Pagine

venerdì 20 luglio 2018

I ♥ Telefilm: Glow S02 | The Generi

Si ritorna sul ring. Si ritorna a parlare di Glow: la comedy che a sorpresa, lo scorso anno, aveva spinto alle corde gli spettatori e gli Emmy. Di nuovo gli anni Ottanta, così abusati da essermi venuti a noia. Di nuovo una serie di donne, sulle donne, con le femministe di ogni dove sul piede di guerra all'indomani dello scandalo Weinstein. Trash per finta, tutto costumi sgambatissimi e brillantini, lo show sul mondo del wrestling femminile riempiva letteralmente gli spalti – vuoi per Alison Brie, amica detestabile ma ottima padrona di casa, o per una carrellata di comprimari sopra le righe a cui ci si affezionava presto. O meglio: questo è capitato ai più, nel mentre, ma non a me. Glow, carino e tutto, senz'altro ben fatto, proprio non mi aveva conquistato. La parte di me che seguiva gli incontri commentati da Luca Franchini e Michele Posa da bambino, con The Rock, Bautista e John Cena ancora lontani dal grande schermo, voleva dargli una seconda opportunità in nome di una specie di nostalgia: era la scusa buona, almeno, per commentarlo con un fratello minore altrove, indipendente, che poco sente il bisogno di farsi vivo al telefono. Il discorso non cambia: purtroppo, nel mio caso; per fortuna, invece, per chi Glow l'aveva apprezzato a colpo sicuro. Le lottatrici hanno conquistato il loro spazio sulle televisioni locali, ma la strada per la vittoria è piena di accidenti: da sceneggiatura, sono sempre a rischio sabotaggio, sempre a rischio cancellazione. Da una parte scontentano le casalinghe americane, che le ritengono diseducative e discinte. Dall'altra, danno grattacapi ai responsabili dei palinsesti: meritano la seconda serata, l'oblio, soprattutto se Ruth – anima del gruppo condannata a essere sempre fraintesa per un'immutabile antipatia di fondo – non cede alle avance di uno dei piani alti? Come contrattaccare? Si mettono meglio a punto sigle d'apertura, maschere, drammi, mosse. Ci si picchia con maggiore convinzione, a costo di una gamba rotta. Si mettono in mostra più carne, più glitter. Qualcuna di loro si sposa in diretta, qualcuna sbarella pubblicamente, qualcuna si scopre mamma, figlia, fidanzata. I picchi di inaudita genialità: tutti stipati nell'ottavo episodio. Ma, a proposito del resto, mi sono trovato mio malgrado a fare lo stesso gioco degli spettatori della finzione. Che fraintendono lo show. Che non lo trovano affatto indispensabile. Che, se non cambiano canale, non è per le vicende personali delle ragazze – di cui, onestamente, continua a importarmi poco e niente – ma per un peccato veniale che mi porta ogni volta a promuovere l'accuratezza della messa in camera; l'acume di qualche trovata metatelevisiva; la grande bravura di belle che ballano, e qui picchiano. (6+)

