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domenica 2 aprile 2017

Recensione: L'amore addosso, di Sara Rattaro

La verità è quasi sempre una storia raccontata a metà.

Titolo: L'amore addosso
Autrice: Sara Rattaro
Editore: Sperling & Kupfer
Numero di pagine: 252
Prezzo: € 16,90
Sinossi: Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d'ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d'urgenza l'uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni. È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice – non può farlo – che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno, in un'altra ala dell'ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d'auto. Non era con lui al momento dell'impatto; non era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito c'era una sconosciuta, non sembra affatto stupita. La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall'altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell'essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d'amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l'amore è una voce che non puoi zittire e una forza che non puoi arrestare. L'unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente. Sara Rattaro torna con L'amore addosso , una storia potente e sincera, che parla di famiglia e amore, amicizia e desideri inafferrabili. Una storia che mette a nudo gli alibi dietro cui ci nascondiamo per paura di ferire o essere giudicati, le bugie che diciamo per amore ma che solo un amore vero potrà poi perdonare. L'amore addosso è un romanzo in cui è la nostra stessa vita a raccontarsi tra le pagine e le emozioni ci arrivano dritte al cuore.
                                        La recensione
Giulia, ai vertici di una piccola agenzia pubblicitaria, è sposata abbastanza a lungo da non concedersi scenate quando vede il marito salire in macchina con una biondina sospetta. Emanuele ha un'altra. Non lo si ammette a voce alta per paura di mandare tutto a monte. Se disperate e in cerca di risposte si finisce poi alla presentazione di Federico, un affascinante scrittore con la fede al dito, si accetta la sua corte per una questione di orgoglio. Il flirt di poco conto, però, cresce. Tra traditi e traditori, tra persone realizzate a metà, scocca la scintilla. Il fulmine, però, chiama a sé il tuono. Nell'aria, un temporale. All'inizio del romanzo troviamo Giulia a un bivio. Tra due fuochi. In una corsia d'ospedale. Per uno scherzo del destino gli uomini della sua vita sono appesi a un filo. L'amante si è accasciato a terra in spiaggia, proprio il giorno in cui si parlava di uscire allo scoperto: al capezzale ci sono la moglie Irene, i suoi figli, e Giulia lo osserva struggendosi a distanza di sicurezza. Suo marito è stato coinvolto in un incidente stradale: accanto c'era Silvia, la ragazza della discordia, ed è impossibile ignorare l'evidenza. L'amore addosso ha un titolo programmatico. Assicura sentimenti intensi, personaggi che di emozioni ci vivono e ci muoiono. In ballo emozioni adulte: la stucchevolezza, dunque, non è di casa. E di amore, l'ultimo romanzo di Sara Rattaro, è intriso. 
Si parla di quello tra figlie e madri, di bugie coniugali e prime volte rievocate in flashback, di quello che non va confessato ad anima viva e domanda al cuore di rompersi. Giulia, presumibilmente, non ama Emanuele: non più. Sta al suo capezzale da brava moglie. E' da Federico che vorrebbe andare, ma non può: con una parola potrebbe rovinare l'illusione di una famiglia felice. Ci si può legare a più persone contemporaneamente? C'è abbastanza spazio nel cuore di una donna per due? Tra scene del presente e del passato, ci si affeziona presto alla fragilità di Giulia. Non la si giudica: sarà che la letteratura è piena di grandi amori clandestini – su tutti, I ponti di Madison County – anche se, nella vita vera, quanto siamo disposti a perdonare chi sbaglia e poi si ravvede? La protagonista ha una famiglia ricca e superficiale, da romanzo d'appendice, e un segreto lungo ventidue anni: di un anno passato a Londra, nel 1994, vietato parlare. Sara Rattaro, scoperta anni fa con Un uso qualunque di te, si conferma abile nel raccontare le donne imperfette e i sentimenti umani. Si districa con la solita delicatezza nei soliti poligoni sentimentali. Non pecca di superficialità: cosa importante. Ha l'equilibrio, lo sguardo, le parole giuste. Conferma pregi e difetti. 
La limpidezza della voce, inequivocabile, ma quel gusto per il dramma, per il troppo, che rivela delle forzature a monte. L'amore addosso non si accontenta. Il nido dei protagonisti è una casa in riva al mare. Un castello di sabbia messo in pericolo dalle onde. Resisterà? L'autrice, così, tira altro in ballo (mi riferisco, in particolare, al dolore adolescenziale di Anna e alla caratterizzazione di una madre crudele, che ho fatto fatica a immaginare in abiti moderni) e questi temi nuovi, più urgenti, si incastrano macchinosamente con il resto. Come quelle famose frasette in corsivo sparse qui e lì, per me scontatissime e poco in linea con la sincerità di taluni passaggi, che restano appese negli spazi bianchi e nelle attese infinite. Una scrittura piacevolissima, personaggi sfumati, tanta carne al fuoco. Conoscete già questa canzone. Mi rendo conto, infatti, di ripetermi ogni volta. Parlo di Sara con affetto, ma con i soliti termini. Con gli stessi toni tiepidi. Con le tre stelline dei romanzi che mi piacciono, ma non fino in fondo. Mentirei se dicessi che non sa emozionare. Se dicessi, ancora, che annoia. Ad annoiarmi, piuttosto, è il parlarne. Suono come un disco rotto, lo so, in questi che sono ormai degli appuntamenti annuali. Stanco, tra me e me, di recensioni (e storie) copia-incolla. Quanto mi piaceva, all'inizio? Si è insinuata solo dopo la sensazione di trovarmi al cospetto sempre dello stesso romanzo, la cui lettura tuttavia non dispiace mai per davvero. Questo, così come gli ultimi, è rapido, discreto e un po' ambizioso. Ha lo spunto vincente, un'immagine cinematografica nell'incipit, ma l'autrice torna sempre sugli stessi temi, sempre con toni inalterati. La rileggerò il prossimo anno, sperando di non infastidirvi troppo se la recensione dovesse sembrare tutta un déjà vu. Sperando di smentirmi una volta e buona, soprattutto, in compagnia di una Sara altrettanto in gamba e, finalmente, nuova.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: The Fray - How To Save A Life 

