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mercoledì 26 agosto 2015

Recensione: Ti prendo e ti porto via, di Niccolò Ammaniti

Questo ti volevo dire.  Ho rotto il nostro patto ma forse è stato meglio così
Ora basta, non ti voglio rattristare
Mia madre mi ha detto che sei bellissima e io lo sapevo. 
Quando eravamo piccoli ero sicuro che saresti diventata miss Italia. 
P.s. Preparati, che quando passo da Bologna ti prendo e ti porto via.

Titolo: Ti prendo e ti porto via
Autore: Niccolò Ammaniti
Editore: Einaudi - Stile Libero
Numero di pagine: 522
Prezzo: € 14,00
Sinossi: A Ischiano Scalo il mare c'è ma non si vede. In questa periferica maremma di paludi e zanzare, di bar e casette affacciate sul nulla di una strada provinciale si svolgono due storie d'amore. Pietro e Gloria sono due ragazzini. Lei è figlia di un direttore di banca, è sveglia, bella e sicura di sé. Lui è figlio di un pastore psicopatico, è introverso, sognatore, e la vittima preferita dei bulli del paese. Graziano Biglia è tornato a Ischiano, con la sua fama di chitarrista sciupafemmine e il cuore spezzato da una cubista. Qui conosce la professoressa Flora Palmieri, una donna sola e misteriosa che ha rinunciato alla propria vita per prendersi cura della madre. E tra i due, in apparenza lontani come i pianeti di due galassie, nasce un'attrazione. Una folla di creature strambe e grottesche si muove attorno ai protagonisti, come nella scia di un vento elettrico e vorticoso.
                                         La recensione
Così va. Ignoro qualcosa o qualcuno per tutta la vita, finché non torno sui miei passi e quel qualcosa o quel qualcuno finisce che non lo lascio più. Parlo di scrittori e romanzi, non di grandi storie d'amore. Anche se può capitare tranquillamente pure con le persone, no? Sei in fila alla mensa o nei corridoi dell'università, mettiamo caso; ti presentano uno sconosciuto, una persona mai vista prima di allora, e poi finisci che la incontri ovunque. E magari ti sta simpatica o magari sulle palle, fatto sta che ti ci imbatti, anche se non vuoi. Con certi autori, con certi libri, è un po' così e un po' il contrario. Me li presentano, piacere piacere, e io li evito. In libreria e al supermercato, cambio corsia. Poi succede che un giorno, non sai neanche tu come o perché, ti ritrovi un loro libro tra le mani. Succede che lo finisci e a sorpresa ti piace moltissimo. Allora provi quella storia della pausa di riflessione; dopo un incontro riuscito non richiami subito per vedere che fa, come va: regola base. Prendi tempo e fai passare i giorni. Dicendoti che c'è lo stile, c'è l'introspezione, che avrete un avvenire insieme, ma quegli intrecci mettono il magone. Il che è un bene oppure no. Intervalli con qualcosa di leggero, ma se hai mangiato tanto e da dio – e quella storia ansiogena e tremenda ti stava sullo stomaco, come il grasso cinghiale della pubblicità del digestivo – come puoi accontentari di un apertivo e due olivette stantie? Ho conosciuto Niccolò Ammaniti poco più di una settimana fa – c'eravate, e Io e te, anni fa, mica era un incontro vero; era un trillo in chat, una cosa così per dire sì, lo so che esisti, ma non ho capito chi sei – e, tempo tre libri, cose lievi che mi hanno fatto rimpiangere la neve sporca e le testate sui denti, sono ritornato al punto di partenza, forse con il romanzo più bello che ha scritto, da quel che mi giurano. Più mi tratti male, più io ti giro intorno. Succede con i cani randagi per strada e coi lettori masochisti che, d'un tratto, ne hanno fin sopra i capelli dei mondi di fantasia e di sentirsi dire una parola buona. Qual è l'ultima volta che avete visto la gentilezza intorno a voi, alla fine? Ti prendo e ti porto via è suburbano, indiscreto, maleducato. Ma ha sedici anni e viene venduto ancora come nuovo. Ammaniti non invecchia – dopo di lui, quanti romanzi sulla disperazione dei ragazzi di periferia e la perdita dell'innocenza -, non si smentisce, sfugge e ritorna. In questo romanzo c'è una urgenza che non è mai fretta. Un senso di incombenza inquietante che è per sempre. Tutto sta per succedere. In una pagina ridi, nell'altra ti si rizzano i capelli. Le pagine sono cinquecento in tutto, la giostra fila nella notte e, dopo l'ennesima sbandata, degli scossoni perdi il conto esatto. E no, non turba nel senso che si rivela un libro triste, e quindi resta presente – sul blog come nei pensieri - perché le cose tristi alla gente come me e voi piacciono un mondo. Ma turba nel senso che c'è il cielo sereno e poi grandina. Perturba
