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giovedì 19 maggio 2016

Recensione: Lo strano viaggio di un oggetto smarrito, di Salvatore Basile

No, io non piango. Non ci riesco più da molto tempo. Forse da qualche parte hai le mie lacrime? [...] Mi aiuti a piangere?


Titolo: Lo strano viaggio di un oggetto smarrito
Autore: Salvatore Basile
Editore: Garzanti
Numero di pagine: 302
Prezzo: € 16,90
Sinossi: Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto a casa dopo la scuola, ma quando apre la porta della sua casa nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po’ ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario. Lo ripone nella valigia, promettendo di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza dalla banchina. Sono passati vent’anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l’unica compagnia degli oggetti smarriti che vengono trovati ogni giorno nell’unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, incastrato tra due sedili, Michele ritrova il suo diario. Non sa come sia possibile, ma Michele sente che è sua madre che l’ha lasciato lì. Per lui. E c’è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito. Salvatore Basile ci regala una favola piena di magia, emozione e speranza. Una nuova voce italiana indimenticabile, che disegna un sorriso sul nostro cuore.

                                                La recensione
Quando arriva un romanzo annunciato come il caso editoriale dell'anno - un esordio conteso d'un tratto dai maggiori editori e, l'attimo dopo, già promesso ai lettori stranieri -, la curiosità c'è: orecchie tese, occhi bene aperti, una data di pubblicazione che non è mai abbastanza vicina. Lo si aspetta per scoprirne i segreti. Quando questo romanzo, però, chiacchieratissimo e pubblicizzato, sembra parlare di te, accanto alla curiosità c'è, inevitabile, il magone, e non ha proprio intenzione di abbandonarti. Lo strano viaggio di un oggetto smarrito, infatti, ha un protagonista con il mio stesso nome e un dolore, in fondo, simile. Ogni famiglia infelice fa eccezione, sì, ma durante la lettura un Michele parlava all'altro a cuore aperto. E in quel soliloquio, poi improvvisamente apertosi al dialogo, in comune c'erano la tristezza dei sabato sera, i treni in partenza, la paura di non crescere più o, al contrario, di crescere troppo in fretta. Le cene consumate in silenzio, in compagnia del vuoto, e con i piatti pieni pieni di cenere: quando ti tolgono il paradiso, come direbbe il saggio Erastos, l'innocenza va via di corsa e le portate principali mancano di sale. O, nel caso di questo Michele qui, orfano e capostazione, sanno di lacrime rubate e stracciatella bruciacchiata. In comune, prese le debite misure, restano quindi il giorno dell'onomastico, un genitore uccel di bosco e, in anni di sali e scendi dall'università, la conoscenza approfondita degli arrivi e delle partenze dei treni interregionali. Forse, gli occhi di petrolio: secchi, sottili. Sua madre, andando via, ha rubato al protagonista il suo diario segreto e tutti i sogni. Michele, adesso, ha un incarico che il padre gli ha lasciato in eredità e un hobby bizzarro. Quando il treno entra in stazione e fino al mattino successivo non va da nessuna parte, lui sale a bordo, lo tira a lucido e custodisce caramente gli oggetti che i pendolari hanno lasciato lì. Nella sua casa a un passo dalla spiaggia – dove il mare si sente, ma non si vede –, il capostazione solitario consuma una cena frugale e mette in ordine i suoi preziosissimi reperti: burattino tra i burattini, giocattolo rotto in mezzo a altri giocattoli rotti (e a ombrelli, romanzi, sciarpe, perfino blue jeans). Salvatore Basile, con tutta la delicatezza e la simpatia di cui è capace, tratteggia le idiosincrasie, i tic e le peculiarità di un novello Pinocchio. Un ninnolo smarrito, un pezzo di legno inanimato, che s'imbarca per trasformarsi in un bambino – e un adulto, magari – vero. Il suo, però, è un viaggio all'inverso: lui segue le tracce di una mamma che ha dato forfait senza motivo, e non il contrario, e Geppetto e la Fata Turchina, a dirla tutta, si somigliano un po'. 
Lui, dopo una vita di logorante routine, sempre avanti e dietro, sempre avanti e dietro, macinerà chilometri e, con gli occhi, divorerà paeselli da cartolina e città dell'entroterra. Accanto a lui, l'uragano Elena, che tira in ballo la sorella ogni tre per due e domanda a Michele, così, senza prima avvisare, di che colore è la sua anima. La venticinquenne, tenera e un po' matta, somiglia alla Pastorelli di Lo chiamavano Jeeg Robot, gli regala un cellulare di seconda mano e, soprattutto, davanti alle rimostranze di lui, è tormentata dal dubbio: le loro anime, le loro solitudini, faranno pendant? Lì per lì mi aspettavo qualcosa di più o, comunque, qualcosa di diverso: non chiedetemi cosa e dove. Non saprei dirvelo. Questione di gusto e di diversa sensibilità, immaginavo. Da metà in poi, però, ho imparato a farmi andare assai a genio la scrittura lieve, i dialoghi sagaci, quella struttura da apologo, da caccia al tesoro, che solo di rado si rivela un'arma a doppio taglio. La potenziale ripetitività si stempera, se ogni personaggio, ogni addetto a passare la staffetta, si fa portatore di un messaggio importante: una donna con un figlio che ha lasciato, in un tenero ulivo, l'impronta della mano; una coppia anziana che di bambini, purtroppo, non ne ha avuti; un commissario di polizia che scarica tutte le sue nevrosi sulla propria famiglia; una macchina rattoppata che non può andare da nessuna parte. 
Ma è quando ti imbatti, lungo il sentiero, nel Gatto e la Volpe o, ancora, in un bambino che cerca un orso polare impossibile e un padre fuggitivo, che Lo strano viaggio di un oggetto smarrito - con la consapevolezza che più cresci e più il taglio si fa profondo, ma altresì che la gioia è un patto con sé stessi – ti appare bello, perché toccante, organico, assurdamente familiare. La scrittura, quella di uno sceneggiatore che ha fatto il logico salto nel mondo della narrativa, è trasognata ma cinematografica, e rivela nei dialoghi realistici – le coloriture dialettali, le parole mangiucchiate – le radici di Salvatore: la nostra bella Napoli, dico, e il piccolo grande schermo. La fiaba, quella di un burattino – l'uomo della stazione, infatti, non ha che la classica divisa infeltrita, le uova a cena, un vecchio film prima di andare a dormire – che lungo il cammino per diventare reale, di carne e ossa, si scopre confidente, esploratore, parente di sangue, amante. 
Mia mamma, dopo dicembre, è tornata nella mia vita. Però qualcosa è cambiato. La vedo, se tutta va bene, una volta al mese, e ogni volta mi tocca rimetterla su un treno e vederla ripartire. Su un Freccia che è sfrecciato, una volta, un'avventura paradossale che un giorno, spero, vi racconterò per bene. Mia mamma se ne va, dopo un caffè al bar della stazione, e porta spesso con sé qualche libro dei miei. 
La prossima volta, per augurarle buon viaggio e far sì che mi senta vicino durante il tragitto, le metterò in borsa il romanzo in cui, metaforicamene, compaio nei titoli di coda. Eccomi lì.
All'altro Michele, perciò, domando: "Avrò il tuo stesso colore?"
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Ligabue – Per sempre

