Pagine

lunedì 14 dicembre 2020

Recensione: Un'amicizia, di Silvia Avallone

| Un'amicizia, di Silvia Avallone. Rizzoli, € 19, pp. 447 |

Ogni amicizia è una storia d'amore. Come si resta uniti nonostante tutto? Se smarriti, come ci si ritrova? Per una coppia di amici non esistono terapisti o consulenti matrimoniali; non è previsto il sesso riparatore per riconciliarsi; non sono contemplati figli, case di proprietà, bollette da pagare o altri collanti. L'amicizia deve bastare a sé stessa in quanto tale, è pura e svincolata, è un autogoverno destinato o all'eternità o all'implosione. Senza compromessi. Ma quando finisce fa più male di una separazione: è un lutto da cui non ci si riprende più. Perché gli amori vanno e vengono, ma l'amicizia – al pari della famiglia – resta. Elisa e Beatrice non si parlano da tredici anni, e la prima si sente ancora orfana dell'ex compagna di banco del liceo Pascoli. Rifugiata nei ricordi dell'adolescenza, in una città di fantasmi di cui evita le strade principali, la protagonista recupera dal fondo del buio sei diari: lì sono contenute le cronache dei cinque anni delle superiori – i più belli – e quelle del primo anno da universitaria fuori sede, in una Bologna destinata a dividere. In apnea, Elisa trascura il Natale imminente e i propri doveri per battere al portatile questa confessione ossessiva, viscerale, sincera. Per liberarsi dell'indimenticata Bea, o forse per riappropriarsene. Chi era la Rossetti, oggi influencer amata e odiata al pari della nostra Chiara Ferragni, prima di essere sulla bocca e sugli schermi di tutti? Può forse un personaggio pubblico custodire ancora un privato, dei segreti?

Crescere è una perdita. 

Nella vita c'è chi posa e chi scatta. Sempre al di qua dell'obbiettivo, Elisa è stata un'assistente di scena, una confidente, una testimone. Mossa dal desiderio di proteggerla, a dispetto di oltre un decennio di silenzi, qui gratta la carta delle riviste patinate per cercare la donna nascosta dietro l'icona di stile. Emergerà la verità, o Bea resterà soltanto uno strappo? In un nostalgico amarcord, una Silvia Avallone al suo meglio ci conduce a ritroso alla scoperta dei dissapori tra le protagoniste. Empatica e generosa, l'autrice di Acciaio vuole un bene dell'anima alle sue ragazze. E noi non possiamo che fare altrettanto, in un romanzo generazionale densissimo che avrei voluto non finisse più. Il merito maggiore spetta in particolare alla narratrice, che ha la mia sensibilità, la mia formazione umanistica e i miei dolori. Trapiantata da Biella a un'anonima cittadina della costa toscana, Elisa conosce gli scatoloni chiusi e gli abbandoni. Affidata alla tutela di un padre dolce ma pressoché sconosciuto, stritola la cornetta in attesa di un ripensamento della madre: donna passionale e incostante, l'ha strappata a forza da una casa odorosa di hashish e ribellione per garantirle gli equilibri mancati al primogenito, l'irrecuperabile Niccolò. Topo di biblioteca con la Morante per talismano, a Ferragosto conoscerà Bea: al contrario ricca e appariscente, con una mamma-manager che l'ha educata a eccellere.

Perché si legge? Perché non rimanere altro. Nessuna vocazione nobile si annida nel gesto di aprire un libro. […] Per leggere occorrono necessità e disperazione: è una cosa che si fa in galera, in solitudine, in vecchiaia, nell'emarginazione; quando né la TV né Internet distraggono dal fatto che nella vita si perde, e si perde tutto; e chi conosci ti sembra felice e tu ti consumi d'invidia; quando l'unica soluzione è farla finita e diventare un altro. 

Strette sotto la pioggia, a bordo di un cinquantino truccato, le migliori amiche ruberanno un jeans tempestato di Swarowski e condivideranno tanto la buona quanto la cattiva sorte (la verginità persa all'unisono, le risse in cortile per un tradimento, le irruzioni abusive nel “covo”). Unite soprattutto nei momenti più luttuosi, saranno l'una la zattera dell'altra: famiglia, sostegno e ospitalità. Destinata ai luccichii del glamour ma attratta dagli stili di vita degli outsider, Beatrice più si agghinda e più si occulta. Orgogliosa e vendicativa, eccelle nelle arti femminili e seduce sottilmente i parenti di Elisa fin quasi a usurparla. Travolte dalla rivoluzione digitale e stritolate nelle maglie del tempo, le loro vite andranno alla deriva a causa dei rovesci di fortuna e delle incomprensioni. Correvano anni che ricordo benissimo. C'erano il walkman, il telefono fisso, i quiz di Cioè, i Nokia 3310, i film a noleggio, gli ammiccamenti di Britney Spears e i Blink-182 sparati in cuffia. Si parte dalla caduta delle Torri Gemelle, si passa per la torrida estate del 2003, si giunge alla vittoria ai Mondiali. Le connessioni Internet lentissime cedono il passo al dinamismo dei blog, le amicizie diventano quelle superficiali delle chat di Facebook. Qui e lì avrei voluto picchiettare sulla spalla della Avallone, condividere un ricordo per un ricordo: dirle sai, c'ero anch'io, ho il tuo stesso bagaglio di esperienze. La tecnologia diventa in fretta obsoleta. Le stelle, perfino quelle più splendenti, tramontano. E loro?

