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venerdì 6 maggio 2016

Recensione: L'innamoratore, di Stefano Piedimonte

Se in guerra e in amore tutto è permesso, far la guerra con l'amore è da criminali. E non c'è punizione.

Titolo: L'innamoratore
Autore: Stefano Piedimonte
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 269
Prezzo: € 18,00
Sinossi: Ivan Sciarrino è un killer molto particolare. Forse il più spietato. Perché alle sue vittime non toglie la vita, toglie l’amore. I suoi committenti sono uomini d’affari disposti, pur di rovinare i nemici, a ricorrere alle armi non convenzionali dell’innamoratore, colpendo le loro mogli e distruggendo i loro matrimoni. Un gigolò? No. Un truffatore? Neanche. Solo qualcuno dotato di un’innata, diabolica capacità di ascoltare le donne, scoprendo cosa desiderano davvero. Eppure per Ivan non si tratta solo di lavoro: è quello che prova a spiegare ai due carabinieri che lo stanno interrogando in ospedale, dove si trova dopo che qualcuno gli ha fatto esplodere l’auto. Già, perché l’ultimo incarico è finito male, con la sua macchina che saltava in aria e Soraya, splendida italo-marocchina dagli occhi chiari e una timidezza quasi infantile, che pare scomparsa nel nulla. Lei che doveva essere la preda… e invece Ivan se ne è innamorato. Perché questa è la sua regola, l’unico metodo: per catturare il cuore di una donna, deve prima aprire il suo e donarglielo senza mezze misure. Ma a quale prezzo? E dove sta il confine tra vittima e carnefice? Stefano Piedimonte, in un sorprendente thriller sentimentale, ci racconta la chimica dell’amore con una straordinaria gamma di sfaccettature, dall’ironico all’enigmatico, dal romantico al dolente. E lo fa attraverso gli occhi di un uomo che ama ogni volta come fosse l’ultima, con una sete destinata a non placarsi mai.
                                          La recensione
In questi giorni, studio Letteratura Italiana – ho iniziato con un mese buono di ritardo, per via del trasloco, ed è così che mi ammazzo di fatica, all'inseguimento del tempo perduto – e leggo l'amore in ogni dove. Quello vagheggiato e spensierato di uomini schivi e muti, persi per donne – pallide e bionde: tutte quante, come in pittura – che facevano voltare le teste e sciogliere loro le lingue. C'è chi studia senza ripetere a voce alta; ma come fa? Io, in una casa in cui c'è ancora l'eco a rispondermi, li vado invece ripetendo tutti – dai medievali con il cilicio sotto i vestiti, ai più gaudenti umanisti – e così stanco, così annoiato dalla mia stessa voce, mi sono detto, un giorno di questi, che tutto quell'amore parafrasato e commentato era decisamente troppo per me. Dovevo disintossicarmi. Avrei spruzzato il flit contro le prime zanzare e gli ultimi Cupidi, che si attardavano alle finestre o in libreria, armati di faretra, arco e frecce. Ma la sera, nei ritagli di tempo, mi mettevo a letto e, venendo meno alle mie intolleranze momentanee, leggevo intanto di uno che s'innamorava e faceva innamorare per professione. Com'è che cade, il colpo di fulmine? Le farfalle nello stomaco possiamo liberarle a comando dalla loro crisalide? Fa male il cuore, se spezzarlo e spezzartelo è la tua missione segreta? Il giorno dopo, sceso dal letto con il piede giusto, continuavo, perciò, con il mio declamare al povero Ciro, il gatto, di nodi d'amore e infiniti stadi del sentimento. E avevo un occhio di riguardo, forse un po' meno scettico, verso chi se li piangeva, gli amori lontani e quelli vicini, quelli angelici e quelli carnali. A lezione di seduzione e temporeggiamento da Ivan Sciarrino, innamoratore a tempo pieno, scopro infatti i rischi e i miracoli del corteggiamento e la penna a me sconosciuta di Stefano Piedimonte. Diciamolo: anche di corteggiamento stavo a pena e acqua. L'autore napoletano che seguivo su Facebook giusto a colpi di “mi piace” sparsi, qui al suo quarto romanzo, passa a Rizzoli e con la mia amica Sonia in maternità, lei che tra l'altro me lo consigliava e consigliava sin dai tempi dell'esordio, mi immolo per la patria – Sonia, in chat, mi chiedeva come lo stessi trovando, con la piccola Cloe in braccio; un Cavalcanti, ancora, mi assicurava che l'ancheggiare della sua donzella lo rendesse ineffabile, ma tra Napoli e Roma vive un uomo che invece sa la spiegazione di ogni battito o sguardo – e faccio la conoscenza dell'Innamoratore. Il segreto abc del cuore, in bocca a Stefano, suona diverso dal previsto; il suo protagonista – non un gigolò e non un agente segreto, o forse tutte e due le cose – in comune con Il truffacuori impersonato da Roman Duris, adorabile commedia d'oltralpe, non ha che il curriculum. Entrambi, pagati profumatamente da terzi, spezzano coppie e regalano brevi lieto fine a donne infelici: ricordo Duris, che imparava la coreografia di Dirty Dancing per far contenta Vanessa Paradis, e Ivan, che s'imbuca al ristorante marocchino della sua Soraya pur non vedendoci granché, nella cucina etnica.
