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giovedì 11 febbraio 2016

Mr. Ciak - And the Oscar goes to: The Hateful Eight, Trumbo, 45 anni

Attrice non protagonista, Colonna sonora, Fotografia
Il tardo ottocento, un Wyoming che porta i segni della Guerra Civile e del cattivo tempo, una neve che non si scioglie. Il sole latita. La tempesta del secolo è dietro l'angolo. Sperano di non trovarcisi nel mezzo i passeggeri di una carrozza che avanza pian pianino e che, nel mentre, chiacchierano per scaldarsi: due cacciatori di taglie, il futuro sceriffo e una sfrontata criminale, tutti insieme appassionatamente, verso la cittadina di Red Oak. Le temperature precipitano, i cavalli si ribellano. Fermarsi per qualche giorno, perciò, in un'accogliente merceria che ospita già un paio di ceffi loschi. Non languirà di certo la conversazione, se hanno tutti idee agli antipodi e se sceneggia un Tarantino mai così verboso e nostalgico. La baita nel cuore della tormenta viene divisa in due – i sudisti da una parte, i nordisti dall'altra -, e al centro c'è il tavolo da pranzo, territorio neutrale. E l'ottavo lungometraggio dell'autore di Pulp Fiction – amatissimo dai più, da me in dosi ragionevoli – si divide in capitoli compositi, punti di vista speculari, un prima e un dopo. Ha un incipit che non delude le attese e una chiusa che, pur non entusiasmando, regala il bagno di sangue e i colpi di scena che ci si aspettava. Al centro, i paragrafi che ho più patito: una lunga e ingiustificata agonia - sarò impopolare, ma onesto – in compagnia di personaggi coerenti e detestabili, come da titolo. Sono numerosissimi, logorroici e il più pulito tra loro ha la rogna: parlano tanto, biascicando, ed ecco emergere il Tarantino più politico, gratuito, soporifero. Si intuiscono le tensioni nel gruppo – si intuiscono, appunto, perché nei loro mari di chiacchiere annaspavo -, ma sembrano superflue le presentazioni di sorta. Ci si augura muoiano tutti e presto, spinti oltre il limite, su uno sfondo che ha l'aria delle scenografie teatrali. Sulle assi del palcoscenico, figure esagerate nei movimenti, nelle espressioni, nella mimica. Fastidiose, se non fosse per l'ottima Jennifer Jason Leigh – il viso tumefatto, i versi sguaiati, il rosso tra i capelli come in Carrie – che, vessata e percossa, ispira pietà e simpatia. Sorprende lei, non un baffuto Kurt Russel, non un Tim Roth che raccoglie la staffetta dell'istrione (e gigione) Waltz e, ultimo ma non ultimo, non uno spietato Samuel L. Jackson che ha però un pregio oggettivo. E' protagonista, insieme a Bruce Dern, della scena che cattura la tua attenzione – dopo una non trascurabile ora e mezza di pensieri vaganti e bla bla bla. Allora, il la per una mattanza con tutti i sacri crismi: i personaggi iniziano a morire, un po' per colpa dell'intolleranza razziale e un po' per colpa del veleno, e The Hateful Eight diventa un pastiche letterario e cinematografico, con le vittime di Dieci piccoli indiani, il gelo di La cosa, gli sceriffi brutti e cattivi – i belli e i buoni, infatti, latitano – di Sergio Leone. Ma le budella, le parolacce e le ciarle, tranquilli, le mette il caro Quentin. Che io guardo puntualmente, attentamente, ma senza gli occhi dell'amore: ho visto e rivisto Kill Bill, ho sofferto in ritardo per la mancata vittoria di un Pulp Fiction, ma quando fa passi falsi – vedi A prova di morte o informati sulla sua insana passione per Lino Banfi -, senza le lenti rosa, posso ammetterlo fuori dai denti. Ed è così che vi dico che The Hateful Eight, altrove acclamato, mi è piaciuto a tratti e poco: se migliora con la comparsa di Channing Tatum, in flashback, c'è di che meditare. Morricone mette in musica ma senza ispirazione,Tarantino cita tanto e quando ci mette del suo non convince. All'inizio, quanto l'ho patito? Alla fine, cosa mi ha lasciato? Per gli otto del deludente Quentin, in definitiva più pretenziosi che odiosi, che un'odiosa sufficienza allora sia. (6)