42 commenti:

  1. Che io non sia una dal cuore tenero, penso che sia chiaro ormai al mondo intero. Ma stavolta, devo ammetterlo, sei riuscito a commuovermi. E non solo perché, come ormai ti diciamo tutti e sempre, la tua è una recensione magistrale (prima o poi, sui dizionari, alla voce magistrale ci sarà il tuo nome!). Ma perché, palesemente, in queste parole c'è un pezzetto del tuo cuore!
    Un bacio

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    1. Colpa (e merito) di Salvatore e del suo Michele.
      Grazie!

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  2. Le tue recensioni mi emozionano sempre, oggi un po' di più, perché dentro c'è un po' di più di te...non sempre i genitori occupano nella nostra vita il posto che vorremmo, accettarlo è difficile ma io credo che l'importante sia che ne occupino uno, anche se non in prima fila. Ho ricevuto il libro e spero di riuscire a leggerlo presto, il tam tam pubblicitario mi ha un po' spiazzato, come a me succede spesso, quindi mi fa piacere scoprire che sotto quella bella cover pastello ci sia dell'altro :) Un abbraccio

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    1. Un abbraccio a te, Stefania.
      Io sono curioso, molto, per l'esordio di Evita Greco.
      So che anche tu, su Facebook, segui le sue avventure di mamma e scrittrice. Speriamo. Devo controllare (vedi, Lea?) in biblioteca :))

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    2. Sì, la seguo :) Il libro lo sto leggendo proprio adesso, sono quasi a metà, per ora lo definirei dolce e malinconico, vedremo come si evolve! Lo avrei letto in un paio di giorni, ma sto attraversando delle giornate piene di cose da fare...tra l'altro, qualche giorno fa sono uscita di corsa dimenticando di prendere il libro...ovviamente proprio quel giorno mi aspettavano ore di attesa (visite mediche). Proprio quando stavo andando nel panico, cosa ho trovato in macchina? Aspettando Bojangles *-* Mi ha salvato dalla noia! Ottima compagnia, finito in giornata ^-^

