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martedì 18 aprile 2017

Recensione: Le nostre anime di notte, di Kent Haruf

Amo questo mondo fisico. Amo questa vita insieme a te. E il vento e la campagna. Il cortile, la ghiaia sul vialetto. L'erba. Le notti fresche. Stare a letto al buio a parlare con te.

Titolo: Le nostre anime di notte
Autore: Kent Haruf
Editore: NN Editore
Numero di pagine: 171
Prezzo: € 17,00
Sinossi: La storia dolce e coraggiosa di un uomo e una donna che, in età avanzata, si innamorano e riescono a condividere vita, sogni e speranze. Nella cornice familiare di Holt, Colorado, dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf, Addie Moore rende una visita inaspettata a un vicino di casa, Louis Waters. Suo marito è morto anni prima, come la moglie di Louis, e i due si conoscono a vicenda da decenni. La sua proposta è scandalosa ma diretta: vuoi passare le notti da me? I due vivono ormai soli, spesso senza parlare con nessuno. I figli sono lontani e gli amici molto distanti. Inizia così questa storia di amore, coraggio e orgoglio.

                              La recensione
Mi piacciono le storie che parlano di senilità. Mi piacciono quei melodrammi lenti, verbosissimi, in cui una coppia chiacchiera e passeggia per tutto il tempo, e probabilmente non finisce neppure insieme prima del sopraggiungere dei titoli di coda – da Before Sunrise in poi, quanti ne ho visti e quanti ne ho cercati, al cinema, di amori così. Mi piacciono gli stati del sud, la delicatezza di Kent Haruf e il senso di immortalità che ispirano i romanzi postumi, in cui l'emozione la generano un po' le pagine riempite e un po' l'assenza intorno. Le nostre anime di notte è una storia che parla della terza età e della tententazione delle seconde chance. Addie e Louis, settantenni, saranno interpretati presto da Jane Fonda e Robert Redford in un dramma Netflix che ne mostrerà le passeggiate lungo la via principale, a braccetto, mentre si godono la reciproca compagnia. Si siedono in un caffè, proprio in vetrina, affinché tutti sparlino dei vedovi che hanno richiamato le loro emozioni dal pensionamento anticipato. Quando finisce l'età per innamorarsi? Quando scade e deperisce la voglia di fare? Holt, la stessa cittadina della Trilogia della Pianura, è popolata dalla poesia di uno scrittore che l'ha saputa cantare fino all'ultimo giorno. Le nostre anime di notte, più che un romanzo, è un racconto. Un capitolo, quasi, estrapolato dai romanzi corali dell'autore scomparso. 
Imperfetto ma bellissimo, avrebbe avuto forse bisogno di una seconda mano di pittura e di qualche pagina in più. Di linee di contorno meglio rimarcate. I capitoli si leggono così, a colpo d'occhio, e la vaga amarezza dell'epilogo sembra una sfida contro il tempo. L'autore aveva fretta di scriverlo e di morire. Oggi, nei tour in libreria, ne racconta la gestazione la vedova Haruf: leggi, sai che Le nostre anime di notte è il testamento della loro relazione, e ti commuovi. Il romanzo dura un'estate. Si svolge alla fine di una buona annata per i coltivatori locali: il tempo è stato clemente, le piogge rade ma indispensabili. La penuria, l'aridità del passato, sembrano un ricordo. In una di quelle sere quiete, Addie Moore si presenta alla porta di Louis Waters: gli fa una proposta indecente. Dal momento che sono entrambi insonni e abbandonati, perché non passare insieme la notte? Lui è un professore in pensione dall'indole poetica, con una figlia rancorosa e una moglie morta di cancro e di delusione. Dice subito di sì, perciò, a una coetanea che ha già seppellito una figlia e un marito. Hanno inizio le loro ronde notturne. L'intero vicinato spia dalle tende accostate quei viavai. Incuriosito, sospettoso, invidioso. Per il coraggio, la leggerezza e la naturalezza con cui ci si può volere bene quando tutto, eppure, sembrava perso.
I ruoli si invertono. I figli fanno scenate agli adulti, attenti ai pettegolezzi di quartiere. Ma ecco Louis, sbarbato e profumato, che attraversa la strada con un sacchetto di carta in mano: ci sono uno spazzolino di riserva e il pigiama buono. Bussa, e la donna lo apre: l'abat-jour si spegne al piano superiore. I due parlano, perlopiù, fino a prendere sonno. Di un'esistenza passata accanto a coniugi sconosciuti, dei reciproci rimpianti, dei sogni mancati. Di priorità e imprevisti. Volere qualcos'altro, qualcosa di più, significa forse peccare di ingratitudine? Si tengono per mano, pur rimanendo ognuno al suo posto. Si danno un bacio sulla bocca dopo cento pagine e passa. Provano a spingersi oltre, ma presumibilmente non riescono: lui, imbarazzato, accenna alla famosa pillola blu; lei sorride, dice che non ha importanza, e in fondo è vero. Si spacciano per moglie e marito. Giocano a fingersi genitori e nonni, quando Addie apre le porte a Jamie: il nipotino di sei anni in fuga dai genitori litigiosi, che sonnecchia tra i loro corpi malandati sentendosi finalmente al sicuro. L'ultimo Haruf parla dell'egoismo bestiale di noi figli; degli interminabili sacrifici dei genitori; della pazienza dei vecchi, che apprendano dai più piccoli lo spirito di adattamento e il compromesso. Gli anziani cercano un senso. Trovano hobby e passatempi, come la cura dell'orto o il fai da te. Si limitano a riempire le giornate. Aspettano la morte in veranda, ingannando il tempo a modo loro. I protagonisti di Le nostre anime di notte – campagnoli disincantati e stanchi – condensano la ricerca negli anni che restano, in duecento pagine scarse. Di giorno inanellano una serie di faccende da sbrigare con il pilota automatico e di notte si svelano, come fanno i vampiri. Non si spengono. Professano una vecchiaia che non è sinonimo di tristezza. E che la solitudine, a volte, può essere riempita fino all'orlo. Inseguendo il tempo, Dio e l'altro. 
Prima che il sorgere del sole, almeno, li strappi dalla ricerca e dalle lenzuola.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Passenger feat. Birdy – Beautiful Birds 

