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lunedì 22 maggio 2017

Recensione [Bancarella 2017]: Gocce di veleno, di Valeria Benatti

Titolo: Gocce di veleno
Autrice: Valeria Benatti
Editore: Giunti
Numero di pagine: 192
Prezzo: € 14,90
Sinossi: Questa è la storia di Claudia, della sua ossessione per Barbablu, del suo tentativo di guarire da un amore malato e pericoloso. La gelosia di lui è eccessiva, le sue minacce reali: "Se mi tradisci, ti ammazzo". Ma Claudia glielo ha sentito dire così tante volte che non ci fa più caso. Non ha paura, pensa che lui si prenda gioco di lei, non crede che possa ucciderla davvero, anche se a Barbablu ogni tanto piace farle scorrere la lama di un coltello sulla pancia, percorrendola tutta, dal pube ai seni. Fino a quando un giorno, all'improvviso, vede negli occhi di lui lampi di odio puro e finalmente si spaventa. A quel punto la storia cambia, diventa un'altra storia, antica, rimossa, che risale indietro nel tempo, fino alle origini del suo male d'amore. Claudia inizia un viaggio doloroso verso la guarigione. Lungo il percorso, i volti caldi di amiche e psicologhe, ma anche lo sguardo freddo di chi rifiuta la verità. Un viaggio che ogni donna dovrebbe affrontare per capire se stessa e superare la propria, piccola o grande, ferita amorosa.
                                 La recensione
"L'amore mi fa male. Mi ha sempre fatto male.
Claudia, libera e prosperosa, è una che piace. Lavora come editor, ma ha il sogno di diventare scrittrice e un debole per i lounge bar milanesi. Lì conosce Manfredi, ribattezzato Barbablù: un imprenditore napoletano con il doppio dei suoi anni, che la conquista flirtando ad arte. Se la notte è giovane, dalle chiacchiere al bar alla camera da letto il passo è breve. I due si danno a un sesso veloce, aggressivo, che non è mai fare l'amore. Sin dal primo gemito, Barbablù segna il territorio come un cane con il suo marciapiede preferito. Gocce di veleno parla della fuga da una relazione tossica. Di terapie che promettono una lenta guarigione, forse una totale rinascita. Immaginavo, da premesse, una vicenda da cronaca nera. La riflessione sul femminicidio nel solco del fortunato Splendi più che puoi: così delicato, così discreto, da non lasciare segni addosso. Valeria Benatti fa altro. A Barbablù, a una relazione pericolosa e senza futuro, dedica il primo di quattro capitoli. Il resto, invece, è costituito dalle tappe di un tormentato viaggio interiore. Claudia chiede aiuto, ma c'è qualcosa che non migliora. Il rapporto con se stessa, ad esempio, e con il proprio corpo. La protagonista si ingozza, non mette trucco, erige una barriera di ciccia e occhiaie. Perché l'abbandonarsi ai partner peggiori? Perché, quando un amore sbagliato finisce, continuare a mortificarsi così? La Benatti fa del suo secondo romanzo una avvincente seduta di ipnosi. Gli incubi danno indizi importanti e le mamme laconiche, le sorelle maggiori non troppo perfette, tacciono per pudore i misteri di casa. I panni sporchi si lavano in famiglia, recita il detto. E se ci si scorda di loro, dell'urgenza di metterli in lavatrice, e il pensiero della sporcizia, del cattivo odore, ci coglie quando nessuno ci pensava ormai più? L'autrice depista con una struttura che ti porta altrove. Ricorda un certo film di Cristina Comencini, citato apertamente in un passo, e nell'epilogo pecca di un didascalismo che non ho molto apprezzato. Dopo tanto dolore, cicatrici vecchie e nuove, Valeria regala alla sua Claudia – una donna con il mito dell'opera lirica, della Traviata – un epilogo chiuso, che dice più del necessario e con toni da manuale di auto aiuto. Psicologicamente inattaccabile, scritto senza peli sulla lingua, Gocce di veleno scopre un po' di retorica giusto in chiusura. Ma assieme a quella c'è la speranza, doverosa in questi casi, e la si perdona a occhi chiusi. Dicono che avvelenarsi poco a poco non sia mortale. Qualche goccia di veleno per volta, tutti i giorni, e il corpo si abitua. Perché il corpo si abitua a tutto. Diventa immune. Questo romanzo è il rifiuto dell'ennesimo boccone amaro. Il rigetto, proprio mentre si pensava di essere assuefatti a tutto il male subito. Per non affogare in un bicchiere d'acqua sporca che sembrava vino bianco; un brindisi per due.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Paola Turci – Fatti bella per te

6 commenti:

  1. Barbablù fin dal nome promette di essere un personaggio piuttosto inquietante.
    I riferimenti a Cristina Comencini e alla Traviata mi fanno però capire che potrebbe non essere tra le letture che fanno troppo per me. Non so, ho quest'impressione...

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    1. Purtroppo o per fortuna, Barbablù viene messo presto da parte. E sì, lo penso anch'io.
      Forse non faceva neanche troppo per me (anche se quel film lì della Comencini mi era piaciuto, ai tempi), ma non mi è dispiaciuto. :)

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  2. Bellissimo il consiglio musicale, proprio perché da guerriera mi ribello e l'assuefazione non fa per me, segno all'istante il titolo.

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    1. Grazie, Francesca!
      In realtà questa Claudia, soprattutto all'inizio, così ribelle non è. Ma è interessante, molto, capire i suoi perché, nonostante il romanzo non rimanga granché impresso.

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    2. Anche ribellarsi poi, va bene ;-)

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