12 commenti:

  1. Questo ancora non lo leggo ma lo farò a breve anche xk la rattaro mi Piace, personaggi femminili sempre un po' complessi, lo scavare nei sentimenti...
    Vedremo questo ;)

    Buona domenica

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    1. Buona domenica a te, Angela, e fammi sapere!
      Purtroppo, da qualche tempo, la Rattaro ha perso il suo appeal, nel mio caso.

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  2. Mi spiace un po' che non ti abbia stupito nemmeno questa volta :| Il suo modo di raccontare mi piace molto e sicuramente lo leggerò, come i precedenti. Non posso fare previsioni sul quando visto che la mia copia vaga per l'Italia da un pezzo e questo non è per me un periodo favorevole alla lettura, ma ce la farò. :) Un abbraccio!

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    1. Ciao Stefania! Qui e lì, Sara sa colpirmi sempre molto, però vorrei vederla alle prese con qualcosa di diverso. Sto leggendo Marone, e quindi ti faccio l'esempio con lui: non è bello (e divertente, in fondo) quando un autore cambia genere, voce, personaggio? In L'amore addosso, nel finale, la Rattaro adotta anche un punto di vista maschile, ma suona sempre allo stesso modo... Ed è un successo ogni volta, sì, ma io non mi accontento più.

      Ps. Non me ne parlare! Io Marone e Haruf non li ho mai ricevuti! :'(

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  3. Della Rattaro ho letto solo Un uso qualunque di te, mi era piaciuto, anche se lo avevo trovato troppo drammatico (non mi dispiace il dramma, anzi, ma quando è tanto, ammantato da senso di colpa, senza respiro, finisce per non prendermi al 100%). Proverò questo, più avanti, ma temo troverò un po' la stessa cosa (e c'è pure di nuovo l'ambientazione ospedaliera).

