Pagine

venerdì 3 giugno 2016

Recensione: Il rumore delle cose che iniziano, di Evita Greco

Non avere paura, se le cose banali ti fanno felice: il più delle volte sono vere.

Titolo: Il rumore delle cose che iniziano
Autrice: Evita Greco
Editore: Rizzoli
Prezzo: € 18,00
Numero di pagine: 328
Sinossi: Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un’orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè… Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pensa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell’ospedale la paura di restare sola è così forte da toglierle il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un’infermiera tutta d’un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltarne i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n’è un’altra che inizia.

                                              La recensione
Le cose, quando cominciano, hanno un rumore bellissimo. 
E, parlando di inizi, ho scoperto l'esordio di Evita Greco qualche tempo fa: una copertina suggestiva, il logo di una Big sulla costa, un nuovo nome italiano da tenere bene a mente. Invio la richiesta d'amicizia all'autrice, così, tanto per. E di Evita mi diverto a leggere le avventure con la sua bambina, i resoconti dei viaggi in macchina, le domande indiscrete dei curiosi che il libro no, non l'hanno letto, ma ficcano il naso nelle vendite e nei guadagni. Mi ha scritto lei, un giorno, affinché leggessi il suo Il rumore delle cose che iniziano. Conosceva la mia cittadina sperduta – buon segno – e, d'estate, viene spesso dalle mie parti: prende il traghetto per le Tremiti e, mi ha assicurato nella dedica, anche quello fa un gran bel rumore, riempiendo di schiuma l'Adriatico. Il suo primo romanzo inizia proprio schiacciando il tasto giusto: una pagina, e sprigiona una nota cristallina, ma malinconica. Lunga, lunga. Di inizio, ne ha uno bello. Mi ha perso a metà, però, e mi ha ripreso nel finale, con il post scriptum di un'anziana che avrà sì la quinta elementare, ma capisce tutto, subito, e ha un fiuto infallibile. Evita racconta la storia di Ada, trasognata e impreparata alla solitudine, e di Teresa, donna saggia, che non rinuncia mai alle scarpe da ballo e a un filo di rossetto: una nipote al capezzale di una nonna divorata da un male insidioso. E ricorda, alla lontana, tre romanzi già passati da queste parti: L'amore involontario, Un uso qualunque di te, Ovunque tu sarai. Storie al femminile, tra le corsie di un ospedale. Nel letto, con la flebo e i macchinari che fanno bip-bip-bip, genitori, figli e sorelle. Parenti strettissimi. Nonne, nel caso del Rumore delle cose che iniziano, che sono state tutto un universo e hanno interpretato ogni ruolo. Ada, così, si trova presa in contropiede, nel mezzo di un'esistenta in cui il sole si sta spegnendo. E, sola, già sbaglia: non c'è Teresa a proteggerla, a metterla in guardia. 
Fa di testa sua e, al bar, si innamora di un commesso viaggiatore che fuma Marlboro rosse e le regala margherite: uno che qualche volta non risponde al cellulare; che, sui vestiti, ha il profumo degli agrumi freschi; che le chiede di vedersi in macchina, sotto un ponte, come se quella fosse l'apoteosi del romanticismo. Dove tiene i suoi abiti blu, Matteo, che ancora una volta la fa sentire spaventata? Dove, quando e con chi, si domanda Ada, la coglierà la prossima eclisse? In ospedale, nel mentre, si dà il cambio un'umanità varia, ma similmente ferita; ugualmente a metà. Su tutti, spicca Giulia: infermiera che ha qualche segreto, innumerevoli metafore per spiegare ad Ada il male, cuffie dalle fantasie bizzarre. Evita ce li racconta tutti con uno stile delicato, rendendoli parte di una vicenda che immagino sentita e, a tratti, personale. Il bianco delle corsie, gli ambienti asettici, personaggi in preda alle attese più angoscianti. A un certo punto, però, il romanzo si spezza in due: da una parte Ada, che si domanda cosa combinerà senza una guida; dall'altra, la crisi coniugale di due adulti a un passo dal grande sì. Singolarmente, l'una e l'altra vicenda mi sarebbero piaciute molto. Insieme, ho trovato non combaciassero: la seconda era di troppo. Avrei preferito, al limite, poche pennellate, dattagli essenziali e, senz'altro, meno pagine.
In quelle per me in surplus, infatti, dei personaggi secondari non si dice né più né meno di quanto non fosse già stato intuito. Intrufolandoci nelle loro famiglie ricche, nei viaggi di nozze meditati a lungo, tra le mamme che bevono vino appena mattina e i preparativi per le nozze imminenti, mi è toccato rivalutare figure che avevo trovato a pelle piacevoli: solide, disincantate, fatte di carne e ossa. Perché mettere Ada da parte, prima di ritornare da lei in un epilogo lieto, ma arrivato con un ritardo imprevisto? Lei, che è un personaggio che ha più di qualcuno dei miei difetti e che, qui e lì, sembra un'eroina del cinema francese, ma più affranta? La testa tra le nuvole andrà d'accordo coi suoi piedi, quando la terra si spaccherà, dopo l'inevitabile? Nel momento in cui le due trame si ricongiungono, dopo una spezzatura non necessaria, Il rumore delle cose che iniziano si riconferma una lettura introspettiva, realistica, fatta di cose piccole e piccolissime, che potrà piacere e non, essendo vera, privata, fragilissima. A dargli man forte, un'autrice, al contrario, matura e sensibile: una che non teme i silenzi, i vuoti, le sale d'aspetto. Una Ada cresciuta, forse, che ha fatto tesoro degli incidenti di percorso; dei dispiaceri accumulati davanti a quel caffè che la sua protagonista non ordinerebbe mai. E nel suo fortunato esordio, strano ma vero, sono più le cose che finiscono, però, rispetto a tutte le altre: quelle, sì, si riconoscono. Quelle che cominciano sono il problema: come decifrarle? Ecco le istruzioni per l'uso. Un controllo acustico – e cardiologico – per vedere se ci senti; o, se da un capo e l'altro del letto, vi sentite ancora. Un'educazione al lutto e al sentimento che ha i suoi pro e i suoi contro, e una narratrice che, per magia, emette un suono cristallino, acuto, in un'orchestra che deve lavorare sull'armonia; sulla coordinazione dei movimenti d'insieme.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Adele – Chasing Pavements