Entrambi, non bellissimi ma con il loro perché, lasciano nelle loro missioni cocci di cuore, tra mariti sospetti, donne fatali e momenti così perfetti che illudono: i mercenari come loro possono avere un posto fisso, e una donna, da chiamare casa? Dopo aver parlato di Camorra con ironia, condannando il malaffare e fotografando un'Italia che, senza eccezioni, è incantata dai reality in tivù, Piedimonte confeziona una commedia strana, che, sin nel miratissimo prologo, mostra di conoscere ben più che cinquanta sfumature e di rifiutare etichette che stan strette. Abbiamo un narratore colto e indagatore, caustico ma lirico, che richiede impegno e debita attenzione: lui parla d'amore; noi, da bravi somari, prendiamo volentieri appunti. In contrasto – e quello è il bello – situazioni che oscillano dall'hard boiled al boy meets girl, con ombre fosche che si addensano all'orizzonte, tacchi alti che sono stilettate sui sanpietrini e prose, a sorpresa, che indugiano su confini sdrucciolevoli. Il protagonista, un oratore che ci fa pendere dalle sue labbra, è un melanconico e guardingo Casonova. Le donne le studia, le seduce e, infine, agguantata la preda tra pollice e indice, la bacia. Qual è la differenza tra questo Ivan e Christian Grey? A dar voce a una domanda che potrebbe essere la nostra, un'accoppiata di curiosi carabinieri. Anche nell'arma, evidentemente, si conosce il boom degli erotici in libreria. Le mogli, sui comò, avranno storie pruriginose e, sotto il cuscino, sogni di cavalieri oscuri dalla doppia vita. L'importante è scordare per un po' i mariti che russano... Ivan, amatore seriale, le raggira e ronza loro attorno; ma loro, appunto, non lo sapranno mai. Crederanno in un incontro fortuito, nel destino, e crolleranno davanti a lui. Che sembra bisognoso, romantico e, quando sorride, ha le fossette sulle guance. Invece è tutto un inganno; l'esatto contrario. 
Perché chi va a braccetto con Cupido impara a innamorarsi e Ivan Sciarrino ci casca ogni volta; maestro di perfetti incontri casuali e sentiti addii, cura con visite in farmacia – dove, sotto banco, domanda “il solito” - e riflessioni troppo intime il suo cuore malandato per via dell'usura. Lo rimetteranno in riga, per fortuna, chiamate a mezzanotte e lunghe email senza risposta: il committente, che vuole sapere se il pesce ha abboccato; Imma, dolcissima e lontanissima sorella; Nadia, la mia preferita, libraia omosessuale e sboccata, che lo rimbrotta come solo le amiche vere fanno. Mentre la stanza d'ospedale in cui Ivan si racconta è un via-vai di indiscreti e aspiranti allievi, si sorride qui e lì e ci si emoziona spesso. Non importa il perché e il per come: le spassose referenze del protagonista sono giusto un pretesto. Soraya più che sfuggente si fa irrisolta, la sottotrama gialla si stempera nella sbrigatività di un epilogo un po' affrettato e restano, scopo reale dell'autore, i pensieri e i silenzi di uomo solo, ma in un letto che accoglie un harem. Semiserio e maturo, incline alla tristezza, L'innamoratore è un romanzo che, a situazioni comiche, si approccia con la pancia e con la testa. Incerto nelle intenzioni, sul finale, ma lampante nel messaggio, Stefano Piedimonte ha bicipiti grossi quanto la mia testa e  profondità spiccata; uno stile pieno e un protagonista memorabile che, al contrario, convive con i vuoti. Ivan Sciarrino, protagonista di una brutta gioventù sullo sfondo del Vomero e delle prime droghe sintetiche, si aggira in città come un sicario. Sembra maschilista, freddo e malintenzionato. Sembra avere in serbo scherzi crudeli per la donna, una delle tante, che studia all'inizio del romanzo. La donna, sul tappeto all'ingresso, anziché un promemoria inquietante, trova però un mazzo di rose con una solitaria spina insanguinata. E L'innamoratore, a chi non conosceva la sensibilità di Piedimonte, potrebbe sembrare, dalla quarta di copertina, una lettura disimpegnata e al maschile. Invece, lettrici, ha per voi un occhio di riguardo: vi tiene aperta la portiera dell'auto, vi scosta la sedia quando prendete posto al ristorante, vi dice che siete le più belle e, per quel giorno, per lui davvero è così. E, sul suddetto bicipite, guizza anche un tatuaggio. Vi riverisce e vi lusinga, ma è sincero. Si sveglia, però, in un letto vuoto. Nessuna Soraya è pronta ai suoi incontrollati attacchi di fame notturna, né alle sue lacrime ballerine. E, nella sua ars, lui che ancora non ha imparato la lezione, ha un'etica e una filosofia tali che potrei trovarmi a ripeterne i punti salienti tra me e me.
A casa. A Ciro. A voce alta.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Samuele Bersani – Spaccacuore 

