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lunedì 4 novembre 2019

Recensione: La camera azzurra, di Georges Simenon

| La camera azzurra, di Georges Simenon. Adelphi, € 11, pp. 153 |

Si incontrano ogni giovedì. Il segnale per dirsi disponibili è un asciugamano lasciato volutamente a sventolare sul davanzale. Il luogo che ospita i loro appuntamenti sensuali e truffaldini, la camera numero tre dell’Hotel des Voyageurs. Sullo sfondo, intanto, sonnecchia pigra ma tutt’altro che indifferente la città costiera di Saint-Justin, distante anni luce dallo sfarzo metropolitano di Parigi. Gli amanti clandestini si chiamano Tony e Andrée.
Lui, sciupafemmine di origini italiane non nuovo all’adulterio, ha a casa una bambina curiosa e una moglie dimessa di nome Gisèle. Lei, moglie insoddisfatta del cagionevole garzone Nicolas, è una ex compagna di scuola da sempre infatuata dell’uomo: galeotto un guasto all’automobile, scoppia una passione bruciante all’inseguimento del tempo perduto. Gli amplessi sono famelici, orgasmi senza precauzioni – e strascichi?
I loro incontri, otto in totale, sono spalmati in undici mesi d’amore. Ma se l’inebriato Tony si dà a promesse da poco, dettate soprattutto dall’eccitamento momentaneo, Andrée al contrario ci spera: parla di un futuro insieme. Se uno dei due fosse ufficialmente libero, domanda all’amante, cosa farebbe l’altra persona? Lo seguirebbe, lo asseconderebbe: vorrebbe amarlo alla luce del sole? Le pressioni di lei alimentano le paranoie ossessive di lui; le lettere sentimentali, mandate in forma anonima, vengono scambiate per minacce davanti all'arrivo di un mistero. Se in un romanzo breve di Georges Simenon, anima del commissario Maigret, le angosciose preoccupazioni del protagonista appariranno infatti assolutamente legittime.

Non era una cosa reale. Non c’era niente di reale nella camera azzurra. O piuttosto si trattava di una realtà diversa, impossibile da comprendere altrove.

A volte spettatore passivo, altre manipolatore inafferrabile, Tony è sottoposto a interrogatori ininterrotti inframmezzati dai flashback della tresca. Inequivocabilmente, c’è un cadavere di cui domandare spiegazioni. Ma difficile dire chi sia il morto, se non a un passo dalla fine, o anticipare  le contraddizioni dei protagonisti sotto indagine. Una cosa è certa: l’adulterio non è la sola macchia sulla coscienza dell’italiano. Benché raccontato in terza persona, La camera azzurra sembra avere la voce stessa del coro degli accusatori. Al contrario di quella compagna ignara per quieto vivere, in provincia tutti sapevano delle lenzuola sgualcite dopo le visite all’hotel.
La struttura è originalissima, i gesti dei personaggi restano ambigui anche nella chiusa a effetto, frasi e immagini tormentano il lettore come un sinistro refrain. La carica erotica che sprigionano le pagine – i dialoghi scabrosi, gli umori corporei messi al vaglio – appare insolita per gli anni Sessanta. Il mio primo Simenon, acquistato sovrappensiero all’edicola della stazione, si è lasciato divorare in un pomeriggio. E affascina ancora per la modernità dell’orchestrazione, per le malie di una femme fatale nell’ombra e per lo spaccato veritiero di una routine matrimoniale che ha bisogno di una scintilla estranea per sopravvivere oppure bruciare. Dal mistero, però, mi aspettavo qualche lato oscuro più accentuato; spire avvolgenti in cui perdermi fino all’asfissia.

Era vero. In quel momento tutto era vero, perché viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire.

Il parziale apprezzamento del classico del noir deve fare i conti con la mia famigerata incapacità di astrarre. Se razionalmente so che la penna di Georges Simenon è giunta ben prima di The Affair, Attrazione Fatale e L’amore infedele a scandagliare le pieghe pericolose delle relazioni extraconiugali, passando alla pratica è stato invece difficile godersi appieno la storia avendo già fatto la conoscenza di film e romanzi che ne hanno saccheggiato le idee, le intenzioni, gli spunti. Il rischio: far perdere alla lettura parte della sua carica eversiva, con una vicenda rivista spessissimo in tempi recenti attraverso ammodernamenti, semplificazioni, riscritture non dichiarate.
Resta uno spirito che fa tutt’oggi la differenza. Il desiderio di non farne una semplice indagine, mettendo al centro – del tavolo autoptico, del letto – non l’intreccio arzigogolato bensì i personaggi nudi e crudi. Uomini e donne sfaccettati, pieni di secondi fini e doppiezze, che preoccupano e divertono da morire. Mi ha ingannato la fama dell’autore. Se il giallo mi è parso meno abbagliante del previsto, ho preferito allora lasciarmi ipnotizzare dall’azzurro di una camera da letto in cui si è fedeli soltanto agli istinti animali e alla stricnina.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Gino Paoli - Il cielo in una stanza

10 commenti:

  1. Splendida recensione che invoglia a leggere questo romanzo dai temi sempre attuali. Prendo nota :)

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    1. Grazie mille! Una amante dei thriller come te, non può non leggerlo.

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  2. Ciao!
    È qui che mi aspetta...
    Splendido come sempre. 🤗

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  3. Quando mi ci approcciai non ne sapevo assolutamente nulla dell'autore, ne tanto meno del romanzo. Forse per questo motivo ho assegnato a questa lettura il massimo dei voti ☺️☺️ presto infatti mi piacerebbe leggere qualcos'altro di suo 😊😊

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    1. Piaciuto anche a me, eh, ma mi è mancato il: wow!

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  4. ho letto un paio di romanzi di simenon, forse meno celebri di questo, e mi sono piaciuti.
    Prima o poi approderò anche a questo :-D

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    1. Passo sul blog per vedere quali hai recensito. Stanno uscendo ora in edicola, e sono curioso. ;)

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  5. Considera che già mi avevi invogliato a leggerlo dalla tua foto ahahah. Ottima recensione e ora ricordo perchè era da tempo che non passavo, ogni volta aggiungo o libri o serie Tv ahahah

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