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martedì 15 marzo 2016

Recensione: Io e te all'alba, di Sunne Munk Jensen e Glenn Ringtved

Vorrei descrivere l'alba mentre eravamo lassù, che l'ha fatto quasi diventare bello. E giusto. Vorrei far capire il perché. Raccontare la storia vera. E vorrei che Liam mi abbracciasse.

Titolo: Io e te all'alba
Autori: Sanne Munk Jensen e Glenn Ringtved 
Editore: Piemme Freeway
Numero di pagine: 318
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Louise vive ad Aalborg, in Danimarca. Ha diciassette anni, va al liceo. I suoi genitori sono brave persone. Una sera conosce Liam, un ragazzo poco più grande di lei, e i due si innamorano perdutamente. Trovano un minuscolo appartamento ai margini della città e si amano, fra sesso e droga, senza limiti. Liam ha tanti sogni, ma una pessima idea su come realizzarli. Comincia a lavorare per Johannes, uno spacciatore, un pesce grosso. All’inizio va a gonfie vele, ma poi la situazione precipita, trascinandosi dietro tutto e tutti. È inutile chiedersi perché Louise non sia scappata quando ancora poteva farlo. Non l’ha fatto e basta. Questa storia racconta il perché.
                          La recensione
L'alba che irrompe sorprende Louise e Liam, diciassette e diciannove anni, sull'alto di un ponte. Si tengono per mano, ammanettati. Poi il tuffo. Un'altra alba, ma di tanti giorni dopo, restituisce i loro cadaveri: gonfi, blu, irriconoscibili. Le manette non si sono spezzate, le loro mani non si scono mai sciolte dalla stretta. La pena dei familiari, i perché sprecati, le tristissime esequie. Per lui, la cremazione. Lei, invece, viene sepolta in una bara bianca, su un letto di viole. Louise odiava profondamente le viole, però i suoi genitori non l'hanno mai saputo. Quante cose non sapevano di lei, un tempo figlia modello? Le famiglie, attonite, non hanno voluto sotterrarli insieme. Si conoscevano da poco e subito erano andati a vivere insieme, in un appartamentino dai colori kitsch e arredato a caso coi mobili dell'Ikea. Parlavano, nell'ultimo periodo, di fuga, per lasciarsi alle spalle i guai. Hanno bruciato le tappe, si sono voluti bene male, si sono rovinati con le proprie mani. Un funerale comune, per i parenti disperati, è troppo. E i funerali, si sa, sono più per i vivi che per i morti. Tempo di dare ragione alle famiglie, a lungo menefreghiste, ma anche di sentire le loro, che sono ormai dall'altra parte. Louise, ex figlia modello e brava ragazza, ha infatti qualcosa da raccontarci. Come in un Amabili resti in cerca d'autore, la narratrice onnisciente, all'indomani del ritrovamento del suo stesso cadavere, racconta cos'è successo davvero. Un po' fantasma e un po' guardiano, non ha rimpianti di sorta, se non uno. Un dubbio: dall'alta parte, dov'è Liam? Si snoda, così, una vicenda di gangster e pupe, agnelli sacrificali e debiti di sangue da saldare. Louise e Liam, vissuti tra le droghe libere e il sogno dell'Irlanda, non sono tra i ragazzi tristi e malinconici di cui ultimamente abbiamo letto. Sono su di giri – per la passione e i trip – e fanno progetti su progetti. 
Ma, a differenza degli adolescenti americani, si muovono in un ambiente squallido, adulto, violento, che ricorda poco gli scenari degli young adult tradizionali e tanto, invece, le borgate malfamate e i rapporti senza freni di Silvia Avallone, Valentina D'Urbano, Niccolò Ammaniti. Ricorda la trasgressiva Bristol di Skins, vista attraverso una fotografia sbiadita e gli occhi come spilli di diciassettenni maledetti. Cattive compagnie, troppe, e non c'è luce in fondo al tunnel. Non c'è alcuna via d'uscita. Da un amore che stringe sui polsi. Da una strada che è maestra di vita, sì, ma insegna le cose sbagliate: il tuo compagno di banco è uno spacciatore, in quella scuola di fiordi e cemento armato; nessuno si preoccupa, se sei spesso assente; la prima della classe, ragazza inarrivabile, è stranamente facile da indurre in tentazione. Io e te all'alba è un romanzo per adolescenti e non, scritto al presente e al passato. Senza capitoli, ma diviso in frammenti speculari. Da un lato abbiamo loro, giovanissimi e sulla via del non ritorno. Dall'altro, invece, coloro che restano a compiangerli, in quella Danimarca intraducibile, glaciale: il padre permissivo e la mamma distante di Louise; il padre di Liam, irlandese alticcio che non si è mai integrato, e un fratello minore, Jonathan, che a tredici anni si risveglia dagli incubi su un letto bagnato di pipì. La ricerca di un diario segreto, abbandonato in una roulotte in mezzo al nulla. Lo shock impensabile, la sete di vendetta, la voglia di perdonare – e perdonarsi. I pensieri sgradevoli, le pistole che pesano nella tasca del giaccone: ma per uccidere o per uccidersi? Nel frattempo, la mamma di Louise caccia si avvicina al consuocero. Il padre della adolescente, invece, troverà consolazione nella caccia al colpevole, ai mulini a vento, e nel candore della migliore amica della figlia, che prova un dolore simile eppure diverso dal suo. 
Flirt innocui, amicizie inaspettate, nessuna malizia negli abbracci di chi soffre e cerca sollievo in qualcuno che non sia il proprio coniuge. Separati ma spiritualmente insieme, per superare il lutto e un senso di colpa che non va via. La domanda, perenne: cosa hanno fatto? Soprattutto, cosa non abbiamo fatto noi? Il dubbio, a lungo, resta. Scelta consapevole o omicidio? Sanne Munk Jensen e Glenn Ringtved, a quattro mani, ci propongono un linguaggio crudissimo, una scrittura senza fronzoli e situazioni pulp, per lettori con il pelo sullo stomaco. Storia d'amore alternativa, melò con una versione nordica e malaticcia degli intramontabili Romeo e Giulietta, Io e te all'alba fa tappe frequenti nel lato selvaggio e in territori che appartengono più propriamente al noir. Quasi tarantiniano, ad esempio, nel tratteggiare un personaggio come Johanness: signore della droga e boss locale, dai denti geometrici, l'eloquio accattivante e gli hobby – vedi il rettile come animale domestico – grotteschi. Tutte cose che mi piacciono, tutte cose che non mi aspettavo scartando il pacchetto. Fan parte della sorpresa. Però la crudeltà e la sporcizia, che colgono all'inizio impreparati, sconvolgono ma non arrivano: galleggiano in superficie. Però il dolore – fatta eccezione per quello dei genitori, i personaggi più umani e interessanti tra tutti – arriva a ondate e, in definitiva, trattandosi di una storia brutale e cupa, non è abbastanza. E lui e lei, protagonisti di una vicenda a tinte crime, rocambolesca e accidendata, non restano impressi, al contrario di uno spunto e di un incipit che danno i brividi. Gli scandinavi sono abili giallisti, ma con i sentimenti non sono chissà quanto a proprio agio. Il che rende gli autori di Io e te all'alba spietati, con fegato da vendere, ma non troppo partecipi. L'amore tra i due personaggi, al centro di una tragedia che sa di thriller, dà brividi a fior di pelle – l'alone tragico, il disgusto per un simile degrado, la rabbia per la loro irruenza – ma non quello, alla fine, davvero necessario. La freddezza dei loro climi, come mi ha suggerito l'amica blogger Silvia, dev'essergli entrata nella penna, oltre che nelle ossa. Sono secchi e glaciali, la fuga d'amore è sottoposta ad autopsia, ma quei cadaveri ripescati all'inizio nel fiordo, ammanettati per non dividersi mai, hanno corpi gonfie, mani gelide e, nonostante tutto, cuori ancora caldi.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Naughty Boy ft. Beyoncé - Runnin' (Lose It All) 


