suo – il loro – non è un vero matrimonio?

I protagonisti, ora depressi, ora impegnatissimi, si danno il cambio. Si mostrano contraddittori e onesti, fra pregi, difetti ed errori condivisi. Invecchiati precocemente, allontanatisi in fretta, sperimentano il giro delle prime volte nella seconda parte della loro vita. In tre anni, in queste 250 pagine, si penseranno spesso, si incroceranno in città e cambieranno strada all'ultimo; accetteranno di rivedersi, infine, una volta e basta. Come sarebbe stato se, si domanderanno? Come sarebbe stato, soprattutto, senza
Fa loro eco un Malabaila fresco e puntuale, dai sorrisi diffusi, che qui si interroga di miti e leggende in divenire. Di relazioni che non vogliono scadenze, ma una macchina del tempo sì. Non tutti i tradimenti vengono per nuocere. Sono il la, a volte, per una personale rivoluzione. Basta percorsi prestabiliti. Basta routine. Al giorno d'oggi, non ci si trasforma più in spuma davanti al mancato lieto fine (ma, mi raccomando, non ditelo ad Ariel).
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: TheGiornalisti – Questa nostra stupida canzone d'amore

5 commenti:

  1. Che bella, questa recensione!

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  2. Bella la canzone che hai affiancato a questo titolo (non l'avevo mai sentito nominare prima d'ora). Sembra un libro leggero, da tenere in considerazione in momenti in cui si vuole rimanere rilassati :)

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    1. I TheGiornalisti, ebbene sì, sono il mio segreto guilty pleasure: piacciono sempre, anche lontano dall'indie delle origini. Il romanzo? Carinissimo proprio come sembra, un toccasana di questi tempi. :)

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