18 commenti:

  1. Belle le giornate che iniziano con il caffè e una tua recensione! :) Un libro in cui ho intravisto delicatezza, dolcezza, sensibilità, sebbene anch'io mi sia un po' persa nella parte centrale e avrei preferito che la seconda "trama" occupasse meno spazio...la mia recensione è a metà, conto di riuscire a pubblicarla prima di partire. Baci!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, Stefania!
      Passo a leggerti non appena la posti. :)

      Elimina
  2. Un romanzo che tengo d'occhio. In questo momento il lutto, il dolore, l' ospedale, la fine, mi spaventano un po'. Però c'è qualcosa di così poetico nel titolo...Vedremo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, titolo poetico e idea (bellissima) che ripercorre l'intero romanzo. Il tema, doloroso, è trattato con tanta discrezione, ma quel doppio volto che rivela alla fine... Non so. Comunque, ad alcuni è piaciuta più la prima parte, ad altri più la seconda: son gusti :)

      Elimina
  3. L'avevo adocchiato proprio ieri, in libreria. Decisi che potevo acquistare soltanto tre libri e, alla fine, lo lasciai lì, senza neanche leggerne la trama. "Un'educazione al lutto e al sentimento" che è per me necessaria e inevitabile in questo momento. Mi spaventano un po' le cose lente, come la seconda storia, perché corro sempre un po' troppo... tuttavia vorrei leggerlo e credo lo farò. Bella recensione!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, Otiumentis.
      (E buono studio, eh eh!)

