Pagine

lunedì 23 luglio 2018

Recensione: Sotto il falò, di Nickolas Butler

| Sotto il falò, di Nickolas Butler. Marsilio, € 17,50, pp. 236 |

Ero qui e lo aspettavo, come aspetto l'inverno quando fuori è troppo caldo. Peccato, un po', che lo scrittore proveniente dal Wisconsin con amore abbia deciso di tornare a farmi visita in piena estate. Gli si addicevano di più i giochi di luce del caminetto, le camice di flanella a quadri, la barba incolta sulle guance e l'indie folk in cuffia. Ma quando un ospite d'eccezione come Nickolas Butler ti si presenta alla porta, sebbene fuori stagione, con quale coraggio non gli dici prego, entra pure, il mio divano è il tuo divano? In te, l'eccitazione mista a curiosità di chi non lo leggeva da un anno e mezzo: prima ancora ce n'erano voluti a loro volta due, di anni, affinché Il cuore degli uomini raggiungesse Shotgun Lovesongs sul mio scaffale – accanto, come fossero vecchi amici al bar, gli si stringono Kent Haruf, Tom Drury, i nostri Cognetti e Camurri, e quel Raymond Carver a cui una specie di timore reverenziale mi impedisce ancora di approcciarmi. Sono tutti parte, alla lontana, della stessa scuola: uno stile frugale, minimalista, ridotto all'osso e al cuore dell'emozione; la condivisione con i lettori di aneddoti, suggestioni sparse e tranche de vie dal retrogusto dolce-amaro. Scrivono romanzi in serie e autobiografie mancate, in molti casi, ma appartengono per indole alla dimensione della short story: dove l'essenzialità è la risposta. Non sorprende, perciò, che il ritorno di questo cowboy romantico avvenga proprio all'insegna del racconto – forma narrativa mai particolarmente apprezzata con cui tuttavia, prestando fede ai buoni propositi per l'anno nuovo, sto prendendo pian piano confidenza.

«Nonno, che sapore ha la pioggia?» domandò il ragazzino.
«Di nuvole, immagino. La pioggia sa di nuvole.»

In un bosco in prossimità di una chiesa sconsacrata, la notte più lunga viene illuminata con le cataste di legname della "festa della motosega": fra violinisti e tossici, si consumano tradimenti e porzioni di maiale arrosto. E nel mezzo di una natura rischiarata, violata, ci sono due hippy che si sono scelti a vicenda un nome nuovo, ma non il destino spaventoso di genitori. Mamme e padri: si nasce o si diventa? E nonni affettuosi, se una figlia inaffidabile ci lascia in custodia un nipote semisconosciuto e un pomeriggio di pioggia da bere, di venerdì, dimenticandosi poi di passare a riprendere il bambino? Sven e Lily si fanno compagnia e si traviano a vicenda, invece, secondo i dettami di un codice tutto al maschile; altri tre amici per la pelle – due coltivatori in via di estinzione e uno yuppie che torna a trovarli solo nei fine settimana – sognano funghi, sorgenti artesiane di birra e, nella follia di una notte alcolica dalle conseguenze tragiche, si scoprono intimiditi dalla doppia natura e dalle smanie borghesi di un topo di città nella sua ora d'aria; una coppia ai ferri corti, il rito del frigo da svuotare all'indomani della scomparsa della madre di lui: davanti ai Tupperware, agli avanzi e ai ricordi a sprazzi, si celebra allora anche il funerale della loro relazione. Cosa ne è il primo gennaio degli alberi di Natale da buttare? Una pira da accendere sulla superficie ghiacciata dei laghi, mentre due giovani amanti alle prese con le prime idiosincrasie si danno a un'immersione nel buio fisica e metaforica. Un anziano ecoterrorista allo stadio terminale tiene in ostaggio uno spietato imprenditore: l'inquinamento sta divorando le acque, la colpa è sua, e la espierà sorbendosi bicchieri di petrolio e vecchie poesie; la commessa di un negozio di animali vittima di violenza domestica e un'agente malata di Alzheimer fanno squadra contro lo strapotere dell'universo maschile; un uomo, per amore di una donna in fuga perfino da sé stessa, si prende cura delle figlie di lei e di un gatto randagio, nonostante la legge e l'allergia dicano il contrario; un diabetico in pensione, per sfuggire alla noia della terza età, cerca un senso alle proprie giornate in un frutteto: una mela al giorno toglie il medico di torno, e a sorpresa aggiunge dolcezza al matrimonio.

Quelle notti, quando le dicevo che l'amavo, pronunciando parole che facevano quasi male per quanto erano vere e grandi, credevo in loro quanto credevo nel fiume. Ma non credevo in Sunny. Non credevo, per esempio, che mi sentisse davvero, quindi la maggior parte delle volte in cui le dicevo che l'amavo era come parlare a qualcuno che è già morto e ti manca da impazzire, qualcuno con cui vuoi ancora confidarti ma ha lasciato il mondo, tranne che nel ricordo o nell'idea che ne hai tu, e ti assale come un fantasma.

