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martedì 11 settembre 2018

Recensione a basso costo: The Sun Dog, di Stephen King

| The Sun Dog, di Stephen King. Pickwick, € 10, pp. 211 |

Siamo negli anni Ottanta di Cujo, Cose preziose e della commedia horror secondo Joe Dante.
Gli steccati riverniciati di bianco, le villette monofamiliari e i misteri inspiegati, invece, sono gli stessi di una Castle Rock tanto fittizia quanto leggendaria che, proprio in questi giorni, mi sta facendo compagnia anche sul piccolo schermo con l'omonima serie Hulu. Quando diventerò ospite onorario, mi domando da un'infanzia a questa parte, quando? 
Nel mentre, rieccomi. Di nuovo lì, alla base, per un piccolo Blog Tour tra appassionati. Per ristampe dal look ispirato alla moda Stranger Things, con i migliori racconti del Re riproposti singolarmente e rivestiti di tutto punto per l'occasione – in libreria, diciamolo pure, attireranno senz'altro i lettori più giovani e qualche collezionista instancabile, meno i parsimoniosi affezionati di lunga data. A sorte, il postino mi ha consegnato The Sun Dog: apparso in precenza in Quattro dopo mezzanotte e, a memoria, forse il racconto peggiore di una raccolta che conteneva fra gli altri I Langolieri e Finestra segreta, oggetti di culto e trasposizioni negli anni. La memoria, no, non mi ha ingannato. Sono entrato presto nel vivo dell'incubo di Kevin Delevan, quindici anni e una Polaroid maledetta in regalo, e presto ho scorto pregi e limiti di una storia dell'orrore dallo spunto curioso, ma troppo piccolo per dipanarsi in duecento pagine; una buona idea che, sul lungo tratto, a malincuore non basta; una manciata di personaggi da presentarci e un mostro che s'intravede a malapena, a scatti alterni.

Glielo si leggeva nell'occhio fosco, nel ringhio incipiente. Giudicava che volesse due cose.
La prima era scappare. La seconda era uccidere.

Se non tutti gli Stephen King escono terrificanti, comunque poco male. Ci si mette comodi sul bagnasciuga, allora, per godersi all'ombra dell'ultimo sole una prosa quanto mai rilassata, con protagonisti tratteggiati con pennellate grossolane e divertenti; uno stile che questa volta non va per il sottile, in quanto a ironia, ma che eppure attrae con citazioni pop che spaziano dalla Bambola assassina a Blow up e immancabili rimandi interni che in fretta ci portano nelle celle di Shawshank o nell'ufficio dell'indomito Alan Pangborn. È buona regola, poi, che all'appello non manchino mai gli empori, gestiti magari da squallidi prestatori a usura con il pallino per le scommesse vincenti, la pornografia, l'occulto. Gli insospettabili appassionati del paranormale – su tutti le esilaranti sorelle Pus, o un imprenditore in pensione con tanto di isola privata –, che bramano tavolette Ouija, registrazioni di sospiri d'altri mondi, fumo negli occhi. Un adolescente incuriosito da un rinnovo tecnologico guardato all'epoca con infondato sospetto, che insieme a una sorellina innamorata del cinema di genere e a un papà con un segreto scomodo da farsi perdonare si dedicano a un'indagine con il pericolo che incalza. 
C'è qualcosa che non va nella Sun 660 di Kevin, scartata con gioia e presto protagonista di pensieri di immediata distruzione. Davanti a qualsiasi soggetto il ragazzo decida di immortalare, infatti, la macchina disobbedisce: sulla carta fotografica che si asciuga emergono puntualmente un giardino, l'ombra di un'anonima silhouette e soprattutto un randagio nero e bavoso. Che a ogni scatto si fa sempre più minaccioso, e più vicino all'obiettivo. Abbastanza da saltare nel nostro mondo, rotta la catena tra una dimensione e l'altra, per divorarci l'anima in un sol boccone? The Sun Dog, quindi, lo si legge in un flash. Senza farsi grandi domande sulle origini del mistero, destinato a rimanere senza apparente risposta. Aspettandosi, come d'obbligo in un certo tipo di horror, l'inevitabile ghigno sadico dopo la quiete ingannevole dei titoli di coda. Peccato che questo cane abbai ma, al contrario del famigerato San Bernardo killer, poi non morda.
Il mio voto: ★★½
Il mio consiglio musicale: AC/DC – Dog Eat Dog

10 commenti:

  1. Non conoscevo questo libro di king; ho tanto da recuperare di lui che non credo di mettere questo in cima alla lista :-D

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    1. È un racconto, Angela. Uno dei minori. Per fortuna, c'è di meglio (quasi tutto).

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  2. Ma è il cosiddetto "Fotocane", gli hanno solo cambiato il titolo? XD
    Di solito i racconti di King sono dei gioielli, questo obiettivamente è uno dei peggiori. Un'operazione commerciale un po' scorretta, se posso permettermi, però le copertine sono effettivamente belle.

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    1. Belle e vintage, sì.
      Anche se, con la solita onestà, io che eppure l'ho ricevuto in omaggio grazie alla Sperling, concordo senz'altro con te sulla trovata. Qualche euro in più, e ti compri tutto Quattro dopo mezzanotte!

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    1. Anche per amanti di King come noi, questo è oggettivamente un racconto scarso purtroppo.

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  4. Il peggiore della raccolta, sicuramente...
    Da leggere solo per amor di completezza, secondo me! :)

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    1. Pubblicare singolarmente questo non è stata una scelta felicissima. 😅

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