Preoccupa come preoccupa Martin i suoi appassionati, per dire: nessuno è al sicuro quando un autore gioca a fare Dio; lui ha il coltello dalla parte del manico. Rieccolo, dunque, l'Ammaniti imperscrutabile come il Grande Capo; rieccolo, padre naturale di figli degeneri e sfortunati che non ti paragona a pezzi di cuore. Niccolò Ammaniti – con una laurea in biologia – ti intrattiene con similitudini animali e metafore da acquitrino. Deformazione professionale. I suoi sterminati personaggi, come rettili, insetti – creature viscide che strisciano, si arrapicano e nuotano: comunque, niente di poetico – studiati allo stato brado. In Ti prendo e ti porto via, tanti aspiranti camaleonti colti in flagranza di reato. Si mimetizzano, si appiattiscono contro i muri, ma Ammaniti possiede uno sguardo scanner. Li spoglia, ne conosce le frequenze del subconscio e le ossa nude. Ma la cosa davvero bella è che, anche dopo gli sbagli di troppo, non li rinnega. Non si abbandonano gli abitanti di Ischiano Scalo. La provincia più profonda che parla romanaccio, la mancanza di futuro, il bullismo, il miraggio del mare. Una landa con le terre desertiche del Texas, le sabbie mobili della Louisiana, gli uragani di Oz, le terrazze con vista autostrada. Una città immaginaria, per fortuna. Non esiste. Uno sfondo dei suoi – l'ho appena scoperto, ma già so dire cosa è suo e cosa no – per una muta di personaggi dickensiani con la bava alla bocca e la sete di vita. Puoi provare a spiegare cosa intendi dire quando parlando di Graziano Biglia – il chitarrista sciupafemmine, quintessenza della tamarragine, che si fa lasciare da una spogliarellista e, su due piedi, tornato a casa, decide di trovare un provvisorio rimpiazzo – è l'essere più abietto che hai incontrato in vita tua, vanaglorioso e meschino, ma gli hai voluto bene; 
quando dici che la timida professoressa Palmieri – il rimpiazzo, la scommessa d'amore – l'hai sentita con queste orecchie sospirare; quando ti vedi tagliare la strada dal piccolo Pietro, con i prepotenti alle calcagna, e pedalare e pedalare, come la tartaruga che tenta di superare Achille piè veloce; quando fai due più due, tiri una linea tra Pietro e il protagonista di Grandi speranze, dici che sono due pippe sì, che hanno entrambi la loro inarrivabile lei - Gloria, Estella - e che dovevi aspettarti, da copione, anche una Miss Havisham. A mollo in una vasca che ha più pattume che acqua, come il fantasma nella stanza di Shining e la Berté, in cuffia, per farsi consolare con un sei bellissima. Puoi provare a spiegare, anzi potresti, dicevo, ma le contraddizioni di Ammaniti vanno testate e i suoi libri letti. Per vedere se piacciono o no – non sono per tutti – e scoprire che solo in minima parte sono composti da quelle brutte storie ben scritte sui sensi di colpa, il male che gli uomini fanno alle donne, i nuovi domani. Ti prendo e ti porto via infatti è tutto quello che è stato detto in tanti anni e molto di più. Fa un male sottile che però è anche bene. Perciò nella sua grotta degli orrori – confinante con la giostra dei cavalli e la ruota panoramica per gli innamorati e, all'orizzonte, eccole, le luci delle centrali elettriche – prendi posto. Porte sbattute in faccia, ma tu che ribussi. 
Perché in fondo finisce con una promessa romantica, nonostante il brutto, e una promessa è una promessa. Ammaniti le mantiene e quella specie di lieto fine in un post scriptum emoziona anche la gente come noi. 
Via con questo romanzo perciò, e non si torna indietro.
Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Mannarino – Malamor 