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    1. Non so, Tessa. Io sono abbastanza fan dei romanzi angoscianti, lo sai, ma quella sensazione opprimente di Un uso qualunque di te non l'ho trovata più. E stranamente mi manca, se abbondano le frasette da pagina Facebook, i temi caldi, le ripetizioni. Conoscendoti, mi sa, non ti perdi niente.

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  4. Ci ho riflettuto molto prima di decidermi a scriverti, perché sai bene quanto io ti stimi e quanto rispetti le tue opinioni, anche quando sono diametralmente opposte alle mie. Anzi, è proprio questo ciò che spesso ci porta a confrontarci, anche privatamente, e a tirare fuori discussioni che non risultano mai banali. Però stavolta no, non ce la faccio proprio a capirti, a capire questa tua ostinazione nell'importi una lettura, quella dei romanzi di Sara, che quasi certamente ti sarà fastidiosa. Sono anni che ti seguo e anni che, ogni volta che hai un suo libro tra le mani, la solfa è sempre la stessa: ti annoia, manca il guizzo, ma... la rileggerò ancora. Scusami, davvero, ma io non ti capisco proprio: mi sembri quasi autolesionista. Ci sono scrittori che abbiamo amato sin dal primo momento ma che, purtroppo, dobbiamo imparare a lasciar andare, perché nella vita si cambia, si cresce e si ha bisogno di emozioni diverse. Che senso ha ritentarci sempre per poi propinare ai tuoi lettori sempre la stessa conclusione? Sara ti annoia e per quanto, soprattutto relativamente a questo romanzo, io non sia assolutamente d'accordo con te, forse è arrivato il momento di passare oltre e rifugiarti in pagine che sai essere più consone ai tuoi bisogni attuali!

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    1. Ma autolesionista non sono, perché come ho scritto non mi dispiace né mi annoia con le sue trecento pagine scarse (se dovessi comprarla ogni volta o scrivesse mattoni, certo, ci penserei su). Trovo sempre spunti interessanti, i suoi romanzi li leggo e li cedo a mia mamma, però non lascia traccia. Semplicemente, romanzo dopo romanzo spero di ritrovare l'emozione dei primi. Ho la capatosta e la ritengo una brava scrittrice, peccato si accontenti sempre della stessa minestra. E che tanti dei suoi lettori, data la posizione nelle classifiche di vendita, facciano altrettanto. Qui il romanzo mi sembrava più vicino a Un uso qualunque di te, meno temino, ed ecco perché ho ritentato. Effettivamente meno scritto a tavolino mi è parso, sì, prima di ficcarci il viaggio a Londra e la scomparsa di un certo personaggio, che né tange particolarmente né porta a svolte in linea con il resto. Che leggo di tutto lo sai, che ci ho messo un pomeriggio a finire L'amore addosso pure, quindi non lo ritengo comunque tempo perso. Sarà che seguo poco i momenti opportuni, i bisogni, e leggo sperando di godermi soltanto belle storie. Questa brutta non è, ma.
      Chi di speranza vive disperato muore?

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  5. Sono più per L'estate addosso che per L'amore addosso... :)

    Non so, da come ne parli questa autrice non credo entusiasmerebbe neanche me.

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    1. Penso di no. E forse non fa neanche più per me, c'ha ragione la Libridinosa.

      Decisamente, preferisco l'Estate (e la Lutz) anch'io. :)

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  6. Non ho mai letto nulla di questa autrice, e penso inizierò presto visto il grande successo dei suoi libri.. Tanto per farmi un'idea!
    Sebbene il suo scritto non ti sia piaciuto particolarmente posso comunque dire che la recensione ti è riuscita benissimo! Una volta iniziato a leggerla non mi sono più fermata! :)

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    1. Ti ringrazio, Jasmine.
      Se posso darti un consiglio, non leggerli tutti insieme. Ti salterebbero all'occhio troppe somiglianze d'un colpo. :)

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