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    3. Ah, ne sono felice!
      Neanche a farlo apposta, ho parlato con Evita giusto dopo il mio commento sul blog. Dice che me lo manda presto (e conosce il mio paesello, è destino) :)

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  3. Quando scrivi questi post resto in stato riflessivo per un'oretta, con allegato occhio lucido e magone. Mi fai pensare e fare delle considerazioni personali, anche se poi riesco a sbagliare lo stesso. Sbagliare si sbaglia sempre, ma ogni sera mi riprometto di essere migliore. E' un continuo cadere e risollevarsi, preoccuparsi, voler tenere e lasciar andare....
    La recensione è scritta benissimo (che novità no?) e il libro è arrivato ieri in biblioteca e questa sera lo porto a casa con me. Direi che mi hai convinta.
    Grazie.
    Lea

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  4. Marò Miché, e io la recensione dovevo leggerla prima di leggere il libro, mannaggia. Perché io non ci ho trovato quello che ci hai trovato tu però qui lo spieghi così bene che mò sta storia mi sembra di vederla sotto un'altra luce... Ci sarebbe bisogno di una rilettura ma visto che no, al momento non è proprio il caso, magari si potrebbe consigliare la tua recensione come prefazione al romanzo. Diciamolo alla garzanti, a basile o a chi vuoi tu :D

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    1. Ahahahah, ma quante ne vuoi!
      Già sai la storia del Freccia sfrecciato in anteprima...
      Accontentati :)

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  5. Recensione fantastica e toccante, come sempre Mik :)
    Attendo il libro, dovrebbe arrivarmi a giorni, passerò a rileggere di nuovo la tua recensione a libro terminato :*

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  6. Recensione "Mr Ink" (come dice Laura ormai è sinonimo di magistrale), ma questa volta sei andato oltre, ci hai regalato un po' di Michele e mi hai commossa. Mi hai fatto riflettere su quanto le nostre scelte inevitabilmente ricadano su chi ci vive accanto: anche se sembra scontato pensarci, spesso non lo è.
    Ovviamente mi hai messo voglia di leggere questo libro, oltre a farmi ricordare che devo ancora vedere " Lo chiamavano Jeeg Robot"
    Un abbraccio, Stefi

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    1. Grazie mille, Stefi.
      E viva Jeeg! Non vedo l'ora di rivederlo in homevideo.
      Un abbraccio.

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  7. Un buongiorno con una recensione che arriva direttamente dove deve, aspetto il libro ormai non so da quanto tempo, ho anche perso le speranze. Quando penso di leggere un libro così pubblicizzato ho sempre un pò di timore..fortunatamente infondato in questo caso.

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    1. Anch'io, però la curiosità ha la meglio.
      Lo aspetti dalla Garzanti, vero? In caso, riscrivi a Francesca, che tanto è gentilissima. Anch'io lo aspettavo e si è scusata, dicendo che il Salone del libro l'ha distratta un po'. La perdoniamo? :)

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    2. Si, la perdoniamo perché è davvero molto gentile e paziente.

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    3. Francesca, sei la numero uno.
      Ci leggi? :-P

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  8. Questo libro mi è piaciuto, tanto anche. Mi ha lasciato un pochino di amaro in bocca perchè alla fine determinate cose non mi hanno sorpreso per niente, me le aspettavo.
    La tua recensione è sentita, ti tocca da vicino e fa commuovere. Ecco, forse non concordo con la canzone di Ligabue perchè a me lui non piace proprio - non mi uccidere -
    Un abbraccio
    Baba

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    1. Non piace nemmeno a me, ma per nulla, e tutti mi dicono sempre malissimo. Ci diamo la mano, Salvia
      Però c'è un punto in particolare, in cui Luciano rievoca la mamma che cucina ascoltando Sanremo, che mi ha ricordato la storia di Salvatore. Tra l'altro, in chat, mi ha rivelato che lui questo brano l'ha ascoltato e riascoltato, durante la scrittura dell'ultima parte. :)

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    2. Caspita allora siamo proprio due mosche bianche. Piacere! Ascolterò comunque la canzone, sono molto curiosa adesso|
      A presto :-)

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    3. Ah, ma quindi parlavi per partito preso. :-P
      Il Ligabue di adesso, più anziano, non mi dispiace.
      Ascolta e dimmi. Ha un bel testo senz'altro.

