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venerdì 25 maggio 2012

Recensioni a basso costo: L'ultima Profezia, di Liz Jensen

Ciao a tutti! Oggi posto la recensione di un nuovo titolo della collana TimeCrime che, ho letto nei commenti relativi alle nuove uscite, attirava molti di voi. Grazie alla gentilissima Martina, responsabile dell'ufficio stampa, ho avuto modo di leggerlo in anteprima, ma, tra compiti di fine anno e stressanti interrogazioni, riesco a postare la recensione con un giorno di ritardo dall'arrivo nelle librerie. Vi auguro una buona lettura. Un abbraccio...apocalittico...a tutti!

Titolo: L'ultima Profezia
Autrice: Liz Jensen
Editore: Fanucci “TimeCrime”
Numero di pagine: 437
Prezzo: € 10,00
Data di pubblicazione: 24 Maggio 2012
Sinossi: Durante un'impietosa estate di caldo biblico e tempeste, la maggior preoccupazione di Gabrielle Fox è quella di ricostruire la propria carriera di psicologa dopo un terribile incidente d'auto. Ma quando le viene assegnato il caso di Bethany Krall, un'adolescente psicopatica che ha ucciso la madre e vive rinchiusa in un manicomio criminale, Gabrielle inizia a pensare di aver compiuto un tragico errore. E ha ragione: la sua giovane paziente non è una semplice assassina. Nelle sue allucinazioni c'è qualcosa di inquietante, di orribilmente reale: Bethany può vedere, molto prima che accadano, catastrofi che si stanno per abbattere sul pianeta, piccole apocalissi che andranno a comporsi, nel tempo, in un misterioso disegno finale dal quale nessun tentativo di fuga, nessun possibile esodo sembrerà poterci salvare. Eppure, quando Gabrielle se ne rende conto, nessuno le crede. Ci sono profezie troppo spaventose perché le si possa prendere anche solo in considerazione, e l'unica cosa che le resta da fare è portare via con sé Bethany, in una disperata corsa contro il tempo... 
                                                                             La recensione
Un cruento incidente d'auto che ha spazzato via vite e sogni. La pena e il rimorso immane di chi resta. La voglia di ricominciare tutto altrove. Di nuovo.
Un trasferimento, la vita monotona nella torrida e quieta periferia inglese, un caso importante per riscattarsi e trovare fiducia in sé stessa.
La psicologa Gabrielle Fox – trent'anni, due gambe ormai morte ed inutili, il cuore addolorato dalla perdita e un'identità stravolta – sperava che il suo nuovo incarico le avrebbe portato tranquillità e pace, ma invece, nel fatiscente Oxsmith Hospital, ha trovato Bethany Krall. China su un block notes, la sedicenne che è sotto le sue cure disegna scenari apocalittici e verità nascoste, rendendo le sue labbra veicolo di sibilline parole.
E' violenta, brutale, dotata di un'ironia letale e di una forza animalesca. E' un mucchietto d'ossa e vestiti, il cui enigmatico sorriso – al contrario di quello della maggior parte delle ragazze di quell'età – non brilla solo del metallo dell'apparecchio odontoiatrico, ma di inquietanti consapevolezze che vanno al di là delle comuni certezze e della realtà stessa. Lei è un'assassina celata nelle vesti di una fragile teenager. Legge i segni del cielo, conosce il linguaggio della terra e del sangue, vede nitidamente le cose prima che queste ultime accadano.
Suo padre, rimasto vedovo dopo il violento omicidio della moglie, la reputa l'Anticristo; una creatura del demonio venuta al mondo per distruggere, con una serie di sciagure, l'umanità intera.
Gabrielle è una donna di scienza. Non crede in Dio e non crede nel Diavolo. Ma, quando le profezie di Bethany si cominceranno a realizzare una ad una, il confine tra giusto e sbagliato, scienze e fede, diventerà più sottile. Cosa si nasconde in quegli occhi profondi e misteriosi che ci scrutano dalla copertina? L'anima di un demone o la volontà di un messaggero celeste che è venuto per salvarci?
Liz Jensen, giustamente osannata all'estero per l'inusuale stile che sembra pervadere ognuno dei suoi libri, con “L'ultima Profezia”, si fa conoscere dai lettori italiani.
Il suo è un thriller atipico, che nel corso della lettura imbocca svolte inaspettate e si allontana dal sentiero che la sinossi sembrava aver tracciato nelle idee dei lettori. Parte come un tipico romanzo di tal genere (una protagonista dal passato burrascoso, un trasferimento per ricominciare a vivere, l'affacciarsi attoniti sulla squallida e amara realtà degli ospedali psichiatrici...), ma, mentre le pagine che ci separano dalla fine si fanno poche, prendendo le distanze dal fascino spaventoso di Omen – Il presagio e rinunciando a fare della piccola coprotagonista una personalità subdola e oscura degna di Hannibal lecter, l'autrice, con un inaspettato rovesciamento, cambia i tratti che avevano caratterizzato il canovaccio dell'Ultima Profezia, rendendolo un romanzo completo e “in divenire”.
Passa, forse con troppa poca gradualità, da thriller psicologico a horror apocalittico. Il tutto può creare sorpresa nel lettore più duttile, ma una certa confusione in colui che sperava di godersi la lettura di un sobrio giallo nei canoni delle passate pubblicazioni TimeCrime.
Io, come spesso mi accade, mi trovo nel mezzo dei due possibili schieramenti. Da amante dell'arcano e degli horror a sfondo religioso, avrei preferito un qualcosa di più congeniale alle caratteristiche del genere; da amante del cinema hollywoodiano, d'altra parte, mi posso ritenere appagato dalla forza espressiva della Jensen. E' in grado si stupire - tra le righe - con giochi pirotecnici ed effetti speciali, strizzando l'occhio ai blockbuster di Bay e Emmerich, e di fare di uno stile corposo e descrittivo un'arma che strappa il fiato dai polmoni.
Meraviglioso vedere concretamente il monumentale potere dell'immaginazione. Distrugge e crea. Come se guardasse il mondo da una macchina da presa, la scrittrice inglese cattura gli sguardi e i gesti della folla, mostrando l'isteria, il pessimismo e la screditata superstizione che porta i disperati a riunirsi in sette estremiste e a scavarsi una via di fuga a discapito di malcapitati indifesi. Opinabile, invece, la scelta di utilizzare il presente nel narrare gli avvenimenti: rende il tutto metastorico e frenetico, ma, soprattutto in estreme scene d'azione (Vedi Hunger Games, di Suzanne Collins), trovo la narrazione più sonnolenta e appesantita. Arrabbiata e schietta la voce della protagonista, che, grazie agli intensi monologhi che aprono alcuni dei capitoli, viene posta a emblema degli uomini, colpendo per quel misto di dolcezza e cinismo che la contraddistingue.
Carico di speranza il suo amore per il fisico Frazer Melville, delicato e irto di aculei il rapporto con Bethany, il cui personaggio, se meglio caratterizzato, sarebbe potuto entrare di diritto tra i preferiti dei lettori. Ricordando la Alessa di Silent Hill, la Lilith di Case 39 e la Amy de Il Passaggio, il suo personaggio non è nemmeno troppo originale, ma, se arricchito da motivazioni meno vaghe e stringate, i suoi gesti sarebbero parsi più motivati e la sua tragica storia più commovente.
Punti di vista e opinioni diverse si intrecciano, dunque, puntando a muovere gli animi, a screditare l'illimitata avidità degli uomini e a riflettere sui deboli meccanismi che governano la nostra terra. Non sono alieni e forze antiche a minacciarci. I nemici dell'avvenire, infatti, siamo solo noi stessi.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: The Kill – 30 Seconds to Mars 

