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venerdì 8 marzo 2024

And the Award goes to: Povere creature | La zona di interesse | Past Lives | American Fiction | Killers of the Flower Moon

Lanthimos, visionario, sorprende anche per tempismo: il suo ultimo film è il lato oscuro di Barbie. Orgiastico e stordente, racconta le avventure di una creatura in polemica con il suo creatore: passerà da un padrone all'altro per conoscere il sapore delle ostriche, degli umori corporei, del sangue. Al regista greco si può sì rimproverare una parte centrale ridondante, scarso equilibrio (a differenza che in La favorita, insuperato), ma la sua Bella zoppica prima di imparare a danzare. La interpreta una Stone senza vergogna, che trasforma il suo corpo in un bignami di tutti gli stadi dell'evoluzione umana e di tutti gli studi di genere. Deliziosamente blasfema (è Madre, Figlio e Spirito), fa fiorire nei personaggi maschili emozioni sconosciute – la tenerezza in Dafoe, la gelosia in Ruffalo – e diffonde la buona novella intrisa di positivismo. Il suo ritorno alla vita è un inno alla gioia spoglio di retorica, che semina scompiglio fra i perbenisti. Ma l'indimenticabile Baxter, che imparerà presto a non masturbarsi a tavola, a non sputare il cibo sgradito, a non parlare di sesso in pubblico, è una provocatrice schierata contro i mulini a vento dei costrutti sociali. Guicciardini scriveva: “Lo ingegno più che mediocre è dato agli uomini per loro tormento”. E alle donne? L'esperimento che sperimenta ha testa, cuore e clitoride. (8)

Urgente”, “necessario”, “importante”. Lo hanno commentato tutti, e tutti con gli stessi aggettivi. Lo sapete: è il dramma sull'Olocausto che non mostra mai i campi di concentramento, ma la banalità delle famiglie naziste. Lo sapete: in casa Hoss, un paradiso da proteggere, poco importano le urla, gli strepiti, i pianti che cozzano contro il nitore della fotografia; poco importano le piogge di ceneri. Il turbamento dello spettatore nasce proprio lì: dalla freddezza glaciale dei lunghi quadretti domestici; dallo scollamento tra immagine e sonoro. Sperimentale, l'ultimo Glazer si poggia su un'idea vincente. Per quanto stimolante, però, non è un film che ho sentito visceralmente. L'estetica, fulgida, ne fa un'asfittica camera ardente. L'approccio, nuovo, non basta a reggere l'intera visione. I protagonisti, inquadrati in campo lungo, si muovono come i concorrenti di un reality. Resto un amante del cinema narrativo. E La zona di interesse racconta una storia bruttissima, restando per tutto il tempo su una soglia che – se non concettualmente – non ha suscitato interesse. Esporci agli orrori senza filtri, senza morale: ci renderà sempre più saggi o più assuefatti? Vincerà, ma non è il "mio" Miglior Film.  (7)

A vent'anni di distanza dal loro ultimo incontro, una vecchia coppia si dà appuntamento. A New York parleranno di scelte, seconde possibilità, predestinazione. Pacata presa di coscienza, in cui tra le righe si riflette anche di ambizione femminile e identità culturale, Past Lives si inserisce nel filone delle romcom indie. Impossibile non pensare a Linklater, Coppola, Kar-Wai. Immancabili le lunghe carrellate, una città da cartolina, i silenzi riempiti dalla densità di certi sguardi. La regia è una carezza; i protagonisti, dotati di una chimica incantevole, animano un triangolo dagli esiti piuttosto prevedibili. Ma a rimanere impresso è soprattutto il marito di lei, tagliato fuori dai dialoghi dei due innamorati ritrovati; incapace di decifrare i sogni della moglie immigrata e, per questo, inconsolabile. Agrodolce e discreta, Song non osa variazioni sul tema e regala ai romantici tutto ciò che si aspettavano. Volutamente algida, confeziona un film (per qualcuno già cult), forse più fortunato che bello. Past Lives è un ordinario esordio da Sundance che gode di una vetrina straordinaria: gli Oscar. Si ha, tuttavia, la sensazione di averlo già visto altrove. Magari in un'altra vita? (7)

Uno scrittore afroamericano incappa sempre nel solito rimprovero: non scrive storie abbastanza nere. Gli editori, bianchi, bramano vicende di tossicodipendenza, criminalità, sbirri violenti: tutto pur di sgravarsi la coscienza e alimentare il cliché. Per scherzo, il protagonista scrive un guazzabuglio di luoghi comuni. Il romanzo diventerà prima un bestseller. Diciamolo: candidato a cinque Oscar, American Fiction avrebbe meritato soltanto una nomination per la sceneggiatura. Già premiato al Sundance, non brilla per fattura, ma è un'inaspettata ventata d'aria fresca. Originale, divertente, leggero ma non troppo, è una provocazione intellettuale che scardina i meccanismi dei successi editoriali e dei premi letterari. Nonostante le premesse memorabili, il potenziale del tema non viene pienamente sfruttato. Le pieghe pirandelliane vengono talora messe in secondo piano dalle vicende familiari del protagonista; la satira viene stemperata dall'Alzheimer di una mamma anziana, dal coming out del tormentato Sterling K. Brown, da un matrimonio e un funerale. Ma si ride, e di noi. Quante volte abbiamo definito un romanzo “coraggioso”? Quante volte abbiamo fatto ridere sotto i baffi qualcuno come Jeffrey Wright, qui diviso tra orgoglio e denaro? (6,5)