Migliore attore protagonista - Bryan Cranston 
Notte degli Oscar che vai, biopic che trovi. Mai come quest'anno si dovrebbe adottare il detto, davanti a storie vere che pensavi di non volere conoscere e altre di cui sarebbe stato meglio non sapere nulla. Tra il brillante genitore della Apple e l'ennesima Jennifer Lawrence, Cenerentola armata di mocio rotante e buone intenzioni, si inserisce questo Dalton Trumbo. Ai più giovani, o almeno al sottoscritto, il nome, lì per lì, suggerirà poco. E se vi nominassi, a caso, Spartacus e Vacanze romane? E se vi dicessi che i due film, nei cui titoli di testa figurano i nomi di due autori diversi, furono in realtà scritti dalla stessa persona? Si accende immediatamente la curiosità, le antenne si rizzano e non si vede l'ora di scoprire il perché, se i retroscena del mestiere dello scrittore ti affascinano e il cinema degli anni '50 – gran parata di divi e dive, lustrini, eleganza – continua ad esercitare, a distanza di generazioni, un fascino indiscreto. Più degli ingegneri informatici e delle inventrici da strapazzo, allora, agli amanti della settima arte interesserà conoscere le curiose abitudini, le disavventure e i dolori privati dello sceneggiatore Dalton Trumbo: personaggio dalle vicessitudini infinite e dall'esistenza piena ed appagante, che diventa originalmente l'eroe di una commedia dal gusto retrò, con un regista che ci ha sempre abituati alla leggerezza – è infatti lo stesso di Ti presento i tuoi e seguiti – e un protagonista a cui auguriamo tutti i trionfi di questo mondo. Trumbo riassume in due ore la carriera altalenanente di un pilastro della Hollywood dell'età dell'oro: un prolifico scrittore, che aveva un talento spropositato e, purtroppo per lui, una mente pensante. Il linciaggio mediatico, il carcere e la condanna all'anonimato: le simpatie che nutriva verso il comunismo, infatti, avevano portato il Sindacato a scrivere il suo nome nella lista nera. Negli anni del rilascio, al posto della vergogna, il desiderio di risalire la china: lavori sottopagati, script firmati con ingloriosi nom de plume, una testardaggine che sconfinava spesso nella hybris. Ghostwriter ante litteram e prestanome, lavorava ai suoi copioni notte e dì – persino nella vasca da bagno –, litigava con John Wayne e invitava a cena un giovane Kirk Douglas. Emergere dal fondo dell'abisso sociale, perciò, con l'aiuto di una famiglia trascurata troppo e il sostegno di rari fiduciosi. Ci si aspetterebbe, in teoria, politica e tanto rigore. Ci si trova davanti, in pratica, a un lavoro che parla d'altri tempi e sembra esserlo, d'altri tempi: sarà per una profondità storica che non ci viene fatta pesare o per un accurato montaggio, che mescola filmati di repertorio e nuovi ciak; sarà per per i toni briosi, le figure accattivanti e le occhiate interessate oltre il sipario. Tantissimo, però, fa Bryan Cranston, in una prova molto attesa e che non delude. Un parrocchetto sulla spalla, vestaglia e pantofole, l'idea rivoluzionaria di un mondo uguale per tutti: è così, con il trucco, l'ipercaratterizzazione e il fare da mattatore, ci si scorda di averlo venerato, per cinque stagioni, nei panni del leggendario Heisenberg – anche se, su tutti, le deliziose Diane Lane e Elle Fanning, come accadeva d'altronde nella premiata ditta White, fanno i conti con il solito professionista stacanovista. Ed è così, in un film che dalla sua ha anche il ritmo e i temi, fatidica prova del nove, che gli si può garantire nuova vita al cinema, dopo l'apoteosi e Breaking Bad. (7)