Beatrice e io avevamo quattordici anni eppure lo sapevamo già, che il futuro è un tempo che toglie e non aggiunge.

Un'amicizia ha il suono dello scirocco e degli album scartabellati. Per me è stato un po' come frugare nella borsa di una donna, scardinare il lucchetto di un diario segreto: uno scippo a tradimento, uno scasso. Ho avuto l'impressione di leggere considerazioni troppo intime per essere destinate proprio a me; dovevo averle rubate. È per questo che non ho sottolineato le frasi più belle, anche se avrei voluto. Se mi sono esentato dall'appuntare a margine i titoli di romanzi, film e canzoni che l'autrice suggeriva tra le pagine. Ne ho avuto più cura del solito, sono stato delicato, come al cospetto di qualcosa di presto in prestito senza permesso. Sono così diverse tra loro Elisa e Bea? E da me, per tutto il tempo seduto all'ultima fila di un liceo classico ormai chiuso per mancanza di iscritti? Entrambe cristallizzate, una nel ghiaccio di una perenne nostalgia e l'altra in un selfie col filtro bellezza incorporato, si evocano in un epilogo pervaso da una tensione crescente. L'una di fronte all'altra, si strapperanno pelle e capelli per vendetta, o si uniranno per ballare a Capodanno? Le catene invisibili delle aspettative disattese le hanno ancorate alle rispettive routine. Rompendole, si potranno finalmente legare in un abbraccio che spezza le ossa e rinsalda il cuore? In quest'anno di distanza sociale, l'ho sperato. “Menzogna e sortilegio”, menzogna o sortilegio, questa lettura bellissima è una macchina del tempo che mi ha risarcito di tutto l'affetto non dato: spaventato dal presente, tormentato dal futuro, mi sono allora rivolto al passato. Inforcavo un Quartz scassato, pogavo ascoltando gruppi rock nei capannoni fuori città, meditavo di fare un piercing o un tatuaggio, dicevo che sarei diventato famoso: davanti, avevo tutta la gioventù del vecchio mondo.

Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Elisa – Promettimi

14 commenti:

  1. L'amicizia è importante e necessaria per colorare le nostre esistenze!
    Me lo appunto, mi attira il pensiero di lasciarmi avvolgere dai ricordi di Elisa ♥

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Elisa è una narratrice meravigliosa. Spero che la conoscerai presto!

      Elimina
  2. Questo me lo regalo per Natale, un po' stanca, sto trascurando la lettura.... Bacio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bentrovata, Lory! Rientrerà sicuramente tra le mie letture preferite dell'anno. Quando la stanchezza passerà, goditelo!

      Sto leggendo Elena Varvello. Ricordo bene, lo avevi letto anche tu?

      Elimina
  3. Risposte
    1. Ah, okay, non so perché ricordavo di sì. Mi sta piacendo abbastanza.

      Elimina
  4. Non un libro nelle mie corde ma sembra perfetto per i gusti di mia madre. Lo metto nella lista dei possibili regali che potrei farle per il compleanno!

    RispondiElimina
  5. Dalla tua recensione sembra che Avallone sia tornata a scardinare i lucchetti delle nostre emozioni più intime e forti. Come ai vecchi tempi di Acciaio. L'avevo un po' persa, mi aveva delusa con le cose successive. Vale la pena di segnare nella mia wish list il suo ultimo libro e magari farmelo regalare per Natale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Mariella! Confermo, Silvia è tornata in forma smagliante. :)

      Elimina
  6. Ah, i primi anni zero. Non li amo quanto i '90, ma quasi.
    Mi sa che questo romanzo potrebbe piacere un sacco anche a me...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso anch'io. Un bagno di nostalgia, con due protagoniste memorabili.

      Elimina
  7. Questo libro richiama "Acciaio" il primo romanzo scritto da Silvia Avallone, o sbaglio? :) Comunque ho letto e mi sono piaciuti quasi tutti i suoi libri, mi segno il titolo, grazie per la recensione!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te! Sì, lo ricorda, ma questo ha atmosfere più distese. :)

      Elimina