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mercoledì 4 maggio 2016

Dear Old Mr. Ciak: Short Term 12, Broken, La vità è facile ad occhi chiusi, And While We Were Here

[2013] Short Term 12. Si chiama così una struttura di periferia che accoglie bambini grandi e piccoli, e così si chiama il bellissimo dramma indie di Destin Daniel Cretton. Se sei tra i suoi giovani ospiti, non hai avuto un'infanzia felice. Se sei tra i suoi volontari, ragazzi tra i venti e i trent'anni con la vocazione al bene, sei stato anche tu un bambino triste – ma lo ammetti solo adesso, con un figlio in arrivo che forse non vuoi veda la luce – o, semplicemente, riponi grande speranza nella gioventù. Se sei un degente, ti hanno maltrattato o abbandonato. Se sei un operatore, ha le scarpe da ginnastica, i nervi saldi, il passo svelto: ci sono ragazzini che tentano la fuga quotidianamente; chi ti risponde per le rime; chi, chiuso nella sua afasia, non ti risponde affatto. Una famiglia di adolescenti disastrati ma poco disastrosi, e a capo ci sono Grace e Mason: a malapena trentenni, adulti da poco. Abbastanza per avere, adesso, una famiglia tutta loro? Non molto tempo fa, infatti, sono stati entrambi come le anime perdute a cui fanno da mentore. Lei ha scoperto di essere in dolce attesa, ha preso appuntamento per sbarazzarsi del bambino e si domanda – reduce da un'infanzia di abusi indicibili – che mamma sarà, un giorno. Lui, rimbalzato da una casa-famiglia all'altra, e infine adottato da una coppia di coniugi amorevoli, si rapporta alla vita con la fiducia che alla sua compagna, che ha nel cuore un dramma ancora irrisolto, purtroppo manca. E chi aiuta loro? A preoccuparli, il pensiero di un bambino che soffre di depressione che, a giorni alterni, tenta la grande fuga dal centro; un diciottenne che, con il raggiungimento della maggiore età, deve andare via, ma dove, esattamente?; un'adolescente che, in mezzo a tanti orfani, un padre lo ha, ma non è il genitore che merita. Se fossimo in presenza di un film hollywoodiano, la ragazza ribelle si innamorerebbe del ragazzo ribelle; il dolce presente combatterebbe l'amaro passato. E invece no, ma non per questo il film è meno dolce; non per questo è meno delicato o commovente. Ne guadagna in schiettezza. Ne guadagna in verosimiglianza. Una fiaba neoralista, quasi, che parla di ragazzini abusati, trascurati, problematici e ci mostra una sconosciuta Brie Larson, che straordinaria, ma sottovoce, lo era ben prima del trionfale Room. Short Term 12 è un film di nicchia, raro, onesto, magnanimo, che ti dà fiducia nel prossimo e che, se senti che il mondo ti è avverso, ha il miracoloso potere di insegnarti a conviverci ugualmente. Per curare tutte le cicatrici che nascondi gelosamente. Visibili o invisibili che siano. (8)