Migliore attrice protagonista - Charlotte Rampling
Quando si è giovani, si guardano le coppie storiche – i nonni seduti a capotavola a Natale, per dirvi – e spontaneamente ci si domanda cosa resti dell'amore dopo una vita insieme. Non ci si annoia mai? La pillola blu aiuta a letto? Cos'è della passione iniziale, se il corpo cede, il pensionamento ti tiene a casa e dell'altro, che russa e borbotta, quello che ti faceva sorridere, adesso, è tutto un difetto? Fino a poco fa, pensavo semplicemente che ci si arrendesse: i tappi per le orecchie, la sacrosacra pazienza delle donne e, a far da collante, le bollette da pagare, i figli, i pensieri quotidiani. Il pastore tedesco al guinzagno, le passeggiate, la spesa, festeggiare i piccoli traguardi importanti. A tutto c'è una soluzione, con la fede al dito e le rughe d'espressione, e per il resto c'è il tempo, che guarisce le ferite e i musi lunghi. Si resta insieme, a settant'anni, più per l'incertezza – dove andare, con chi vivere, che combinare – che per l'amore? Kate e Geof Mercer, sposi di lunga data, vivono in un accogliente cottage nella campagna inglese: hanno un cane, ancora voglia di cercarsi e, nelle loro stanze linde, non ci sono foto ricordo. Dalla loro storia, non sono nati bambini, ma questo sabato festeggeranno quarantacinque anni insieme. Scrivono già i discorsi, pensano ai regali. Finché l'arrivo di una lettera non mette tutto in forse: Geof vi distingue perfettamente un nome, Katya, e il ricordo di un'avventura in montagna, cinquant'anni prima. Sulle alpi svizzere, la sua prima innamorata era scivolata in un crepaccio e, da allora, si erano perse le sue tracce. Il ghiaccio che si scioglie, dopo decenni e decenni, restituisce integro il suo cadavere. Che male può fare una rivale già morta? 45 Anni - dramma matrimoniale, riflessione esistenziale - è il mio pensiero che viene smentito, la nascita di una graduale gelosia verso un fantasma di donna che smuove dilemmi su dilemmi, l'ultimo film indipendente dell'autore di Weekend. La lenta esplorazione di un'altra intimità – questa volta, all'intero di una solida coppia eterosessuale – e l'analisi grammaticale di un altro amore, ma vissuto da due sul viale del tramonto. Ci saranno i rimpianti, le confessioni, un'amarezza sconsigliabile a chi festeggerà in allegria il vicino San Valentino. I protagonisti saranno meno nervosi, urlanti e rancorosi che in un Revolutionary Road – l'età avanzata e l'essere british fino al midollo li rende quieti e molto più morigerati -, ma Charlotte Rampling e Tom Courtnenay, in pausa di riflessione, non ci risparmieranno gli struggimenti e le riflessioni di una crisi sentimentale arrivata con un elegante ritardo di trentotto anni. Anche allora, pare, le coppie possono scoppiare. Lui, trasognato ed emotivo, abbandona il letto nel cuore della notte, si rifugia in soffitta e pensa a cosa sarebbe stato “se”, meditando sullo scioglimento dei ghiacciai e l'infallibile persistenza dei ricordi. Lei, settantenne bellissima, si divincolerà in fretta dal primo lento in pista. E la colonna sonora di un matrimonio felice, Smoke Gets in Your Eyes, non suonerà, così, più allo stesso modo. (7)

31 commenti:

  1. Come sai su Tarantino non siamo d'accordo, 45 non penso sarà della mia partita, mentre Trumbo è in rampa di lancio. ;)

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    1. Secondo me, invece, 45 Anni piacerebbe più a te che al Cannibale. Devi vederlo solo per rompergli le scatole, oh. ;)

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  2. Quentin vivaddio andrò domenica, quindi non ho letto nulla Trumbo mi è piaciuto parecchio, Cranston bravissimo. 45 anni molto elegante, Rampling immensa e affascinante anche a 70 anni, a tratti un po' struggente e, per quanto mi riguarda, pure un po' preoccupante..(a settembre festeggio 16 anni di matriaggio...)

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    1. Non parlarmene, Beatrix. I miei lo scorso settembre ne hanno festeggiati venticinque - e più cinque anni di fidanzamento sono trenta, se la matematica non è un'opinione - e il primo dicembre sono arrivate le carte della separazione. La tua preoccupazione è di quelle sane: finché ci si fa il problema, finché non ci si dà per scontati mai, è solo bene. Pare facile.