      Elimina
  4. Ecco, io questo tuo pensiero lo aspettavo. Io che, come te, sono stata conquistata dallo stile di Evita e che, ancora come te, ho trovato troppo allungato il brodo.ncosa che, purtroppo, ultimamente accade con troppi libri.
    Bacio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dopo averlo letto, capisco perfettamente il tuo punto di vista. Fortunatamente, la simpatia per Ada e la prima parte ha avuto la meglio sul dilinguarsi del centro.
      E io sono un amante dei mattoncini, delle storie corpose, ma questa volta - il romanzo è pure relativamente breve, tra l'altro - serviva qualche taglio.

      Elimina
  5. Una recensione impeccabile per cui anche un romanzo con qualche "pecca" ti incanta... il problema è che per il momento non riesco ad avvicinarmi a questo tipo di lettura, gli argomenti trattati rischierebbero di fare troppo male. Ma come sempre è un piacere leggerti Mr Ink ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Jerry.
      Nonostante il tema, il romanzo è molto leggero.
      A tratti, fin troppo? Non so.

      Elimina
  6. Ciao Michele "Il rumore delle cose che iniziano" sarà la mia prossima lettura, lo inizierò fra oggi e domani, me lo pesta Stefania, vedi la fortuna di avere amiche lettrici e pure blogger? Ihihihi...Anche io seguo Evita da poco, ho letto che c'è quella parte centrale, quelle due trame che si spezzano che non tanto hai amato, ma dalla tua recensione, bellissima, io ho capito che è un libro carico di affetto che e potrebbe piacermi. Ti farò sapere! Abbracci
    Ho finito ieri "Lo strano viaggio di un oggetto smarrito", ecco, smetti di dire che somigli ai personaggi maschili, altrimenti nella mia mente cercherò di mettere insieme le similitudini fra te e loro (Michele Vs Michele in questo caso)...ihihihi, ti riabbraccio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahahah, be', ma Giacomo era, ovviamente, bello e dannato.
      Però qualcosina - strano, per un romance (che proprio o solo romance non è) - c'era. :)

      Elimina
  7. Credo tu abbia una delicatezza ammirevole nel recensiere i libri. E' una dote veramente rara.
    Non so ancora se leggerò questo libro..intanto ho terminato Basile e ne sono rimasta molto soddisfatta.
    Buona notte
    Lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come sempre, grazie, Lea! :))
      (però, secondo me, questo potresti apprezzarlo)

      Elimina
  8. Ciao Michele, io questo libro l'ho amato e ormai fa parte di me come il passato che ci accomuna.
    Per quanto riguarda le due storie presenti nel romanzo, posso dire che ho apprezzato molto l'idea dell'autrice di mettere a confronto due personalità diverse una più scontata, l'altra più romantica,ingenua, sognatrice. È stato interessante scoprire cosa c'era scritto nel loro destino anche se il finale era piuttosto scontato. E tanto bello avere la conferma che spesso nella vita è meglio calcolare meno ed essere più attenti ai dettagli importanti senza dare nulla per scontato, soprattutto le persone. Baci Frà

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Fra! A fine lettura, posso dire di avere capito ma lì per lì, pensando fosse solo la storia del "favoloso mondo di Ada", come annunciato dalla quarta di copertina, sono rimpasto molto confuso dal passaggio, troppo brusco. Come ho detto ad Evita, da esterno, le avrei consigliato di far scivolare sin dall'inizio una storia dentro l'altra. Così, ci si affeziona a Ada e Giulia, quasi, di pari passo. :)

      Elimina
    2. Si forse hai ragione, per me l'empatia è stata immediata ma per altri probabilmente non li è. In questo libro c'è un pezzetto di anima mia, penso sia per questo che l'ho amato tanto. Comunque il tuo è un ottimo consiglio da esperto lettore 😊

      Elimina