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lunedì 13 giugno 2016

Mr. Ciak: La pazza gioia, Alice attraverso lo specchio, Somnia, Friend Request, Krampus

Guardandole non si direbbe. Una che si atteggia da gran signora, l’ombrellino orientale e i vestitini griffati, e l’altra tutta nervi e tatuaggi. Che siano amiche, dico. E, soprattutto, che si siano incontrate nella stessa gabbia di matti, in un rumoroso casolare toscano. Beatrice, vanitosa e aristocratica, ha il numero di George Clooney in rubrica, fa foto con il Presidente, millanta parentele tanto importanti quanto improbabili. Altezzosa e appariscente, starnazza, urla al complotto, ordisce – e intuisce – piani superiori. Donatella, a un passo dall’anoressia e dall’abisso, è tutta il contrario, con i modi rozzi, il fare taciturno, il nome in un articoletto di cronaca nera. Scappano, con i capelli al vento e le macchine rubate. Come Thelma e Louise sotto Valium. Dai guai, dalle vane minacce dell’interdizione: verso una gioia su misura. Per la prima, un bagno caldo, le bollicine, i ristoranti stellati. Per l’altra, che parla poco e piange sempre, il figlio che le tengono lontano. Non sanno tenere a bada gli sbalzi d’umore e le ricadute: cosa combineranno con il cuore tuo, spettatore medio, tra le mani? La pazza gioia, che arriva da noi dopo la calorosa accoglienza a Cannes e il da me poco apprezzato Il capitale umano, è il ritorno e la conferma di un regista che ci rendeva fieri e soddisfatti ancora prima che un Mainetti, un Genovese o un Rovere giungessero in sala, per farci gridare alla novità. Virzì non si smentisce né si svende. E nemmeno sorprende, a mio dire, con una tragicommedia che è perfettamente nelle sue corde, e senz’altro alla sua risaputa altezza. Porta con sé due fedelissime: Micaela Ramazzotti, che l’ha anche sposato; quella Valeria Bruni Tedeschi che mi fa antipatia da un po’. Il pregiudizio, però, lascia il tempo che trova. La prima avrà trovato sì un marito facoltoso, un nome, ma Virzì in lei ha incontrato la sua musa: straordinaria, in particolare, in un monologo sul lungo mare di Viareggio, in abito rosa confetto. L’altra, sorella di “Carlà”, ci sfida a non trovarla esilarante e procace, questa volta, con la parlantina a raffica, le scollature profonde, le arie da parvenu. Sono in sincronia: opposte, ma inarrestabili. Non c’è camicia di forza che tenga, non c’è sbavatura che le faccia sfigurare – qualche ripetizione al centro, ad esempio, e un epilogo poco netto. La pazza gioia fa affidamento su di loro, una scrittura preziosa, un Virzì che per galanteria fa troppo spazio alla Archibugi sceneggiatrice. E non si scappa, davanti a un’ilarità esagerata – quella di chi un po’ ride e un po’ si strugge – e una commozione che, se non fosse stato per un cinema pieno e la mia discrezione, sarebbe giunta onesta e torrenziale. Con il mare al mattino, l’intramontabile Paoli che concilia, tutta la speranza del mondo. Anche se, inclini alla malinconia, i lieto fine non ci piacciono, ma c’è chi – nonostante tutto e nonostante noi – si merita un bene possibile senza pastiglie. (7,5)

Alice, non richiesta, è tornata. Sulla terra ferma, dopo un viaggio presso i confini del mondo. Nel Paese delle Meraviglie, usando uno specchio per portale. In sala, a sei anni di distanza, con un cast riconfermato, un James Bodin che di Tim Burton scimmiotta il kitsch e l’opulenza, un Johnny Depp che, come il suo Cappellaio, è in crisi d’identità. Nei mondi vagamente ispirati ai capolavori surreali di Lewis Carroll, infatti, c’è grande preoccupazione per le sorti di colui che festeggia i non compleanni e anima l’ora del tè. Colpevole non di violenza domestica ai danni della sua bellissima moglie bensì di avere procurato la morte della sua famiglia (o almeno è quello che tra sé e sé si dice), si è immalinconito e va sbiadendo. Ritornare indietro nel tempo, allora, per saperne di più, scongiurare la catastrofe e, per la seconda volta, ricercare un lieto fine che ai matti e ai lunatici non dona granché. Tra i pochi al mondo ad avere abbastanza gradito il primo – quindicenne, lo avevo visto in compagnia, in un pomeriggio in cui ero stato particolarmente felice –, mi approccio al sequel scettico, annoiato e già messo in guardia dalla critica. Come da programma, io che eppure di recente mi sono goduto cosette come Il cacciatore e la Regina di ghiaccio, lo trovo caotico, buonista, pacchiano. Ci sono quei salti nel passato per cui ho un noto debole (e qui si vengono a sapere i segreti del Cappellaio e le gelosie tra le due Regine rivali), e c’è il non trascurabile fatto che la Alice del titolo sia poco più che una figurante, in una trama pretestuosa, raffazzonata, piena zeppa di coincidenze e buchi cosmici. Se una giovane lanciatissima come la Wasikowska, data la pochezza del ruolo, non avrebbe dovuto partecipare, fanno bene – o almeno, il solito – questo Depp in caduta libera, una scoppiettante Bonham Carter, un Sacha Baron Cohen insopportabile. Il resto è la pochezza più totale, infiocchetta ad arte dagli scaltri arraffoni dei castelli Disney: se proprio ti piacciono i ghirigori, i toni iridescenti, gli interpreti sopra le righe di personaggi fuori dal Creato, le bomboniere senza anima e confetti. (5)