Maccio Capatonda: non lo conoscevo, se non di nome. Qualche sketch comico ai tempi di Mai dire e un fratello minore che, da adolescente, ripeteva per casa i suoi più famosi tormentoni a mo' di mantra. Pur avendo sempre un occhio di riguardo per il cinema italiano, commedie comprese – mai recensite ma mai disdegnate, per dire, quelle di un Checco Zalone – non ho visto nessuno dei suoi due film. Galeotta è stata un'intervista radiofonica condotta da Alessandro Cattelan, in cui il comico abruzzese aveva parlato di questo progetto strano e ambiziosissimo che, non senza un iniziale scetticismo, aveva trovato infine il lasciapassare di Sky. È scattato da sé, all'istante, il recupero di The Generi. Il protagonista è Gianfelice Spagnagatti: uno come me, come te. Blogger sottopagato che fa il suo mestiere semplicemente per passione, troppo impegnato tutto il giorno sul divano per pensare all'amore della vicina di casa. È per sfuggire alla dichiarazione di lei, al suo abbandono, che da bravo fannullone imbocca la porta del bagno. Non sapendo che quello, per un moderno inetto che deve ancora scoprire sé stesso e prendere coscienza delle proprie zone d'ombra, è in realtà il portale per un universo metacinematografico da esplorare. Finisce ora nello scontro fra sceriffi e indiani di un western d'essai; ora in un esilarante slasher anni Ottanta, con il meglio e il peggio dei cliché della cultura americana; a volte in un fantasy alla Garrone, con una principessa che non ride mai e un giullare pettoruto che deve imparare a farlo, e altre in una commedia sexy con Alvaro Vitali, in cui tette, culi, reggicalze e verginità da barattare sono il vademecum. Senza dimenticare, poi, gli eroi ipodotati di un cinecomic tutto da ridere; un quiz con la conduzione di Nino Frassica, che fa il verso a The Millionaire; un noir fumoso, in bianco e nero, con i bulli, le pupe e i colpi di scena. La fotografia si adegua ai temi, ai toni, al registro. Cambiano l'aspect ratio e la cura insospettabile che c'è dietro. Non si disdegnano il sangue, le panoramiche a volo d'aquila, la computer grafica. La scrittura si scopre così piena di rimandi interni, dotata di una coerenza da rivelare soltanto nel finale. C'è un po' di genio nel nonsense di Maccio Capatonda, sì. Nella sua recitazione amatoriale, svogliata, eppure naturalissima, da uomo medio alle prese con una situazione paradossale. Nelle freddure gratuite, che fanno ridere per quanto volutamente infelici, e nelle trovate a cui ho pensato e ripensato, trovandomi sempre a sogghignare. The Generi è nuovi tormentoni per i fratelli minori e nuovi personaggi vincenti: per me, una nuova scoperta. (7)

11 commenti:

  1. Per motivi vari non ho ancora potuto vedere la seconda serie di Glow (io sono tra quelli conquistati senza se e senza ma) . Però dai, tu con il fratello commenti questa, io con mia sorella commento il trash vero di Temptation Island XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con tutti i meme che vedo su Instragram, quasi quasi mi dispiace di perdermi il trash di Canale Cinque!

      Elimina
  2. Glow 2 è in visione, mi mancano gli ultimi due episodi ormai. A me non dispiace, intrattiene senza troppe pretese.
    Capatonda invece proprio no, gli ho dato qualche possibilità con i film ma non mi piace assolutamente. Più divertente nello Zoo di 105 che sullo schermo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A intrattenere intrattiene, sì, ma continua a sfuggirmi quello che sembrano vederci tutti. Emmy compresi.

      Elimina
    2. Concordo con Sara, Glow caruccia v.v Capatonda lo lascio al marito XD

      Elimina
  3. In The Generi ci lavora da attore un mio amico, ma ho solo visto qualche sketch dove appare lui (sono quelli in classe, con Vitali).
    Maccio mai troppo piaciuto, se non qualcosina... :)

    Glow... devo decidermi a recuperare la prima stagione... mi spiace che questa seconda sia così... ma varrà la pena solo per quell'episodio?

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fortunato il tuo amico allora, con uno degli episodi più volgarotti e divertenti (anche se non il più brillante, non me ne voglia Vitali).

      Guarda, Glow o ti piace, o ti piaciucchia come nel mio caso. La seconda stagione è pari alla prima. Se ci trovi del buono in quella, sei a cavallo.

      Elimina
  4. Maccio io lo seguo e apprezzo già da molti anni. Sarà probabilmente per questo che Thegeneri non la sto guardando con lo stesso entusiasmo. L'episodio horror è geniale, però in passato aveva fatto anche di meglio... comunque devo ancora finire di guardarla.

    Glow continua a piacermi abbastanza. Sempre bello, anche se non bellissimo. Attendo di vedere questo ottavo episodio di cui tutti dite un gran bene... ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci troverai del buono anche in quello del quiz, con tanto di citazione a Ritorno al futuro!

      L'ottavo episodio di Glow ti darà molte, molte gioie. Ha elettrizzato anche me, che per il resto, dato l'andazzo, mi ero un po' adagiato sugli allori. :)

      Elimina
  5. Con Glow la scintilla non vuole scattare appieno, ma almeno dei passi avanti li ho sentiti rispetto a quell'esordio sciapo. Sarà il maggior impegno, la maggior serietà.

    The Generi sai che mi è piaciuto ma fin là, geniale a tratti, distante dai miei gusti in altri. Risate stiracchiate per l'immancabile parolaccia, quella recitazione a basso costo che è una firma ma anche un ostacolo che fatico a superare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sarà che l'esempio (cattivo) di Weinsten, senz'altro, ha smosso le acque, e portato anche queste comedy senza peso a scoprirsi più impegnate.

      Elimina