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  3. Il film di Tarantino mi è piaciuto da pazzi. Per me sono state tre ore di pura gioia. La sufficienza è un po' tirata dai...
    Sarà che quando vedo un suo film mi perdo a pensare anche agli altri. Oppure che gli occhi azzurri di Michael Madsen mi fanno ricordare il suo ballo con rasoio nelle iene e anche se è invecchiato male, resta sempre un suo attore feticcio. Sarà che Kurt Russel mi faceva ridere perchè picchiava la Leigh e poi allo stesso tempo, assurdamente, la coccolava (le puliva la guancia, le dava da bere...). E che dire di Tim Roth? Gigioneggiava, ma le parole del boia dette non dal boia? e la tensione che saliva e saliva, anche se non ai livelli delle scene tra Di Caprio e Waltz in Django, ma quasi. In questi film una testa spappolata è quel che ci vuole, scioglie la tensione, mi rallegra l'anima perchè è solo cinema, divertimento. Poi ho trovato bellissima l'ambientazione della stanza chiusa, come in dieci piaccoli indiani è vero. E' Samuel era l'investigatore, ma si sapeva come sarebbe andata a finire. Il veleno, il richiamo a La cosa di Carpenter, tutti i miei film incubo in uno solo.
    Mah...io mi sono semplicemente e meravigliosamente divertita.
    Ciao Mr Ink!
    LEa
    Per gli altri film chissà. Raramente riesco a liberarmi dagli impegni familiari e ad andare al cinema. Credo li vedrò in dvd.

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    1. Mi avevi detto. Tu, però, l'hai guardato con gli occhi della fan inguaribile. E ci sta, Tarantino è come una rockstar. Però la citazione, per me, è bella quando dura poco. Se la canta e se la suona, come si dice, un filino troppo. O sarò io che lo capisco poco. ;)

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    2. Ma no...forse hai ragione. Però è tanto bello perdersi così tra le immagini di un film. Liberatorio.
      Ora voglio vedere the danish girl, ma ho il terrore che le amiche mi portino invece a vedere Single, ma non troppo. Non ce la posso fare.
      Ciao e sempre complimenti per il tuo modo di scrivere, che ho il sospetto non ti costi neanche tanta fatica (sai lavoro di limatura ecc).
      Lea

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    3. Ti ringrazio, Lea. The Danish Girl ho avuto modo di vederlo già, però sono in attesa del romanzo: ho in mente una doppia recensione. Convinci le tue amiche: come previsto, è una visione che merita. E, personalmente, anche quest'anno tiferò Redmayne. :)

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  4. Fa sempre uno strano effetto vedere un film di Tarantino che si guadagna un 6 striminzito. Comunque non ho visto ancora nessuno dei tre, buio totale sul mio verdetto, previsioni incerte su quale possa essere. :)

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    1. Perché non hai mai sentito cosa ne penso di A prova di morte, ahahah! Tarantino è bravissimo, ma ormai piace a prescindere. Si può costruire una carriera, però, citando gli altri? Questa volta, mi ha disturbato troppo.

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  5. Su Tarantino, già sai ;) Su Morricone, che ha scritto senza vedere il film, scegliendo un taglio horror-suspance, e che ha scritto perché o quello o emetteva un ordinanza restrittiva contro Tarantino che lo stalkera da sempre, mi ha, come al solito, stregato. Ma probabilmente tocca corde che la ragione non conosce. Sono contenta che Trumbo ti sia piaciuto: già ero carica, adesso sono impaziente. Oggi pomeriggio, però mi dedico al cinema colto e vado a vedere Zoolander 2 (sto mettendo a punto una Magnum che ciao, potrei perfino fermare le rapine in banca!)

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    1. Zoolander 2 spero di vederlo presto, ché ultimamente questi Oscar imminenti mi desiderano impegnato. Il fatto che Morrincone abbia scritto la colonna sonora senza vedere il film, però, avvalora la mia ipotesi: ormai, compone con il pilota automatico. E te lo dice uno che lo ama sempre e comunque. La colonna sonora di Carol, però, è di altri livelli. Se il film è un pezzo di ghiaccio, Burwell spezza il cuore.