Cody, passato da una famiglia affidataria all'altra, vuole una mamma e un papà che si prendano cura di lui. Jessie e Mark vogliono in casa una piccola presenza che scacci il vuoto – e gli spettri – del figlio defunto. Le carte per l'adozione, una psicologa che fa da tramite e, in poco, la loro storia può avere inizio. Ma Cody, posato e intelligente, ha un segreto miracoloso: di notte, i suoi sogni diventano veri. Il salotto, dunque, è invaso da farfalle variopinte, alberi decorati e, infine, dal riflesso di quel bambino annegato ma che, dall'aldilà, attraverso l'illusione, consola i due protagonisti. C'è un ma: a trasformarsi in realtà, anche i suoi incubi. E, in precedenza, hanno già divorato i vecchi tutori, svaniti nel nulla. Chi è l'Uomo Cancro di cui tanto ha paura? Come fermarlo, se non assecondando i rituali del piccolo: caffè forte, bibite energetiche, luce accesa per non prendere sonno? Somnia, thriller paranormale che giunge in sala nel momento più propizio, ha la firma e la direzione di Mike Flanaghan – molto apprezzato altrove per Oculus e Hush: da me, non troppo – e, nei panni dell'infante del mistero, il prodigio dell'anno: un Jacob Tremblay meno impegnato che in Room, ma che anche con un taglio netto della chioma, una sceneggiatura semplice ma d'effetto e un doppiaggio pessimo, dall'alto del suo metro e un po', assicura empatia e sconfinata tenerezza. Insieme a lui, una buona Kate Bosworth e un Thomas Jane che, al contrario dell'irresistibile Tremblay, avrebbe bisogno sì di cambiare parrucchiere. Il trio, in un'ora e trenta che scorre senza sbadigli o grossi sussulti, con uno spunto narrativo originale sfruttato né al meglio né al peggio, spinge furbamente sulla presa emotiva che, alla lontana, si rifà agli horror del filone più commovente: The Orphanage, Babadook, La madre. Il risultato, sebbene poco memorabile, mi è piaciuto: la fattura è quella dei prodotti di genere che affollano le sale nella bella stazione, né più né meno – comprimari non di prima scelta, sceneggiatura alla buona, riferimenti di cui non si è sempre all'altezza –, ma davanti agli occhi grandi dell'attore dell'anno, troppo profondi per spaventare, e a un risvolto toccante, fiabesco, qualche brivido sparso e qualche farfalla immaginaria, al risveglio in un nuovo mattino, l'ho ritrovata. (6,5)

Laura, bella e popolare, accetta tra le sue amicizie – virtuali e non – la schiva Marina: l’abbigliamento goth, una vita sociale non contemplata, la passione per l’arte e l’occulto. I suoi amici sghignazzano, ma la protagonista, non la solita adolescente superficiale e senza cuore, dà corda alla ragazza che, a lezione, siede sempre da sola. Finché non inizia a diventare invadente, a chiedere troppo: la diplomazia di Laura si esaurisce e Marina, rifiutata, si impicca, lanciando un video che diventa virale. Non va via, però: il suo corpo non viene ritrovato, la bacheca della sua nemica diventa un luogo di video truci postati dall’oltretomba, il portatile – come lo specchio nero delle streghe – potrebbe averne conservato l’anima e la malvagità. Se Somnia poteva essere meglio, da Friend Request, horror estivo ambientato nell’era Facebook, ci si poteva aspettare certamente il peggio. Invece, pur nella sua mediocrità, si guarda con piacere e qualche raro sussulto, fino a un epilogo, a onor del vero, scontato: un’escalation di suicidi, una vendetta, il cyber bullismo della vittima verso la sua aguzzina senza colpe. La ghost story più atipica si muove a colpi di click e “mi piace”; isolamento e orrore, la fobia tutta contemporanea di trovarsi tagliati fuori dai social, sono messi a fuoco da una regia cupa, spunti discreti, risultati dignitosi. Ispirato a Carrie e a un The Ring, meglio di qualsiasi Ouija, ha dalla sua protagonisti tollerabili – il principe di The Royals, il fratello minore di Gossip Girl, la bella di Fearing the Walking Dead – e un’ora e mezza che va, forse non si ricorda, ma lascia comunque intrigati il necessario. (5,5)