Tratto da una storia vera nerissima, è il film più impegnativo tra i candidati. Con le sue oltre tre ore di durata, è un atto d'accusa contro gli abusi dei bianchi a danno dei nativi. L'indignazione e lo sgomento vengono soffocati dai ritmi dilatatissimi e dall'andamento prevedibile; la piega giudiziaria dell'ora finale, in particolare, annoia e affatica. Leonardo DiCaprio, imbelle, si lascia traviare da un'eminenza grigia con il ghigno di Robert De Niro. Teatrali e gigioneggianti, finiscono per mettere in ombra Lily Gladstone: una mater dolorosa sobria e piena di contegno la cui recitazione misurata, lontanissima da quella grandattoriale del duo, appare piatta al confronto. Dirige Martin Scorsese: la storia del cinema in persona. Ma il cinema è anche andato avanti. E questo classico western di denuncia, con il solito classico Scorsese alla macchina da presa, mostra un regista ormai fermo alla stessa impostazione rigorosa, ai soliti attori virtuosi, alle stesse storie solenni. Lo si candida per rispetto reverenziale. Ma pochi vedranno questa sua ultima fatica film fino alla fine. (5)

10 commenti:

  1. Tra tutti, quello che mi è piaciuto di meno è American Fiction (l'ho trovato debole, pur con le sue buone intenzioni), mentre Scorsese su di me esercita sempre il suo fascino, e Killers of the Flower Moon non mi è pesato neppure un secondo. La mia preferenza andrebbe a La zona di interesse o Povere creature, sebbene non mi abbia conquistata quanto avrei voluto.

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    1. American Fiction non graffia. Premio Oscar immeritatissimo. A questo punto, meglio Barbie: didascalico, ma con più di qualche scena memorabile.

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  2. Scorsese ormai è fissato col far durare i suoi film un infinità, è questa cosa funziona solo se il film ha un ritmo omogeneo, e non è questo il caso
    La zona di interesse e Povere creature mi sono piaciuti anche se mi è mancato qualcosa ,tipo nel film di Lanthimos certi argomenti potevano essere sviscerati meglio

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    1. Se non dura quanto un supplizio, non è Scorsese a quanto pare...

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  3. Non ho visto Past lives e nemmeno American fiction, tra questi sono con Scorsese, il suo film mi è piaciuto parecchio.
    Ho trovato Povere creature bello visivamente e il comparto tecnico, costumi e trucco interessanti. Resta una favoletta che ho trovato banalotta. Ridondante, io che Lanthimos faccio fatica a sentirlo genuino mi ha fatto quasi rimpiangere gli altri suoi film.
    Su La zona d'interesse non mi pronuncio, evidentemente vado controcorrente, devo ancora capire se 'mi è piaciuto ', uscita dalla sala avevo grandi remore, ho pensato e ripensato a questo film, all'idea del regista, ma c'è qualcosa che mi infastidisce....siamo lontani da Il figlio di Saul, credo che certi argomenti meritino altro, nel mostrare poco ha comunque 'fatto spettacolo ', non mi so spiegare, una parte di me ha detto 'no'.

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    1. Devo recuperare Il figlio di Saul, sai? Ci ho pensato il mese scorso, in viaggio a Budapest.

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  4. Povere creature! è una bomba!
    Ironia della sorte, perderà contro il film sul "papà" della bomba atomica

    La zona d'interesse l'ho trovato anch'io freddo, però a distanza di giorni dalla visione ancora mi ritrovo a pensarci, al contrario di altri film che lì per lì mi hanno coinvolto di più, e credo sia un merito non da poco

    Past Lives e American Fiction sono già diventati dei miei cult personali

    Killers of the Flower Moon dopo una buona partenza diventa pesante e sfiancante. Parole sacrosante: Scorsese ormai lo nominano più per rispetto reverenziale che per reali meriti :)

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    1. Purtroppo, in questa annata, a me i colpi di fulmine sono mancati. Forse il mio film preferito era il piccolo The Holdovers, paradossalmente.

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  5. Tanto la pensiamo uguale su "Povere creature", tanto siamo distanti su Scorsese 😅 non poteva durare troppo. Il nostro sodalizio, dico, non il film 🤣

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    1. Tre ore e trenta sono troppe anche per noi, ahahahah!

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