Pagine

mercoledì 22 aprile 2020

Quarte stagioni e storie vere: La casa di carta, This is us | Unorthodox, A Very English Scandal

Attualmente ha il primato di essere la serie più vista al mondo. Come da tradizione, sono in molti quelli che amano odiarla: cosa che capita ai successi di pubblico che, al contrario, non riscuotono il consenso unanime della critica internazionale. Accolta con più ferocia del solito, la nuova stagione di La casa di carta è senz’altro la peggiore delle quattro andate in onda, ma il dettaglio non giustifica la pioggia di critiche. Partito negativamente prevenuto, infatti, non mi sono accorto né di cali né di involuzioni. Nel bene e nel male, l’heist movie spagnolo resta il solito: un intrattenimento al cardiopalma, disimpegnato e dai ritmi vertiginosi. Otto episodi che volano, con tanto di irresistibili punte trash – le canzoni di Tozzi e Battiato cantate da un coro di frati fiorentini –, dove vengono subito riprese le fila delle puntate precedenti. Ma dopo lo svelamento di un paio di twist che ci avevano lasciati con il fiato sospeso – come se la caveranno due personaggi dati per morti? –, la serie si concentra sul prosieguo della rapina non aggiungendo nulla alle storie dei singoli personaggi. Una guardia di sicurezza in ostaggio si libera delle manette e semina il terrore. L’azione abbonda, le sparatorie pure, ma tacciono gli attanti: soprattutto i minori. Mentre Rio e Stoccolma restano a corto di battute, con Berlino ormai mostrato in flashback superflui soltanto per amore di fandom, a farci una bella figura sono la spietata Sierra e Nairobi – quest’ultima vero cuore della stagione. Benché si parli di lingotti da fondere, non tutto è oro. Ma l’intrattenimento, se non si è pretenziosi, comunque luccica. (6,5)

Con i Pearson la magia è sempre stata di casa. Ma non si confidava mica in un miracolo. Dopo una terza stagione poco entusiasmante, iniziava a esserci aria di crisi. Deluso, non ho visto la quarta stagione puntata dopo puntata. Ho lasciato accumularle, e nel mentre mi sono giunte all’orecchio voci di corridoio: dicevano che i Pearson erano tornati in pieno stile. Mi sono fidato, ma è servito pazientare. A parte l’introduzione di un paio di nuovi personaggi – cos'avevano da spartire un musicista ipovedente e una soldatessa con tutti gli altri? –, fino all'ottava puntata rari picchi. Quelli, accanto alle lacrime, sono arrivati nella seconda metà della stagione: allora la serie si rende protagonista di una ripresa impossibile. I livelli di scrittura tornano quelli dell’esordio. Gli attori, soprattutto Mandy Moore, sono da premi. Il cuore batte fortissimo. Kate affronta i problemi da neomamma, mentre il marito pensa a rimettersi in forma fisica; Kevin insegue il vero amore e rifugge le dipendenze; Jack, indimenticato, compare a spargere saggezza nei classici flashback. Ma questa, per me, è la stagione ad honorem di Rebecca e Randall: quelli che fanno sacrifici di cui nessuno si accorge; quelli che in silenzio tutelano l’ordine, l’equilibrio e si preoccupano degli altri. Cosa succederebbe se mollassero la presa? Il rischio di scontentare qualcuno, in nome di un bene maggiore, è alto. E allora mi sono rivisto in loro, che ci regalano malinconiche visite al museo o provanti episodi what if, e ci somigliano specialmente nelle imperfezioni; nelle ombre degli stati d’animo. Più umani del capofamiglia Ventimiglia, ormai beatificato. Finalmente, più noi. (8)