[2012] Le tre case formano una figura geometrica. Il quartiere è periferico, il vicinato rumoroso. Nella provincia londinese, in una periferia senza connotati precisi, vivono – e, spesso, si urtano – tre famiglie diverse nello stile di vita, ma che hanno scelto la stessa borgata per mettere radici. Ci sono piccole donne al limite, che crescono senza madre; due coniugi di mezza età, genitori di un ragazzo fuori dalla norma, che parla pochissimo ma osserva tutto; soprattutto, ci sono Skunk e suo fratello, che giocano come se potesse essere estate per sempre, interessati alle cause del papà avvocato e ai misfatti sentimentali di una tata che, per un periodo, è stata la fidanzata del loro prof. Nella prima scena, dal nulla, l'introverso e fragile Rick, accusato di violenza carnale, viene aggredito dal vicino iracondo. Ma Skunk, bambina diabetica e intelligente, sa distinguere il vero dal falso, al di là del pregiudizio e dei dubbi. I suoi hobby e il suo primo amore, in un'ora e mezza che lì per lì non ha peso ma che, sul finale fortemente tragico, annienta e cattura, mentre passava, l'infanzia che confluisce nell'età della ragione; la perdita dell'innocenza. Broken, tratto da un romanzo di Daniel Clay che ho sempre voluto leggere, è una libera riscrittura dell'intramontabile Il buio oltre la siepe. Contempla la spensieratezza, gli atti di prepotenza quotidiani, la discesa inevitabile di una povera anima che, accusata, si trasforma in colpevole per davvero. Skunk, odierna Scout, si rapporterà al dolore di un moderno Boo Radley in balìa del destino – a unire le due protagoniste, una governante onnipresente, un altro giudizioso Atticus Finch, la bontà – in una società che, vista così, anche se meno accogliente, anche se meno patinata, ricorda un po' American Beauty. Non mancano i nomi noti – Tim Roth, Cillian Murphy – ma a rubare attenzioni è il talento folgorante di Eloise Laurence: un'esordiente i cui primi passi risultano indimenticabili come quelli della collega Saoirse Ronan, in Espiazione. La scenografia è scarna, la fotografia sporcata e la colonna sonora – fanciullesca, eterea – dà alla periferia quel tocco di fascino che solo il cinema inglese. Con la sua naturale indipendenza, un'emozione trattenuta e, questa volta, isolato difetto, un epilogo scioccante che sfugge di mano; dove a spezzarsi, checché ne dica il sottotitolo italiano, è più di qualcosa. Più di un'esistenza. Si perde l'equilibrio, passando da un estremo all'altro. Ma così è la vita: che va, viene, e non ama avvertire. (7)

[2013] Antonio è un maestro che insegna l'inglese attraverso i pezzi dei Beatles. Amichevole e dal cuore grande, anche troppo, crede in canzoni che cambiano la vita e nel potere dei sogni. Perciò, nella Spagna di Franco, sale in macchina per raggiungere, attraverso strade tutte curve a strapiombo sul mare e incontaminate campagne, il set spagnolo del film che John Lennon sta girando. In un alberghetto su cui brilla sempre il sole, in campi di contadini gradassi e fragole dolcissime, si consolida imprevedibilmente il rapporto con Belén e Juan, due giovani fuggiaschi a cui ha dato un passaggio: la prima, ragazza alla deriva; il secondo, sedicenne ribelle di cui il padre non approva il capello lungo e la musica che ascolta. Si narra che in quegli stessi anni, tra l'altro, Lennon abbia scritto Stawberry Fields Forever e che, proprio dal colloquio con un insegnante, sia nata l'idea di accompagnare i dischi con i testi delle canzoni. La vita è facile ad occhi chiusi – riconoscete, nel titolo, la frase cardine del loro brano più bello? - è una commedia dai toni pastello, arrivata con due anni di ritardo da noi, dopo il successo ai Goya, che trasferisce nella Madrid sotto dittatura i principi del sogno americano e, insieme, una Beat Generation in corso di traduzione. Fedeli a Kerouac si vive perciò “on the road”, ma senza trasgredire, e il fantasma di Lennon diventa, magicamente, personificazione di un miraggio fanciullesco ma necessario. La regia non osa guizzi, la trama è semplice e un po' buonista, ma vuoi l'ottimo cast, vuoi la straordinaria voglia di leggerezza che sprizza, il film di David Trueba è di buoni sentimenti e di immediato impatto: emozionante e solare. Contenitore di storie autentiche, collaboratore attivo del buon umore. Perché La vita è facile ad occhi chiusi, ma ad occhi aperti – soprattutto in questa sgarciante foto d'epoca – è più dolce rispetto alla norma. (6,5)