23 commenti:

  1. Mik ti sei superato in questa recensione. La trilogia della pianura non mi attira, ma questo libro continua a chiamarmi. La tua recensione mi ha dato il colpo di grazia e sto facendo di tutto per acquistarecmeno libri.

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    1. Ti ringrazio, Ninfa!
      Purtroppo i romanzi sono brevi e molto costosi, lo so, ma ne vale davvero la pena.

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  2. Ciao Mick. Ho la trilogia in attesa di essere letta, ma voglio conoscere Haruf con quest'opera e la tua recensione mi ha dato ulteriore conferma.

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    1. Ciao Stefania! Ti consiglierei comunque di partire dalla Trilogia, se hai i romanzi a portata di mano. A me manca ancora Crepuscolo, onestamente, però in Le nostre anime di notte ci sono dei cenni che altrimenti ti potrebbero sfuggire. Niente di che, seguiresti benissimo lo stesso, però quei cenni fanno parte della strana magia di Haruf. :)

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    2. Basta solo la lettura di Crepuscolo, secondo me.
      Gli altri li leggi dopo. Giusto per abituarti un po' allo stile. :)

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  3. Il mio preferito insieme a Benedizione, la magia è quella lì. Incrocio le dita per la trasposizione ma la produzione Netflix e la coppia Redford - Fonda mi fa ben sperare (credo).