È la miniserie di cui tutti parlano. La storia di Esther sta commuovendo grazie alle emozioni suscitate dall’attrice principale. A diciannove anni, già moglie, la protagonista fugge: direzione Berlino. Se la cronaca della sua rinascita sembra già vista – troppo fiabesca, con tutti belli e ben disposti: personalmente ho storto il naso, soprattutto davanti a una vocazione musicale sbucata fuori dal cilindro –, i momenti migliori si nascondono nei flashback che svelano le peggiori sofferenze. Siamo a Brooklyn, in comunità che impone ancora legami e rinunce. Esther si sposa, e il rito nuziale è una sequenza inquietante. Esther è costretta a rasarsi i capelli e a indossare una parrucca, con il taglio immortalato in presa diretta. Esther ha problemi con il sesso, e i suoceri giudicano una donna dai figli che mette al mondo. Girata in yiddish – un misto di americano, tedesco ed ebraico –, la parentesi newyorkese sorprende per l’attenzione documentaristica. E si scontra con un prosieguo sì più positivo, sì più arioso, in cui è forte la cesura tra la storia vera e l’invenzione degli sceneggiatori. Meno lodevole di quel che si legge, a causa di qualche ingenuità in esubero, la miniserie informa comunque e rivela il talento straordinario di Shira Haas. Semiesordiente, si prepara a vincere il vincibile con una performance struggente, retta interamente dal gioco dei suoi occhi meravigliosi; non da meno il marito Amit Rahav, dolcissimo giacché vittima inconsapevole. Logorati da un senso di colpa intrinseco alla loro stirpe, i personaggi vengono a patti con la libertà e il passato in Germania: una vecchia scena del delitto che, per fortuna, qui si trasforma nello sfondo di una rivoluzione. (7)

Come il titolo promette, si tratta di uno scandalo molto all’inglese. E nell’atto pratico – scrittura, regia, recitazione – si conferma essere poi una miniserie molto all’inglese. Raffinata, ironica, confezionata con una professionalità vagamente regale. Recuperata dopo il colpo di fulmine verso la sottovalutata Years and Years – sceneggia la stessa penna –, si era già fatta notare alle premiazioni per menzioni e trionfi inaspettati. Su carta ispirava poco, però, e nei fatti poco mi ha detto. Sfortunatamente non mi interessava affatto conoscere questa storia vera. Jeremy Thorpe, parlamentare, deve proteggersi dalle accuse dell’amante Norman Scott: cosa direbbe l’opinione pubblica della sua omosessualità, e soprattutto del tentato omicidio che ha escogitato? Forte della regia da maestro di Stephen Frears e divisa in tre atti, perfetta nello stile e nella forma, senza grinze, A Very English Scandal ricorda un po’ l’assurdità di I, Tonya. A quegli intrighi, a quegli strafalcioni, a quelle intimidazioni grottesche, quasi non si crede! Eppure è tutto realmente accaduto, parola di Wikipedia. La visione, tuttavia, non lascerà strascichi. La ricorderò per i duetti tra Hugh Grant e Ben Whishaw – il primo, superbo, invecchia lontano dai cliché delle commedie romantiche; il secondo, eppure molto premiato, eccede troppo in smorfie – e per una constatazione quanto mai attuale: la realtà, a volte, supera l’immaginazione. (6,5)

21 commenti:

  1. De La casa di carta ho sentito parlare molto bene, ma francamente non ho idea se vederla o meno....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non penso sia il tuo genere. Troppa azione, troppo trash.

      Elimina
  2. Ciao Ink, non ho mai visto "La casa di carta" ma m'incuriosisce... magari prima o poi guarderò qualche puntata! :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prova, o ti piace, o non ti piace. Non sembrano valere le mezze misure. :)

      Elimina
  3. Di questi ho visto solo La Casa di Carta che è talmente trash e brutto che fa il giro e si fa guardare comunque :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahahahahahah, dici bene! Io me ne lamento, ma vedrei la prossima stagione anche adesso.

      Elimina
  4. Come forse ti avevo già scritto a me La casa di carta piace nonostante sia consapevole di tutti i "difetti" che i detrattori le attribuiscono. Questa quarta stagione mi ha lasciato un po' di amaro in bocca per la lenta reazione del Professore, l'avrei voluto un po' più sul pezzo da subito. Però continuo a essere fan, e i siparietti dei frati mi hanno fatto morire!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il Professore, da quando si è fidanzato, che tontolone...
      Non a caso a farci una bella figura sono sempre i personaggi più cattivi.

      Elimina
  5. Mi sento come se fossi l'unica persona al mondo a non provare il benché minimo interesse per La casa di carta. Credo di essere l'unica che non solo non l'ha ancora vista, ma neanche gli interessa farlo.
    Sono contenta che This is us sia tornato agli antichi fasti: per quanto abbia apprezzato la terza stagione, non sono stata malissimo piangendo in ogni episodio come nelle due precedenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Parli con uno che non ha mai seguito Game of Thrones, né mai lo seguire. You're welcome!

      This is us recupera, recupera. Bellissima stagione.