13 commenti:

  1. Non avevo prestato molta attenzione a questo romanzo, ma l'idea che si possa assoldare un uomo per distruggere il matrimonio di un potenziale nemico mi mette curiosità. Da cacciatore a preda...lo segno.

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    1. Ti consiglio anche quel film francese lì.
      E' veramente bellino. L'innamoratore, va da sé, ha al centro toni molto più profondi.

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  2. No, questo non è un romanzo che mi attira. Non mi pare il mio genere.
    Sì, ripetevo sempre a voce alta...;-)
    Un saluto e buon fine settimana.
    Lea

    P.S. Vedo che stai leggendo la Gamberale! Sono curiosa di conoscere il tuo pensiero.

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    1. La Gamberale si legge, ma è poca roba.
      Comunque, mi aspettavo peggio.
      Buon weekend a te!

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  3. Lo avevo annotato! Questa storia mi incuriosisce molto, soprattutto per l'alternarsi di comicità e toni più malinconici.

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    1. A te, ecco, piacerebbe di certo.
      Ps. Ho visto il tattoo. Bellissimo!

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    2. :)
      Anch'io punto da un po' un secondo tatuaggio, e proprio sulla clavicola. Devo mettermi a caccia di idee.

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  4. Ho letto tutti e tre i romanzi di Piedimonte (e anche quel micro racconto ambientato in libreria, che mi aveva un po' delusa). Mi erano piaciuti, eppure a questo ancora non mi sono avvicinata. La tua recensione però mi ha fatto venire voglia di leggerlo :)

    (Io non riuscivo a studiare senza ripetere!)

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    1. Ah, ma allora siamo in tanti. E, dimmi, anche tu passeggiavi per casa? Io faccio le maratone, tra cucina e cameretta.
      Piedimonte è tutto in lista. A pelle, dico che apprezzerò più i precedenti, anche se questo Ivan è un tipo che ti consiglio. :)

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  5. Scovato e acquistato, il titolo mi ha subito affascinata, come il personaggio, desiderosa di letture particolari che "restino".
    Io vorrei poter schiacciare il tasto rewind e studiare, ripetere a voce alta o no, ma studiare accipicchia...tutte le mie speranze le ripongo in un quindicenne spettinato di nome Antonio, mio figlio ♥

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