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mercoledì 11 luglio 2018

Recensione: Meglio sole che nuvole, di Jane Alison

| Meglio sole che nuvole, di Jane Alison. NN Editore, € 18, pp. 264 |

Qual è il colmo per un romanzo che ha il sole nel titolo, verrebbe da chiedersi col senno di poi? Rovinarsi irrimediabilmente, se non abbastanza al sicuro nello zaino, durante un acquazzone estivo che mi ha colto di sorpresa a metà strada verso il cinema. Il cattivo presagio, forse, doveva farmi riflettere. Sul fatto che quella copertina bellissima ormai sgualcita, che un editore infallibile che sempre e comunque mi tenta in libreria, questa volta non mi avrebbero accontentato. Con un romanzo, fra titolo e grafica, che in realtà si presenta meglio di quanto non sia. Con una storia che parla di donne, stagioni oziose e letteratura latina, a te che al liceo classico eri uno dei pochi maschi a lezione, che dicevi in fondo di preferire i greci e la quiete delle mezze stagioni agli eccessi di quest'afa qui. Siamo a Miami, isola da film. Siamo nei pensieri di una protagonista dal nome puntato – J come Jane Alison? – che fa un bilancio della propria vita sentimentale all'alba di una pubblicazione ambiziosa.

Non è un paese per vecchie. Io non sono ancora vecchia, ma ho il cuore malato di un vecchio desiderio.

Traduce le Metamorfosi in inglese, le riadatta soprattutto in chiave contemporanea, e davanti a fanciulle che scappano e si trasformano, a un genere femminile capace sempre di reinventarsi, si domanda fra le pagine se sia tardi o presto per cercare l'uomo giusto. Vive al ventunesimo piano di un condominio che si chiama Love Boat, con una piscina (non a norma) a forma di clessidra e sfondi che le rinfacciano continuamente la solitudine della mezza età e l'incessante scorrere del tempo. Unica single su un'arca per privilegiati, si divide così fra la scrittura creativa, qualche preoccupazione per una genitrice che non si arrende all'idea dell'ospizio, le cure affettuose per un gatto cieco che ha spento diciotto candeline e un'anatra ferita che proprio non vuole farsi aiutare. Nel mentre, spia senza malizia chi le sta accanto, e cerca l'ispirazione. I cascamorti nei lounge bar, l'andirivieni sospetto dalla spa per soli culturisti, le liti e i piccoli sabotaggi alle riunioni condominiali, l'amore vero che lega un moderno commesso viaggiatore e una consorte affetta da un dolore cronico che né la premura del marito né la salsedine possono guarire.

È sufficiente avere ricevuto un po' di amore, un tempo. Anche se non ha funzionato a lungo. Forse è sufficiente averne ricevuto in passato, e adesso vivere solo con i suoi frammenti, e non c'è proprio niente di male se dedichi l'amore che ancora ti resta a un vecchio gatto o a un'anatra, ai pochi cari amici, a tua madre. Sull'arca non sono tutti coppia.

Ci sono avvistamenti misteriosi a largo: ammucchiate e cadaveri, perfino sirene impossibili, se di miti si parla. Ci sono gli SMS, i sogni erotici a occhi aperti, una narrazione nella narrazione, fiumi di prosecco: caratteriste di una narrativa non-narrativa che ha lo stile fresco e sincopato, un po' social, di una Chiara Gamberale più colta, più poetica, più leziosa. Le alte citazioni, infatti, non bastano a cancellare l'impressione di una commedia rosa come tante che vorrebbe avanzare pretese autoriali che scontenteranno sia chi chiedeva leggerezza assoluta sotto l'ombrellone, sia chi si era fidato ciecamente del buon gusto della NN – non messo in discussione, eppure, neanche da una lettura che questa volta non mi sento di consigliare – o delle parole lusinghiere dell'autrice di Fato e furia. Insomma: Meglio sole che nuvole non sfigurerà sulla sdraio di quella vicina in là con gli anni che invecchia con stile, lo smalto rosso sulle unghie, una vaga puzza sotto il naso e mille pretese radical chic, e di radicale felicità. 
Sarà che mi sono scoperto una persona sensibile, ma pur sempre proveniente da Marte; un appassionato estimatore di Ovidio, sì, da ex classicista modello, comunque più vicino alla malinconia delle nuvole che a questo sole che ha già stancato. Nonostante l'estate appena inaugurata.
Il mio voto: ★★½
Il mio consiglio musicale: Robbie Williams – Love My Life

8 commenti:

  1. Sai, credo che ciò che destabilizzi, e non poco, sia l'organizzazione frammentaria della narrazione e l'assenza di una vera e propria storia da seguire. Ho dato mezzo punto in più per il personaggio. Un po' mi ci sono affezionata :)

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    1. Per qualcuno, però, lo stile frammentario è stato poetico. A me è sembrato soltanto post-Facebook, e ho trovato cozzasse con il povero Ovidio, che invede è poco tipo da social. ;)

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  2. No, questa volta passo! Certo che, come sempre, le tue recensioni sono meravigliose anche quando stronchi... ;)

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    1. Ti ringrazio, Dany! Proprio non posso dirti di tornare sui tuoi passi, conoscendoti...

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    1. Grazie, Lea, anche se spiace sempre sconsigliare romanzi. Figurati se dell'infallibile NN. Sarà per la prossima. :)

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  4. bene direi che non fa per me!mi aggrego al coro di complimenti ;D

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