      Elimina
  6. Sento parlare di questa casa di carta a iosa, in tanti la elogiano... Boh, io non ne sono attratta...
    Sarà che non sono una divoratrice di serie, per adesso sto guardando 22.11.63 e Diavoli, e mi bastano, direi :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Diavoli proprio non mi ispira.
      Quella di King, invece, vista qualche anno fa. :)

      Elimina
  7. La casa di carta, che ho sempre difeso, a questo giro non mi ha entusiasmato. Il meglio è stato regalato dalle scene trash che citi, per il resto si sono replicati un po' troppo. Quasi quasi comincio a capire le critiche... :)

    This Is Us a sorpresa in grande ripresa! Si confermeranno anche con la prossima?
    Forse no, ma per adesso bene così.

    Unorthodox è una delle poche serie di cui avrei voluto altri episodi, ma probabilmente è meglio che non l'abbiano tirata troppo per le lunghe. La protagonista spero che ora faccia le scelte di carriera giuste e potrebbe trasformarsi in una nuova Natalie Portman, o qualcosa del genre.

    A Very English Scandal ovviamente very English. Pure troppo? :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Shira è meravigliosa. Però meglio quattro episodi che allungare il brodo, secondo me. Già la miniserie ha momenti troppo irreali...

      Elimina
  8. Secondo me tutto questo odio nei confronti de La casa di carta è un po' immotivato. E' una serie fatta per intrattenere, quindi chissene dei buchi di trama e dei momenti trash? Che poi la si guarda solo per quello xD
    La quarta non è stata granché (nel senso, peggio del solito xD), però come mi tiene incollata allo schermo questa serie, nessun'altra ^^" l'unica cosa che mi ha fatto un po' girare le balle è il finale. Speravo che questa rapina si concludesse qui. SIGH.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io uguale. Proprio non ho capito il senso di portare Raquel lì...

      Elimina
  9. Della Casa Di Carta ne ho parlato dalle mie parti di come sia partita benissimo e con l'andare del tempo vada peggiorando con le trovate più assurde per stupire lo spettatore e gli inutili flashback su Berlino solo perché (mannaggia) si son giocati subito un personaggio carismatico.
    Comunque la curiosità per cosa possono inventarsi ancora prevale sulla ragione e sicuramente seguirò anche le stagioni successive, staccando ovviamente il cervello😊

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pur riconoscendo tutti i suoi limiti, ovviamente continuerò a vederla anche io!

      Elimina
  10. Sì, faccio parte di chi La casa di carta la critica. Per questo la quarta parte non l'ho voluta vedere, se anche ci fosse stato del buono (solo trash, a quanto pare) avrei guardato ancora una volta solo ai difetti.
    Capisco il successo, capisco l'attesa, ma allo stesso tempo mi dispiace che Netflix spinga sempre più verso il fanservice esagerato, che bene alla creatività non fa.

    Molto meglio Unorthodox, non perfetta, ma con il giusto cuore, e in gran ripresa This is Us. Randall forse perché mi ci riconosco anch'io l'ho odiato più del dovuto, avendo ormai occhi solo per Kevin e Rebecca, a cui finalmente viene dedicato il giusto tempo.

    A Very English Scandal lo ricordo poco, ma sì, mi era piaciuto nel suo essere un'assurda storia vera.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tu sei troppo da serie serie, effettivamente, per conoscere gli scivoloni degli spagnoli!

      Elimina
  11. La prima puntata di This is us l'ho vista un bel po' di tempo e l'avevo lasciata esattamente là, senza concluderla tutta. C'era qualcosa che non mi convinceva. Durante la quarantena, però, con tutto il tempo libero a disposizione mi era venuta voglia di iniziare qualcosa e mi è venuta in mente proprio quella: e meno male!
    Ho amato la storia, mi sono affezionata piano, piano agli attori (avevo iniziato a vederla in streaming in Italiano, dopo qualche puntata per sbaglio ho messo la versione in lingua e da quella mi è stato impossibile continuare con il doppiaggio italiano) e ho trovato alcuni espedienti narrativi geniali (per esempio il modo in cui il passato ed il presente si intrecciano sembrando, per un momento sulla stessa linea temporale). Mi sono commossa ed ho anche riso tanto, portandomi a concludere che, decisamente, questa è una delle serie più carine che abbia visto (in realtà la mia classifica non fa testo perché per me è difficile trovare una serie che, anche solo a pelle, mi convinca ad iniziarla). Non vedo l'ora che arrivi la nuova stagione, anche se so che il finale mi spezzerà il cuore sicuro :(
    Ah, comunque io Pearson Sr ci ho messo una vita per capire avesse fatto anche Una mamma per amica. Non lo avevo riconosciuto assolutamente! Meno male che ho questa bella mania di andare a Googlare qualsiasi cosa mi capiti sulla via xD

    RispondiElimina