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    2. okay, ora lo ascolto su spotify ;) non mi spiego perché nella cinquina non ci sia quella di Desplat per The Danish Girl, in questi giorni l'ho sentita a nastro e mi piace tanto. Ho la sensazione che Morricone abbia scritto la colonna sonora solo per cavarsi il dente, dopo essere stato perseguitato per anni da un regista in modalità fanboy. Ma non credo che vincerà. Inarritu (gli accenti mettili dove sai tu) ha fatto un po' di casino perché Morricone avrebbe usato tracce scritte per Carpenter e mai usate. Quindi, in teoria, la OST non era originale e non era candidabile all'Oscar... Una vittoria porterebbe la polemica su un altro livello.

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    3. Misteri!
      Mi dirai su Burwell, io lo adoro. Mi ricorda un po' la colonna sonora di The Hours, quella di Carol, ma mi pare fosse di Glass.

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  6. Di Tarantino parlerò domani, e per il momento ti anticipo che non siamo così d'accordo, quasi a sorpresa. Trumbo me lo vedrò nel weekend mentre sono felice della tua approvazione (scritta meravigliosamente) a 45 anni, i vecchietti quando sono così struggenti e malinconici non possono che piacerci :)

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    1. Ti ringrazio, Lisa. Passo a leggerti presto, allora.
      Belli e tristi questi vecchietti, sì. :)

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  7. Tarantino deludente pure me per che sono in pratica una sua groupie. :D

    Trumbo non male, anche se un po' troppo classicheggiante come film per i miei gusti.

    Il film sui vecchini mi spaventa più di un horror, ma prima degli Oscar cercherò di dargli un'occhiata... :)

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    1. Questi vecchini, vedrai, non sono così tranquilli.
      Se anche le groupie cannibali non sono soddisfatte, allora, sono in pace con il mondo. Non ditemi niente più. ;)

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  8. Urka, Brian batte Leo? Su Quentin anche tu sai come la penso,ma concordo in pieno per un Oscar alla Leigh e al grande Morricone. 45 anni non l'ho visto, ma il mio cuore batte per la Carol di Cate Blanchett!

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    1. Io, invece, tifo ormai per Brie Larson e Alicia Vikander.
      Bryan non batte Leo - Redmayne e Fassbender impressionanti -, ma si è capito che Revenant e il suo protagonista non mi hanno fatto impazzire. :-D

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  9. devo vederli tutti questa settimana sono rimasto un po' indietro :-)

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  10. Son d'accordo sulla sufficienza a Tarantino, la prima parte alquanto soporifera, la parte nell'emporio va molto meglio...ma preferisco tutti gli altri film di Tarantino, superiori rispetto a The Hateful Eight

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  11. Hateful 8 l'ho visto in 70mm a melzo e mi è piaciuto moltissimo. differenza di vedute sostanziale direi!

    Trumbo pure mi è piaciuto parecchio e la performance di cranston è super.

    45 anni non ho ancora voglia di vederlo.

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    1. Passo a leggerti.
      Per fortuna, ho trovato adepti per il colpo di stato agli Odiosi Otto. ;)

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  12. Visto The hateful eight l'altra sera! Non male, non mi è dispiaciuto, ma lo avrei preferito meno lungo :D
    Diciamo che rispetto a Django lascia un po' a desiderare :P per me quello è stato un vero capolavoro *-* questo, sono d'accordo con te, poteva essere migliore!

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    1. E pure Django... Come ho scritto prima, si può vivere di citazioni? Preferisco di gran lunga i Bastardi. :-D

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  13. Dei film che hai citato ho visto solo quello di Tarantino che ha deluso anche me... Nonostante il cast davvero notevole compresa al mitica Jennifer Jason Leigh (l'unica che mi abbia donato un pò di emozione), il film è davvero lento e soporifero, dialoghi lunghi e un Western che si rivela essere un giallo... Bah! Diciamo che ho sentito tanta tanta nostalgia di Pulf Fiction e dintorni... Ciao Maria

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  14. Assolutamente in disaccordo per The Hateful Eight, ogni dialogo mi è sembrato necessario e bellissimo, l'ideale per creare legami tra i personaggi e lasciare domande allo spettatore. Trumbo anche è davvero bellissimo e spero che Cranston prenda l'Oscar anche se... quest'anno tocca a Leo, ahimé. 45 anni lo guarderò presto invece!!

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