14 commenti:

  1. E' nei miei acquisti futuri e non vedo l'ora di leggerlo :D
    Dalla tua recensione, sento che è la storia che sto cercando ;)

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    1. Perfetto, Chiara.
      Preparati a un linguaggio forte e al tipico stile degli autori nordici, che a molti piace ma a me non particolarmente. ;)

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  2. Mi sa che passo. Il gelo nordico non fa per me!

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    1. Neanche per me, nonostante ne apprezzi il coraggio.
      Se pensiamo agli edulcoratissimi romanzi per ragazzi d'oltreoceano...

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  3. Mi incuriosisce.. anche se non impazzisco per il modo di scrivere propriamente nordico. Ma ho letto recensioni diverse tra loro e solitamente il contrasto mi piace..

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    1. Allora non c'è che da provarlo. Poi apprezzerai senz'altro i toni noir ;)

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  4. Neppure io me la sento. Amabili resti mi era piaciuto moltissimo, ma era lirico, in un certo senso. I libri come questo mi mettono addosso una tristezza fredda e la voglia di arieggiare casa.
    Grazie della recensione.
    un saluto da lea

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  5. L'avevo snobbato un po', ma potrei farci un pensierino. Almeno per leggere qualcosa fuori dall'ottica YA/NA americana.

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    1. Il lato positivo è senz'altro uno: non è scritto con lo stampino, al contrario di quelli americani.

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  6. Mi aveva conquistato te lo dico, uno YA diverso dal solito, fiele invece delle solite storie da carie ai denti. Peccato che a tanta cupezza non corrisponda un'altrettanta dose di emozioni. Comunque una chance gliela concedo ^^

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    1. Diciamo che colpisce per il fegato. Ci si aspettava un altro organo, il (solito) cuore? Comunque, poco male. Potrebbe piacerti!

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  7. Forse è un romanzo da leggere in estate con 40 gradi all'ombra ;)

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