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lunedì 16 aprile 2018

Recensione: Mary e il Mostro, di Lita Judge

| Mary e il Mostro, di Lita Judge. Il Castoro, € 15,50, pp. 312 |

In anteprima allo scorso Torino Film Festival aveva il fuoco interiore e la bellezza statuaria di una Elle Fanning ancora inedita nelle sale. Mary Shelley, nella romanzata e romantica biografia della regista saudita Haifaa Al-Mansour, era un'eroina d'altri tempi con il desiderio di prendere il mondo a morsi e d'imporsi a testa alta sulla logica maschilista della Londra vittoriana. Qualche dettaglio sfuggiva, nella fretta di due ore di cronaca, ma a distanza di mesi ne ricordo bene la curiosità intellettuale, l'innata grazia, i drammi; la voglia di approfondire, anche a costo di farmi male, gli impulsi che portarono una ragazza di diciotto anni appena a meditare sui moventi e i punti di rottura (e sutura) di un mostro che – per umanità, per ferocia – non ha mai smesso di rubarci notti e donarci spunti di riflessione. Mary Wollstonecraft Godwin: chi era davvero? Non condensata in un feuitteton, anche se di quelli assai ben fatti. Non sottoposta alle leggi dei padri, degli editori e di quella natura matrigna di cui, superba a giusta ragione, la scrittrice si rivelò a sorpresa superiore.

Raccolgo le gambe e le braccia
per farmi piccina.
Ma non sarò mai così piccola
da smettere di pensare.

La racconta fra i versi e le immagini una biografia assolutamente singolare, scritta e illustrata da Lita Judge. Un diario poetico in bianco e nero, al carboncino, con il fascino della graphic novel e le parole centellinate ad arte del flusso di coscienza. 
Chi era, ancora, il suo anonimo mostro, al quale i più attribuiscono per errore il nome del folle creatore che lo creò per poi abbandonarlo a sé stesso?

Le ragazze dovevano essere gentili
e obbedire alle regole.
Le ragazze dovevano essere silenziose
e ingoiare punizioni e dolore.

Ma lei non si nascose.
Non si lasciò zittire.
Lottò contro la crudeltà della natura umana.
Scrivendo.

Nacque in una casa piena di libri, con la notte tagliata in due da una cometa dal nome di donna. Il padre, libraio spregiudicato piegato dal pugno di ferro della seconda moglie; la madre, poetessa dai costumi notoriamente liberali, morta dando alla luce la secondogenita. Le dissertazioni di Coleridge a cena, e l'idea di poter diventare qualsiasi cosa volesse. Prima dei debiti. Prima del colpo di fulmine per Percy Bysshe Shelley: dongiovanni già sposato e affatto intenzionato a far di lei una donna onesta, la destinerà a un'esistenza errabonda, sulla scia di un sogno – quello della scrittura – che prima li unisce e poi li divide. Le loro migrazioni continue con al seguito Claire, sorellastra di Mary e compagna di letto di Percy, li condurranno dalle speranze infrante della Francia napoleonica all'Italia vacanziera, fino alla villa di campagna del dissoluto Lord Byron. Lì, nel bel mezzo di una tempesta metereologica e creativa, nascerà per sfida e per sfogo un capolavoro della narrativa gotica. Nel mezzo: la perdita di un figlio, il disonore per i continui tradimenti coniugali e, in uno splendido covo di angeli caduti, ecco consumarsi la rivoluzione dell'amore. 
In pieno XIX secolo, l'oppio, l'abbraccio del fiume e i dolori del parto uccidono spietatamente molte delle figure femminili che incrociano la strada di Mary. Ma le donne, fragili e sfortunatissime in epoche così malsicure, sono fatte però della stessa sostanza dell'Onnipotente: creano la vita da una spinta, da una scintilla.

Creare spezza le ossa,
come le membra di un neonato
che spingono attraverso il corpo della madre.

E' un cuore che batte,
come il bambino appena nato
che tieni in braccio.

E' terribile,
e bello,
come imparare a respirare di nuovo.

Le scintille sono quelle del fulmine, delle scosse elettrostatiche, quando il mostro si solleva dalle pagine e dal tavolo autoptico. Frankenstein è metafora di un altro parto, per una Mary dal grembo e dal cuore ormai inaridito. La costola di Eva. Un alter-ego dell'autrice stessa, dei suoi figli bastardi, che fa da giustiziere e da cassa di risonanza. E allora può crearsi un dialogo fra loro, creatura e creatrice, in un evocativo gioiellino di forma e contenuto da esporre con vanto in libreria. Da sfogliare, leggere e rileggere, per rinfrancare a qualsiasi età occhi, cuore e mente. 
Oltre che per l'indicibile cura dell'impaginazione, Lita Judge sorprende infatti per una scrittura interessantissima, a confine, che non si accontenta di fare da semplice didascalia. Per saperne di più dei dolori del processo creativo, dei reali retroscena. Per scoprire un'arte a tutto tondo che non mi appartiene, no, eppure mi chiamava da un po'. Dalle nebbie da un tempo – due secoli, ormai – che è sembrato volare. Dalla tomba, a sei piedi sotto terra.

7 commenti:

  1. Non sono un'amante delle biografie ma questa mi sembra molto interessante. Ne prendo nota :)

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    1. Nemmeno io, Anna, se non al cinema, ma questa è un incanto. Googla titolo e nome dell'autrice, e vedi che illustrazioni meravigliose!

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  2. Devo assolutamente procuramelo... oltre a esser una meraviglia per gli occhi, lo sembra proprio in tutto e per tutto *o*

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  3. Il film con Elle Fanning mi incuriosisce, più per Elle Fanning che per altro. :)

    Questa graphic novel poetica non so se fa al caso mio, visto che non ho un gran rapporto né con le graphic novel né con la poesia, però sembra qualcosa di particolare e affascinante.

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    1. Nemmeno io, eppure è scoccata subito la scintilla.
      Certo, con Elle Fanning...

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  4. Ciao Mr Ink, ho letto il tuo commento e sono subito venuta a curiosare.
    Mi ero persa la recensione e non sapevo nulla di questo libro che sembra originalissimo! Tra l'altro non ho mai letto la biografia di Mary Shelley e in una veste illustrata mi sembra assolutamente accattivante ^^

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