32 commenti:

  1. Le tue ultime 5 stelle mi hanno portata a Tirnaìl, un posto in cui sarei rimasta volentieri, faccio ritorno solo per passare in libreria a procurarmi "Ti prendo e ti porto via" ;)

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    1. E a te che le storie così, dure e un po' noir, non spaventano per nulla, lo consiglio sì :)

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  2. Splendido post per un libro splendido.
    Sono davvero contenta tu l'abbia apprezzato... :)

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    1. Grazie mille!
      Per fortuna, ho ancora altro da recuperare, prima che arrivi il nuovo in libreria ;)

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    2. beh, non tantissimo però, perché hai già letto i suoi due romanzi più "corposi", e io e te, quindi ti restano, se non sbaglio, io non ho paura, branchie e che la festa cominci, oltre ai racconti di fango e di il momento è delicato.
      Probabilmente branchie potrà sentire un po' il peso dei 20 anni trascorsi, ma all'epoca mi aveva fatto divertire parecchio,... mentre che la festa cominci, ti dirò, mi ha un po' deluso ma solo perchè ho trovato il finale un po' troppo sbrigativo, come se non vedesse l'ora di finirlo per andare a farsi una birra con gli amici, non so se rendo l'idea...
      poi mi dirai!

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  3. Davvero una bella recensione - tolto il "due pippe" riferito anche al personaggio di uno dei miei libri preferiti in assoluto ;) - per un libro che tengo sullo scaffale già da quattro anni e credo che questo post sia la scossa d'urto che lo farà cadere direttamente nelle mie mani.

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    1. Grazie mille, Denny, e il due pippe era per dire. Con me, siamo tre.
      Grandi Speranze anch'io lo adoro, anche se l'ho scoperto in maniera strana.
      Prima con il film di Cuaròn, Paradiso Perduto, e andando poi all'incontrario. :)

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    2. Forse Grandi speranze, assieme a Meridiano di sangue, è il mio libro preferito anche se se la batte con un altro capolavoro di Dickens che ti consiglio, qualora tu non l'abbia mai letto, ovvero Casa desolata :)
      Comunque ho già iniziato Ti prendo e ti porto via.

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    3. Casa desolata l'ho scoperto lo scorso anno, grazie a un esame bellissimo che mi ha fatto leggere Hard Times, ma poi mi è passato di mente. Rimedierò. E buona lettura!

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  4. Un libro tanto bello quanto depressivo, l'unico che ho letto di Ammaniti proprio perchè mi ha fatto soffrire così tanto da farmi prendere una lunga pausa che ancora non vuole finire.
    Forse non fa per me, forse devo solo trovare il coraggio di riaffrontarlo.

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    1. Vero, il finale demolisce. Con Ammaniti - ma già lo avevo capito in Come Dio comanda, che pure ti consiglio - può succedere di tutto. So che Fango e altri mostrano il suo lato più ironico, ma non so se sono pronto a scoprirlo. Intanto, ho già Io non ho paura a casa: ho visto già il film, da bambino, ma è un recupero che mi tocca. :)

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  5. Ho letteralmente adorato e amato questo libro, lo conservo gelosamente nella mia libreria.

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    1. Concordiamo, al solito. :)
      Purtroppo, nel mio caso, si è trattato del prestito di un'amica e, lì per lì, ho pensato di non farglielo rivedere mai più, ti dirò. Ma tanto ha i suoi anni, le versioni tascabili sono diffusissime quindi, prima o poi, anche a metà prezzo, lo acquisterò per conto mio.