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  9. Ciao questa recensione è favolosa...proprio sabato ho preso tra le mani questo libro lo stavo per comprare ma qualcosa non mi ha convinto e l'ho riposato...ma leggendo le tue parole non solo mi hai commossa ma mi hai fatto anche venire una gran voglia di comprare il libro :-)

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    1. Ma grazie!
      Tra parentesi: ero convinto di essere tra i tuoi lettori fissi, e invece no. Anche se in ritardo, ho rimediato. :)

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  10. Te lo avevo chiesto qualche post fa e mi rispondi con righe che gridano: "Corri a leggerlo". E corri a prendere pure i fazzoletti.
    Anche per quello che hai scritto di tuo, non solo per il libro :)

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    1. Ah, e mi ero perso il post in questione, allora.
      Ti ringrazio! E sì, leggilo.
      Hai risparmiato su Adesso della Gamberale, tanto :-P

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  11. Oggi sono in ritardo! ho appena acceso il pc e trovo il tuo post su questo romanzo che mi incuriosisce alquanto (ha pure commosso La Libridinosa, mica roba da poco!). Adesso il dilemma è...sarà bello quanto questa tua recensione? Mi metti sempre in crisi ;)

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    1. Ti ringrazio, Tessa!
      Stavo quasi quasi per metterti la "r" dei ritardatari sul registro :) Alla Libridinosa è piaciuto forse più che a me - dalla mia, penso ci sia una parte un po' ripetitiva all'inizio - e conosco solo (Gira)Sonia di lettrice soddisfatta sì e no. Vuoi fare eccezione proprio con il romanzo di Salvatore? Leggi e dicci.

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    2. Ah, ma io son bastian contraria! e ho strani gusti. Ti farò sapere :)
      Ps) domani porto la giustificazione :P

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    3. Più bastian contraria di Daniela (Daniela, dove sei?) non penso, ahahahah! :)

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  12. Finalmente l'oggetto smarrito ha ritrovato la via di casa ed è arrivato anche a me, che la bella Napoli la raggiungerò ad agosto piena d'eccitazione. Lo amo già questo libro, anche solo leggendo il tuo pensiero, come sempre unico. Ciao Mik!

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  13. confermi il mio primario parere sul libro. non vedo l'ora di leggerlo!:)

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  14. Lo avevo snobbato, lo ammetto. Perché quando sento le parole "caso editoriale dell'anno" e "esordio conteso" divento sempre scettica e... sì, mi viene l'orticaria. Ma la tua recensione è davvero bella, Mr Ink e le stazioni ferroviarie mi piacciono tanto, profumano un po' d'infanzia... insomma, mi hai fatto ricredere, potrebbe essere una lettura adatta a me ^^

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  15. Devo essere onesta: ho messo nella lista da leggere - che poi, chissà quando lo farò- questo libro sin da quando me ne è stata segnalata l'uscita e ho subito pensato che prima di leggerlo, avrei aspettato la tua recensione (ero sicura che lo avresti letto!). Ora sono davvero impaziente di farlo anch'io e di provare a emozionarmi un po'. Non credo che mi identificherò così tanto come è successo a te-ma spero di capire, almeno. Comunque, bisogna proprio che te lo dica anch'io. le tue recensioni sono bellissime, così dolci, delicate e personali..E questa mi ha commosso anche un po' :)
    Un abbraccio

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    1. Ti ringrazio tantissimo, Mari.
      Penso, comunque, che sia veramente una bella bella storia.
      Piacerà - e emozionerà, quindi - senza distinzioni. :)

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  16. Lo sto leggendo e lo trovo carino, mi è piaciuta la scelta di usare i treni e il fatto che conserva tutti gli oggetti smarriti in modo legale. Anche a me la protagonista ha ricordato quella di: Lo chiamavano Jeeg Robot x)
    Buone letture!!

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  17. ciao, ti ho trovato un po' per caso, cercavo i dati di questo libro perchè stavo scrivendo la recensione... mi sono resa conto di averti su facebook ma che ancora non seguito il tuo blog. Sono senza parole e un po' di lacrime, ma va bhe io piango per tutto. Spero che questo libro ti sia stato vicino, ti abbia fatto vedere che oltre ai treni che partono di sono anche Elena e la sua vita, spero tu abbia un'Elena, un orso polare, qualcosa che ti faccia credere che la vita è bella. Io ho affrontato una cosa un po' diversa, ma avevo completamente perso la fiducia nelle persone, mi ero sentita tradita e mi ero chiusa nella mia quotidianità fatta di schemi, regole date da me che mi limitavano, poi ho incontrato la mia Elena, che è proprio quella del libro un torando, e con i suoi gesti inaspettati ho ripreso la mia vita. la mia allegrai.
    come ho scritto nel mio post te lo chiedo anche a te. che colore sei ?!
    io rosso, come il palloncino che ho sempre in camera regalo dalla mia Elena che mi ricorda che la vita è proprio bella.

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