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giovedì 18 novembre 2021

Recensione: Mexican Gothic, di Silvia Moreno-Garcia

Mexican Gothic, di Silvia Moreno-Garcia. Mondadori, € 18, pp. 320 |

I tappeti di foglie secche, le nebbie del primo mattino e le suggestioni di un Halloween da poco trascorso mi hanno spinto tra le pagine di Silvia Moreno-Garcia. Il suo romanzo d'esordio, in pendant con la stagione autunnale, era un richiamo irrinunciabile. Attesissimo dagli appassionati del genere, chiacchierato in lungo e in largo sui social, Mexican Gothic è un tunnel degli orrori che ho percorso all'oscuro dei pericoli in agguato. Il titolo è un biglietto da visita. Ambientata in America Latina, la ghost story unisce il fascino del genere horror all'esotismo di un'ambientazione insolita: il tutto è poi arricchito dall'eleganza degli anni Cinquanta, che rimandano naturalmente ai classici del cinema e ai fasti del divismo hollywoodiano. Avvenente come un'attrice, Noemí non è la tipica damigella ingenua: sfrontata, irriverente e modernissima, studia antropologia e semina dappertutto cuori infranti. Messa in allarme dalle lettere deliranti della cugina – vittima di una febbre alta, o forse di un maleficio –, la protagonista raggiunge la parente nella residenza del marito: High Place. La casa, grande e decadente, appartiene a una famiglia inglese: dopo essersi arricchiti con le miniere d'argento, i Doyle non hanno mai abbandonato il Messico. Cosa li trattiene lì? Descritta come un organismo senziente, la residenza è una gabbia dorata con qualcosa di marcio nascosto sotto la carta da parati. Come spiegare altrimenti le inquietanti perversioni degli abitanti? Mentre il patriarca infermo detta legge dalle proprie stanze, il mefistofelico Virgil e sua cugina Florence gestiscono gli ospiti con il pugno di ferro. Unico punto di riferimento per Noemí: Francis, un giovane malinconico che raccoglie funghi nei cimiteri e coltiva un frustrante desiderio di fuga.

I muri mi parlano. Mi raccontano segreti. Tu non ascoltarli, copriti le orecchie con le mani. Ci sono i fantasmi. Sono reali. Prima o poi li vedrai.

Per un bel po' Mexican Gothic segue le tappe di un copione noto: a metà tra Rebecca e Crimson Peak, si muove sinuosamente tra gli archetipi dell'immaginario gotico e semina lì indizi, simboli. Qual è il nesso tra l'uroboro, il serpente che si morde la cosa, e il lignaggio dei Doyle? Come mai le tante conversazioni scomode a proposito dell'eugenetica? Costellato di incubi, flashback e dialoghi rivelatori, il romanzo intriga grazie allo sfrenato citazionismo della prima parte – complice lo stile ammaliante dell'autrice – e delude infine nella seconda, destinata a gettare le basi di una mitologia familiare non troppo solida. Non soltanto le risposte ai misteri di Moreno-Garcia appaiono precipitose, ma la narrazione si fa ripetitiva e prolissa: lo si nota soprattutto nelle sequenze d'azione conclusive, gestiste senza grinta. Già destinato a diventare una serie TV, il romanzo delude nella resa del worldbuilding – appassiona più come omaggio, infatti, che come storia originale – ma brilla per l'attenzione cinematografica ai dettagli, tanto nelle efferatezze quanto negli accessori alla moda di Noemí. Glamour e turpe, l'autrice sguazza divertita nelle sale da ballo e negli incesti, nel barocco e nel cannibalismo. Ma il suo fortunatissimo esordio è una variazione sul tema con un evidente fraintendimento alla base: è ambientato in Messico, ma i suoi peggiori fantasmi provengono dall'Inghilterra. Né abbastanza latino, né abbastanza britannico, il gotico expat cerca in maniera incerta casa e radici. Vuoi unirti alla sua famiglia?

Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: The Builders and the Butchers – Spanish Death Song

4 commenti:

  1. Da un lato mi attira, dall'altro continuo ad avere la netta impressione che non mi piacerebbe così tanto da giustificare la spesa. Forse in futuro, in e-book o se dovessi avere un colpo di fortuna all'usato.

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    1. L'edizione italiana è splendida, con tanto di doppia copertina. Non lo darò via perché esteticamente è un gioiello da custodire. Ma la storia insomma, a ritmi alterni. A proposito di ghost story bellissime? Le stanze buie, di Francesca Diotallevi.

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  2. Aspetto che ne facciano una serie TV. Sperando di sguazzare come l'autrice nel cannibalismo, ahahah

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    1. La serie già me la immagino, in bilico tra sacro e trash come piace a te!

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