Ancora prima che il mio spirito del Natale morisse del tutto, c'è una cosa che ho sempre detestato: il cenone in famiglia. Solo io, tra tombolate per cui uccidere e discorsi che proprio boh, mi sono chiesto: ma sotto quale cavolo mi avranno mai trovato? Se lo chiede anche il piccolo Max che, a dieci anni, continua a scrivere lettere a Babbo Natale e a confidare nelle tradizioni. Tranquillo e sognatore, va in bestia quando iniziano le liti con i cugini più grandi, le frecciate degli zii, i silenzi sospetti di mamma e papà. Strappa la lettera indirizzata al Polo Nord, esprime un fatale desiderio. E sulla casa, al buio, scoppia la bufera: tagliati fuori dal mondo, non sanno che hanno aperto le porte all'ombra di Babbo Natale e ai suoi aiutanti. Perché la nonna, che parla solo tedesco e crede alle leggende, non vuole che il fuoco del camino si spenga? Di chi sono le risate, le minacce e gli squitti che precedono l'arrivo del famigerato nemico delle feste? Krampus, atteso lo scorso dicembre in sala e poi misteriosamente scomparso dalla programmazione, spunta in rete. Odio i film a tema che affollano Canale Cinque nel periodo fatidico, ma anch'io, come tutti, ho avuto un'infanzia piena di cult. Un posto speciale nella mia memoria, dunque, al Mamma ho perso l'aereo che eppure precede di quattro anni la mia nascita. Un'altra rimpatriata, altri parenti che scatenano il peggio di noi, e così il desiderio dell'indimenticabile Kevin McCallister diventava realtà: feste solitarie per lui, festeggiamenti di sangue per la commedia horror di Michael Dougherty, che cita – nel raccontarci l'assedio di Max e dei suoi familiari – il cinema per tutti di Columbus e, soprattutto, Joe Dante. Krampus è un home invasion sotto la neve, essenzialmente, i cui ospiti – omini di pan di zenzero assassini, clown, elfi poco amichevoli – strizzano l'occhio ai celebri Gremlins e ai giocattoli in movimento di Small Soldiers. Se l'idea è stuzzicante, se il mix colpisce nel segno, la scrittura fa il minimo indispensabile: ci sono paurosi cali di tensione a metà, gli spauracchi e i sorrisi scarseggiano, il finale risulta telefonatissimo. Anche Krampus, così affascinante quando mostrato in uno splendido flashback a cartoni, pur essendo l'ospite più atteso, a tratti (nonostante la totale mancanza di ironia e la recitazione amatoriale di quel film lì) lo si preferiva nel b movie A Christmas Horror Story, che non a caso avevo evitato di recensire.  (6)

22 commenti:

  1. Tra questi titoli ho visto solo "Somnia" che, pur molto diverso da quello che mi aspettavo, non mi è dispiaciuto affatto!
    La visione di "Alice attraverso lo specchio" l'ho rimandata a data da destinarsi, continuo a leggere pareri negativi quindi... mi sa che ne posso fare a meno per ora.
    Mi incuriosisce "La pazza gioia" ;)

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    1. Alice è veramente bruttino ma, dato che neanche il primo brillasse chissà quanto, la delusione è poca.
      Virzì, invece,è splendido. :)

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  2. di virzì mi era piaciuto più il capitale umano, somnia mi ha dato le stesse sensazioni che aveva dato a te hush e con krampus mi sono abbastanza divertito!