[2012] Jane e Leonard si sono sposati, giovanissimi e dubbiosi, perché c'era un bambino in arrivo. Quel bambino è andato perso – insieme a altri, in altri dolorosi aborti spontanei – e i due sposi si sono trovati tristi e più soli di prima all'interno di un matrimonio vittima della routine. Finché Leonard, di professione violinista, non è invitato a Napoli per lavoro e Jane, scrittrice in cerca di ispirazione, non lo segue, per capire cosa va e cosa non va coi loro sentimenti infreddoliti. Durante una solitaria gita a Ischia, la protagonista incontra Caleb, un ragazzo più leggero di lei per i dieci anni di differenza e tante preoccupazioni in meno. Iniziandolo al primo amore, una Jane traditrice ma senza colpe scoprirà con lui, diciannovenne solare e immaturo, che ne sarà delle sue relazioni: alla deriva, nell'azzurro Mar Tirreno. And While We Were Here, delicato dramma indipendente con le vaghe suggestioni del Sundance e i meccanismi dei film diversamente sentimentali che tanto mi piacciono, è un altro titolo da aggiungere alla lista a cui ho dato il via la scorsa estate in cui un lui incontra una lei (o viceversa) in un luogo da cartolina. Preparatevi ai lunghi dialoghi per conoscersi meglio, a attori spontanei e rilassati e a candidi cliché sull'Italia e gli italiani. La città sporca e chiassosa contro l'isola paradisiaca, gli scenari ideali in cui parlarsi senza annoiarsi neanche un po'. L'occhio che scivola dal quieto corteggiamento dei bei Kate Bosworth e Jamie Blackley – lei ormai nota, lui visto recentemente in Resta anche domani – alle meraviglie della costiera, con una colonna sonora raramente folcloristica. Poteva essere meglio, poteva essere peggio: più introspettivo, meno lieve. Comunque, non dispiace. Grazie a un finale, anche, in cui fino alla fine non si sa se Jane seguirà le sue responsabilità di moglie, il suo ritorno alla gioventù, o solo se stessa. (6)

10 commenti:

  1. Ottimo, di questi ho visto solo lo spagnolo che mi ha un po'deluso... Troppo buonista. Grazie che mi hai ricordato short term, una delle mie gravi mancanze indie... ;-)

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    1. I primi due ti piaceranno senz'altro, il terzo è abbastanza evitabile. ;)

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  2. Bellissimo Short Term 12, un po' meno lo spagnolo da cui forse mi aspettavo di più e non è certo stato aiutato da un doppiaggio che ha reso il protagonista viscido e insopportabile.
    Broken me lo segno, bastava mi scrivessi Cillian Murphy e mi convincevi :)
    L'ultimo, che dici, lo azzardo? Quel 6 pur promuovendolo mi lascia incerta...

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    1. Solo se non sai che altro guardare.
      Però, essendo un melodramma più al femminile, potrebbe piacerti più che a me, appunto. Gli spunti e le chiacchierate ci sono tutte. :)

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  3. Embè, ma una chicca indie con Brie Larson come Short Term 12 non l'avevi ancora vista?
    Hai fatto bene a recuperare! ;)

    Broken altro gioiellino!
    La protagonista non so se è destinata a diventare la nuova Saoirse, però speriamo di rivederla...

    La vita è facile ad occhi chiusi è troppo buonista per i miei gusti. Non terribile, però per me bocciato.

    And While We're Here invece mi manca ma, considerato il tuo parere tiepido, per il momento mi sa che può continuare a mancare. :)

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    1. Ma sì, può mancare. Pensavo fosse il film che mancava alla mia collezione di commedie romantiche ma non troppo, e invece no. Per la protagonista di Broken chissà.
      Il film ha ormai qualche anno, e lei non si vede...

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  4. Mi attirano tutti (lo spagnolo forse un pochino meno degli altri), ottimi suggerimenti, come sempre; li metto in lista!

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  5. Ecco, li hai classificati in maniera perfetta. Dal più al meno interessante anche ai miei occhi. ;)

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    1. Ahahahah, in realtà è stato un caso, ma facciamo finta che era nei miei piani. :)

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