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  6. Hai dato cinque stelle?
    Okay,devo leggerlo proprio allora ahahah

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  7. Questo non l'ho letto, ma ammaniti o lo odio o lo amo di solito. Quando si concentra su pochi personaggi e poco diversificati diventa ossessivo... direi :)

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    1. Questo fa parte dei suoi romanzi corali e decisamente, decisamente popolosi.
      Tanti personaggi, tra protagonisti e comparse, ma con il suo scanner Ammariti li squadra tutti, dalla testa ai piedi. E, nonostante i tanti nomi, non c'è mai confusione. :)

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    2. ottimo, potrebbe piacermi allora :)

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    3. Ne sono convinto. Poi se già hai letto Ammaniti, questo non può mancare - io ne ho letto due e mezzo (Io e te vale?), ma gia mi fingo esperto, vabbe'. :)

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    4. ecco, Io e te proprio nonl'ho sopportato. Avevo amato Io non ho paura, però ero molto più piccola quando l'ho letto

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    5. Di "Io e te" ricordo bene il protagonista che, schivo e chiuso nel suo bunker con i romanzi di Stephen King, al tempo mi ricordava un po' me. E poi il finale puntualmente tragico, almeno per un personaggio, che in Bertolucci - per fortuna o per sfortuna, dipende - è diverso. "Io non ho paura" allora sarà il prossimo. Conosco il film, come ho scritto da qualche parte, ma è un recupero da fare.

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    6. Buono, vedremo se può piacere anche se non si è più bambini. io mi sa che avevo proprio l'età dei protagonisti quando l'ho letto :)

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    7. Più o meno, mi sa che siamo coetanei. :)
      Perfetto, ci aggiorniamo!

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    8. eh già! magari lo rileggo per vedere l'effetto che fa...

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  8. Ciao, che splendida recensione che hai scritto. Non potevo non commentare, parli di uno dei miei scrittori preferiti. Io ho scoperto Ammaniti un po' di anni fa grazie a una mia compagna di classe, mi disse: "Laura devi leggere questo libro è uno schifo assurdo, è terribile eppure è bello!" si trattava di Fango. E così ho conosciuto questo autore folle, grottesco, dal suo libro forse più strambo e pazzesco eppure mi è entrato dentro e non l'ho più abbandonato. Ho letto tutto quello che ha scritto, per me il suo capolavoro rimane Come Dio comanda ma anche questo che hai recensito è splendido.
    L'unico che ti sconsiglio è Che la festa cominci..

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    1. Ciao Laura! Ho recensito Come Dio comanda una decina di giorni fa: altrettanto bello, ma forse mi ero documentato troppo e il sapere, quella volta, ha tolto un po' il piacere alle lettura. Questo, nonostante fosse più datato, l'ho letto del tutto a scatola chiusa. Ti dirò che Fango lo temo - non amo i racconti, non amo il grottesco - ma potrei farci il callo leggendo. A presto!

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  9. Come ti dicevo,questo è il più struggente romanzo di Ammaniti,a parer mio naturalmente.
    La tua recensione è magnifica,complimenti.
    Ricordo che all'inizio della lettura il linguaggio crudo di Ammaniti mi aveva infastidito,ero tentata di mollarlo...avrei perso emozioni indimenticabili

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  10. Di Ammaniti ho letto poco; devo rimediare, mi hai fatto venire voglia di leggere questo romanzo (tra l'altro penso di averlo in libreria a casa dei miei genitori). Ti saprò dire.

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  11. Ciao caro, sono tornata da Parigi e passo per un salutino! Ma l'hanno ripubblicato, Ti prendo e ti porto via? Io ricordo di averlo letto da ragazzina, tipo una decina di anni fa. E' possibile?

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    1. Ciao, ma sai che mi ero perso il tuo commento? Per fortuna c'è Facebook.
      Si, l'hanno ripubblicato e venduto come nuovo, praticamente.
      Per fortuna, è stato il prestito di un'amica.
      Possibilissimo, il libro è del '99, mi pare. ;)

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