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    1. Io Il capitale umano l'ho trovato gelido, quando invece Virzì, sin dai tempi di Ovosodo, è sempre stato molto molto di cuore. Non tra i suoi migliori, questo, gli preferisco anche l'indie Tutti i santi giorni, però solidissimo. :)

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  3. Somnia e Alice prima o poi li vedrò, ma senza fretta visto che epici non sono. Credo che Virzì lo consiglierò al marito a cui piacciono i film italiani di questo genere. :) tnx

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    1. Grazie a te!
      (Ma i film belli, Saya, piacciono a tutti: vedrai.)

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  4. Sono proprio curioso di vedere La Pazza Gioia, mentre sul sequel di Alice girerò a largo, mi è bastato il primo capitolo. :)

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    1. Il primo già era vagamente accettabile, sarà che avevo (ma mica tanto) l'età. Questo si guarda, eh, ma mi hanno disgustato questi colori forti, io che già trovo vomitevole il gusto di un autorone come Anderson :)

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  5. Somnia lo devo vedere mentre Alice l'ho trovato carino a parte l'inizio lento... decisamente meglio il primo ;)

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    1. E già il primo non è che fosse una pietra miliare... ;)

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  6. Ho visto la pazza gioia e non ti nascondo che la scena della spiaggia,quando lei raccoglie il suo vestito rosa e se ne va tutta sporca di sabbia,ha provocato un pianto irrefrenabile.
    Troppo dolore troppo rimpianto,lei bravissima.
    Come anche l'altra protagonista.
    A me è piaciuto tantissimo,mi ha emozionato come non mi succedeva da tempo.
    Gli altri titoli appartengono a una categoria per me impraticabile.

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    1. Effettivamente, non ti perdi niente.
      Sì, quella scena è molto molto commovente.
      Già con La prima cosa bella, Virzì e la sua Ramazzotti, mi avevano giocato un brutto scherzo di questi. Film molto tenero, quello.

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  7. Friend Request da me non è passato e non riesco a trovarlo, mortacci. Ci avrei tenuto a stroncarlo come merita.
    Somnia è una favola nera particolare, che è riuscita a commuovermi come non aveva fatto nemmeno La madre. Flanagan sta diventando uno dei miei autori horror preferiti e il piccolo Jacob Tremblay lo porterei a casa per coccolarlo fino allo sfinimento, santo pulcino!
    Krampus, per finire, mi aveva divertita tantissimo, più per il contorno da incubo della famiglia che per la (pur cattivissima) componente horror.

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    1. Ma Friend Request non è male, l'ho preferito a un The Boy. Purtroppo, d'estate, i parametri di giudizio tocca abbassarli...
      Lo trovi sui soliti siti!

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  8. Considerando il mio buon rapporto attuale con il cinema italiano, il nuovo di Virzì sembra avere le carte in regola per farmi dare alla pazza gioia. :)

    Somnia carino, anche se Jacob Tremblay a questo giro mi è sembrato un po' addormentato. Sarà per via della parte... :D

    A Friend Request darò una possibilità. A Krampus probabilmente anche, ma non prima del prossimo Natale. Per me la stagionalità del cinema è Sacra.

    Considerando che al primo Alice io avevo dato 3, il tuo 5 mi sembra parecchio generoso. E lo dico sulla (s)fiducia, non avendo ancora visto questo...

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    1. Per via della parte, e del doppiaggio da ergastolo.
      Krampus scommetto ti piacerà più che a me, Friend Request è molto teen (quindi potrebbe essere un bene).
      Il primo Alice, per me, era sufficiente sulla fiducia. Lo ricordo poco e non lo rivedo giusto per non darti completamente ragione ;)

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  9. Tralasciando horror minori e Alici che non mi invogliano nemmeno un po', felice che ti sia piaciuto La Pazza Gioia, anche se già sapevo e già potevo intuire :)

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  10. Virzì mi è piaciuto moltissimo e in realtà non mi ha mai delusa. Devo recuperare il Capitale umano (che pare non esserti piaciuto)e anche Tutti i santi giorni. Ero rimasta a La prima cosa bella.
    Valeria Bruni Tedeschi è stata una rivelazione.
    un saluto da Lea

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    1. La prima cosa bella era bellissimo, dovrei rivederlo.

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  11. Krampus a me è piaciuto molto di più.
    Gli altri mi mancano, ma penso che darò una possibilità solo a Virzì, evitando accuratamente soprattutto Alice.

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    1. Virzì ti piacerà.
      Su Krampus, forse ne avete parlato così bene che mi avete fatto pretendere qualcosa in più: molto carina la prima parte, ma quel tripudio di computer graphica, sul finale, mi ha un po' annoiato.
      E in Somnia si parla di figli, Ford! E Tremblay è un figlio tanto tenerello, ormai è assodato. ;)

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