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mercoledì 25 ottobre 2017

Recensione: Ho taciuto, di Mathieu Menegaux

| Ho taciuto, di Mathieu Menegaux. Bompiani, € 15, pp. 144 |

Claire e Antoine hanno una bella casa nella capitale, carriere di successo e, come unico problema in paradiso, l'esasperante prigrizia degli spermatozoi di lui. Quarantenni attraenti e affiatati, hanno i loro piacevoli riti – fare l'amore di domenica mattina, ad esempio, o partire per una vacanza dell'ultimo momento senza dover dare conto a nessuno – e inviti a cena nei palazzi signorili della migliore borghesia parigina. A casa di un collega di Antoine, ci sono chiacchiere e perbenismo di troppo. Claire si congeda elegantemente, inforca la bicicletta. Imbocca un sottopasso, rivolgendo un sorriso di buona educazione a un'ombra più fitta delle altre. Che la abbranca strappandole un urlo e i jeans. Che la stupra sull'asfalto, al buio.

Ieri la mia vita era una vita a metà, una vita da fenicottero rosa, una vita su una zampa, in cui cercavo di mantenere l'equilibrio alla meno peggio, ma una vita. [...] Oggi cosa sono? Una donna violentata.

Come Isabelle Huppert in Elle, la protagonista chiama la polizia per riattaccare dopo qualche squillo appena. Si solleva da terra e se ne va. Si concede una lunga doccia. Si tiene per sé la paura di quell'aggressione che la renderebbe solo più fragile, solo più vulnerabile, agli occhi degli altri. E Claire, troppo legata alla sua idea di decoro per mostrarsi a pezzi, già in passato si è tenuta stretta i suoi segreti. Tace lo stupro. Qualche anno dopo, in attesa del verdetto della giustizia, tacerà le barbare ragioni che l'hanno condotta a una cella di massima sicurezza. Dove della sua identità non resta che un anonimo numero identificativo e una confessione di cui liberarsi entro l'alba del mattino successivo. Ho taciuto è un noir dell'anima. Un dramma giudiziario scabroso ma elegante, come soltanto i francesi sanno. Stranisce perché ha il tono delle storie vere, e al fatto che l'autore sia un esordente, lo stesso uomo fotografato nel risvolto di copertina, si fa semplicemente fatica a credere.

Leggetemi. Siete la mia ultima conversazione prima che io scompaia.

Si legge di Claire con un misto di interesse e abiezione. Ha commesso infatti il crimine più ignobile che si possa immaginare. E, tra le pagine, torna indietro. A quando era libera. A quando era innocente. A quando era lei, la vittima, e non il macellaio che fa sbizzarrire la stampa internazionale. Non fornisce alibi e non cerca giustificazioni. Non deve convincere il giudice e non può rabbonire una giuria di conservatori. Lei ha già condannato sé stessa. Il suo provante calvario, la sua affascinante tela di pensieri, contagia il lettore assieme all'incubo incancellabile di due occhi nerissimi. Claire, all'inizio dalla parte della ragione, gioca a imbrogliare gli altri, a fingersi Dio. Pecca di tracotanza nel costruire la sua personale Babele di bugie. Come Prometeo nel mito, però, ha un avvoltoio che le divora il fegato. E troppo provata, troppo suggestionata dalla violenza, smette di credere nei miracoli e nel prossimo. Il fegato a brandelli, e un cuore buio che non crede più alle schiarite.

Scavalcherò i muri di cinta senza scala, senza rampini, senza lenzuola annodate, volerò al di sopra dei fili spinati senza ali, sparirò senza trucchi, svanirò senza armi, senza odio né violenza. […] La scrittura è l'ultima stazione della mia Via crucis. Non conto di tornare il terzo giorno. Non mi rivedranno.

Corto e spregevole, il primo romanzo di Mathieu Menegaux è un racconto a sangue freddo aperto a diverse svolte shock e a pagine di impensata delicatezza (pensate, si chiude con la mia preferita delle canzoni degli Smiths). Succede poco, ma le pagine non consentono altrimenti. Non dico troppo, perciò. O comunque meno di quanto vorrei. Sembrerebbe di giudicare una pagina di diario, non un romanzo bellissimo. Gli sbagli della donna, non del personaggio fittizio. Claire non esiste, invece, e metabolizzare la consapevolezza, lo strazio, richiede tempo; i nervi che intanto ringraziano. Ho taciuto è un romanzo di cuori neri che non vogliono saperne di far riempire da cima a fondo una pagina bianca. Una macchia addosso che più provi a cancellarla, con il palmo della mano, e più ti insudicia.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Depeche Mode - Enjoy the Silence

13 commenti:

  1. La tua recensione mi ha messo l'ansia e una grandissima curiosità verso questo libro.
    Sublime come sempre il tuo modo di raccontarci le tue impressioni!

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  2. Mi è piaciuto moltissimo e ho avuto la tua stessa impressione, la sensazione quasi tangibile di leggere una storia vera, una confessione lucida e straziante. Un abbraccio! :)

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    1. Da mamma, hai avuto coraggio e sangue freddo, cavolo.
      Felice che ti sia piaciuto. Passerò a leggerti. :)

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    2. Pensa che ho iniziato a leggerlo in ospedale dopo il parto, una pazza praticamente. xD Volevo dare giusto un'occhiata ma poi non sono riuscita a fermarmi, tanto che ho interrotto la lettura in corso. Spero di pubblicare la recensione domani! Baci

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    3. C'è un'ironia macabra involontaria che adoro, in tutto ciò. Si ride, nonostante Menegaux.
      Complimenti per i nervi saldi!

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  3. Ho intuito, nonostante la tua meravigliosa recensione cerchi di evitare spoiler, di cosa si tratta.
    Mi incuriosisce molto ma non so se avrò il coraggio di leggerlo.

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    1. Grazie, Solsido. Sono stato attentissimo a non dire troppo. Mi dispiace se hai intuito quello che c'è in ballo ma nel finale, pensa, la vicenda si fa ancora più senz'aria.
      Ci vuole stomaco e il giusto distacco. Solitamente, sono un lettore che riesce a non giudicare, pur immedesimandosi. Fammi sapere, se lo leggi.

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  4. Hai incuriosito molto anche me, tanto che l’ho aggiunto alla lunga lista dei libri da prendere. Grazie per il consiglio e complimenti per la recensione! :)

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  5. Finalmente ho letto il romanzo.Anzi,l'ho divorato. Il mio intuito non aveva sbagliato, era come pensavo. Il romanzo è scorrevole, scritto bene ma non ho provato alcuna empatia con Claire, e ho disprezzato il marito, egoista e superficiale.Non elmetto giudizi ma leggendo questo libro il mio pensiero è volato a Isa, indimenticabile protagonista de "La storia" di Elsa Morante. Sublime ritratto di madre.

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