Si passano la staffetta uomini d'altri tempi e donne che o s'impuntano caparbiamente, o tagliano la corda. Dal finestrino dei pick-up in corsa sfilano i silos, i campi coltivati, le rapide del Mississipi, gli Amish in calesse, i reduci delle guerre di ieri e di oggi, i cieli pieni di nuvole e di lucciole. Le volute dense di quel fuoco che scalda, libera, distrugge. 
Le fiamme guizzanti disegnano, così, storie che a volte piacciono da impazzire (Petrolio dolce, Nelle contee occidentali e Acqua piovana), altre meno (Sven e Lily, La gente dei treni va piano). Ma Butler, in pillole, sa preservare per fortuna lo stesso calore, lo stesso colore. Ti emoziona sempre, a modo suo. Anche se narrazioni ad ampio respiro, guai a dirmi che non ho provato a ricredermi, fanno comunque più fumo, e più luce. 
È il mese di luglio. Negli stabilimenti balneari, volendo, sopravvive qualche sparuto jukebox. Sotto il falò è recuperare monetine di rame dal fondo della tasca dei jeans e concedersi così la quiete di dieci canzoni, di dieci storie. Cantano di paternità, amicizia, memoria, coppie in crisi e vendette trasversali. Suonano all'orecchio ora malinconiche, ora feroci. Da centellinare con parsimonia nell'arco dell'intera giornata. Da regalare a sé stessi quando ci si vuol concedere qualcosa per volersi bene – anzi, volersi meglio –, con i turisti che sciamano via in massa, allarmati da lampi in vista che a te ispirano invece buonumore.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Passenger – Heart's on Fire

18 commenti:

  1. Che bello, che atmosfera nostalgica e dolce nella tua recensione. Lo leggerò.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, Tessa! Spero ti piaccia nel nuovo "formato", visto che Il cuore degli uomini (arghhh) non troppo ti era piaciuto.

      Elimina
  2. Ciao, scusa tanto l'OT, ma da me (Cronache del Tempo del Sogno) hai un invito a una partecipazione.

    RispondiElimina
  3. Per una volta sono felice di essere indietro e di avere ancora due titoli simili da recuperare! L'ordine nello scaffale poi è di quelli da invidia, e prima o poi affronterò anch'io Carver, letto per radio in versione audiolibro mi aveva conquistato con un suo racconto facendomi capire che non posso tentennare ancora a lungo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho ancora un mese abbondante d'estate.
      Riuscirò, riusciremo, a fronteggiare il gigante Carver? Secondo me, c'è poco da avere paura. Ma la fama, le alte aspettative, quei racconti che non sempre metto a fuoco, fanno tentennare...

      Elimina
  4. Titolo in lettura anche per me. Pero' se avevo amato Shotgun Lovesongs, Il cuore degli uomini mi aveva deluso e l'avevo trovato un po' troppo legnoso. Chissà.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Andrea! Shotgun Lovesongs lo avevo amato come si ama un film, e ha il merito di avermi iniziato a letture di questo genere. Fino ad allora, infatti, quelle atmosfere country le conoscevo solo in musica. Il cuore degli uomini, per fortuna, mi era piaciuto appena un filino meno e già era più vicino alla dimensione del racconto, anche se le tre sezioni alla fin fine erano collegate, "generazionali". Fammi sapere come va!

      Elimina
  5. Shotgun Lovesongs mi era piaciuto tantissimo ed è da parecchio che mi riprometto di recuperare gli altri titoli di Nickolas Butler - e le cover delle edizioni in lingua originale sono poi uno spettacolo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Belle, sì, anche se hanno un che di cartoonato che non trovo adattissimo. Le nostre, comunque, pure rendono bene, per una volta. ;)

      Elimina
  6. Shotgun lovesongs ricordo di averlo messo in wishlist anche grazie a te, e prima o poi provvederò a recuperare. Questo ha atmosfere che credo potrebbero coinvolgermi, benché io non ami moltissimo i racconti. Ecco magari lo rimando in autunno..., o alle serate più fredde davanti al camino? ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai descritto scenari paradisiaci, Angela. Che autunno sia!

      Elimina
  7. Mi hai incuriosita tantissimo! Però direi di iniziare da Shotgun Lovesongs. Intanto porto tutto in WL :)
    Grazie, come sempre!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te, Anna!
      Shotgun Lovesongs, che poi è oggettivamente anche il migliore, lo trovi in economica. :)

      Elimina
  8. Sto rivalutando i racconti nell'ultimo periodo quindi, potrei farci un pensierino! ;)

    RispondiElimina
  9. Autore fordianissimo che ho conosciuto grazie a te e che a sorpresa mi aveva convinto decisamente con Shotgun Lovesongs. ;)
    Il cuore degli uomini invece non sono mai riuscito a finirlo. Diciamo che non ha conquistato il mio, di cuore...
    Con questo però potrei fare un tentativo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il formato racconto, nel tuo caso, potrebbe fare solo bene: confermo.

      Elimina