4 commenti:

  1. Cordiali saluti Mr Ink. Ok, forse dovrei essere un po' meno formale, ma il tuo nikname mi fa pensare ad un nobile Lord, non ce la faccio proprio a scriverti un semplice "ciao".. Scusa la mia pazzia xD
    A parte le mie stramberie..
    Ti ringrazio molto per essere passato da me e per aver commentato! ^^
    Scusa se io ho impiegato un po' più di tempo, ma visto che siamo coetanei non ti sarà difficile credere che la scuola mi sta impegnando davvero molto >_>
    Oltre ciò ti faccio i miei complimenti per il blog, interessante e versatile =)
    Ad ogni modo, ho concluso l'altro giorno il libro "Apprendista Sirena" e mi accingo a pubblicare la recensione. Non so se preferisci farti un'idea prima di cominciarlo o se al contrario vuoi cominciare come "tabula rasa" ^^

    Ossequi, Mr Ink! ;)

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  2. Ahahahha, ciao Yvaine! Grazie per essere passata :)
    Non ci avevo pensato alla questione del Lord Inglese! Se vuoi, chiamami Mik! Meno informale xD
    E tu ti chiami come la Yvaine di Stardust? *-*

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    1. Ahahah, magari! No, il mio nome non mi piace per niente >_>
      Per la cronaca mi chiamo Manuela, ma prediligo l'abbreviazione u.u
      Chiamami come preferisci, ho talmente tanti nomignoli che non me li ricordo più nemmeno io xD

      Ps: posso aggiungerti come amico su aNobii? ^^

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