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    1. Mi manca Crepuscolo, come dicevo a Stefania, ma anch'io lo metto quasi sullo stesso piano di Benedizione. Sarà che la poesia, la leggerezza, sembra la stessa.
      Penso che la trasposizione non ci darà brutte sorprese, anche se - a proposito di coppie storiche - ci avrei visto meglio Vanessa Redgrave e Franco Nero, che ho rivisto di recente in TV. Ma un'inglese e un italiano a Holt, forse, avrebbero comportato qualche forzatura di troppo. ;)

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  4. Crepuscolo è un nì, per quanto mi riguarda: stessa Holt più vivace,chiassosa (e, forse, proprio per questo meno nelle mie corde) rispetto a quella di Benedizione ma, per colpa di una scelta narrativa che non ho perdonato del tutto ad Haruf, mi si è un po' guastato il piacere della lettura.
    Di più non posso scrivere, pena spoiler.
    Fonda e Redford mi sembrano più in parte, almeno per come mi sono immaginata fisicamente Addie e Louis, rispetto a Nero e Redgrave; ormai, comunque, les jeux sont fait e non ci resta che goderceli.

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    1. Eh, lo spoiler in Benedizione sul destino di uno dei fratelli me lo sono legato al dito...
      Aspetto un attacco impossibile di amnesia per leggere il terzo capitolo, insomma. ;)

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  5. Mi ha fatto un male cane l'egoismo che spezza la magia di un amore che non ha motivo di non esistere. Probabilmente però, se non avessi sofferto, non mi sarebbe piaciuto allo stesso modo.

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    1. Ti dirò, non ci ho sofferto moltissimo.
      Mi sono goduto, stranamente, il poco tempo rubato.

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    2. Ma no, ché i vecchietti tenerelli si sa che mi mettono sempre emotivamente alla prova. Però, come ti dicevo in chat, mi rendo conto che anchi'io (anche tu?) sarei stato egoista quanto i figli, senza dire troppo. Viene naturale dire: che vai facendo, alla tua età? La gente sparla.
      Di un estraneo non me ne importerebbe, probabilmente, ma di mia mamma sì.

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  6. Piacciono pure a me le storie di vecchietti, e le tante, tante parole. Questo libro che sbuca e sento ovunque, è ovviamente in lista, ma lascio passare il furore generale per godermelo meglio ;)

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    1. E hai ragione, anche se il fatto che primo in classica - o quasi - ci sia uno come Kent Haruf, morto e tutto, fa tirare un sospiro di sollievo. C'è chi legge ancora, e romanzi belli. :)

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  7. Non mi piacciono le storie che parlano di senilità.
    Però questa chissà...

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  8. letto in due giorni... anzi in due notti, complice l'insonnia.
    l'ho amato, amato tantissimo.
    ma ancora di più ho amato il modo di Haruf di descrivere la bellezza della vita, con le sue pieghe che sanno di piaga
    S T R E P I T O S O

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  9. Di Haruf ho letto finora solo Canto della pianura. Non mi ha fatta fremere: l'ho trovato un buon romanzo, ma una volta terminato l'ho messo da parte senza particolare voglia di acquistare Crepuscolo o Benedizione. Leggo di blogger che affermano di aver pianto dalla prima all'ultima pagina della Trilogia di Holt e mi chiedo, al netto del giusto gusto personale, se abbiamo letto lo stesso libro.
    A Le nostre anime di notte però credo che darò una chance ;)
    Ho scoperto il tuo blog da pochissimo e colgo l'occasione per farti i complimenti :)

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    1. Ti ringrazio, Graziella.
      A me Canto della pianura è piaciuto, ma senza esagerare. L'ho trovato troppo allungato, troppo romanzo, quando invece di Benedizione avevo adorato l'estrema semplicità. La forza di raccontare una storia in cui succedeva poco e niente, eppure sembrava poesia. Stessa cosa in Le nostre anime di notte. Per Crepuscolo, l'unico che mi manca, chissà. ;)

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  10. L'immortalità dei romanzi postumi... Meraviglioso...Sai già quanto adori Holt e le anime che la popolano.
    A me è sembrato si urgente ma perfetto, carico di quelle seconde possibilità che a settant'anni compiono un giro completo e si chiudono nella triste razionalità. Sono felice che questo romanzo ci accomuni e la tua come sempre è poesia <3

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