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sabato 24 marzo 2012

Recensione : Un uso qualunque di te, di Sara Rattaro

Oggi, cari lettori, la recensione di un romanzo che si è fatto leggere in meno di 24 ore.
Una storia di quotidianità, drammi e amori, con la quale c'è stato un approccio quasi casuale. La voglia di staccare un po' dai soliti generi, mi ha fatto rifugiare tra le pagine di questo intenso spaccato di vita. Non avrei mai immaginato che fosse tanto frenetico da non concedere nessuna tregua. Un enorme grazie alla Giunti, senza la quale , probabilmente, non avrei mai intrapreso questa ripida scalata nell'animo di Viola, la protagonista del romanzo. Buona lettura!
Titolo : Un uso qualunque di te
Autrice: Sara Rattaro
Editore : Giunti “ A”
Numero di pagine : 208
Prezzo : € 12,00
Sinossi: Una famiglia borghese apparentemente serena è quella formata da Viola, Carlo e dalla diciassettenne Luce: grandi occhi spalancati verso il futuro. Distratta madre e moglie, Viola coltiva mille dubbi sul suo presente e troppi rimpianti camuffati da consuetudini. Carlo, invece, è un marito presente e innamorato e la solidità del legame famigliare sembra dipendere soprattutto da lui. È quasi l'alba di una notte di fine primavera quando Viola riceve un messaggio da suo marito che le dice di correre in ospedale. Stava dormendo fuori casa e si deve rivestire in fretta, non c'è tempo per fare congetture, il cellulare ora è scarico e nel messaggio non si dice a quale ospedale debba andare né cosa sia successo. Una corsa disperata contro il tempo, i sensi di colpa e le inquietudini che da anni le vivono dentro. Fino al drammatico faccia a faccia con il chirurgo le cui parole porteranno a galla un segreto seppellito per anni e daranno una sterzata definitiva al corso della sua esistenza. 
 
                                        La recensione
Un inno d'amore a cuore aperto.
Una storia di inizi ed epiloghi. Un racconto di quotidianità e vita.
Pagine di diari trapelanti emozione, rabbia e sentimenti. Pagine che profumano di mattine umide di alba e caffè, di colori ad olio e verità mai dette, di stanze asettiche e corridoi sterili, di ospedali e amori eterni. L'amore... la più feroce delle dipendenze, il più bruciante dei bisogni; nutrimento segreto dell'egoismo, figlio illegittimo della bugia.
Viola, quarant'anni, ne è malata. E' quel bisogno che la spinge a cercare le attenzioni degli altri, lo sguardo lascivo degli uomini radunati in un'unica stanza, le attenzione che il suo affettuoso marito non è più in grado di darle. Logorata da questa esigenza impellente, vive una doppia vita. Una maschera di cera, con un sorriso falso dipinto sotto i suoi occhi inespressivi, cela quelle verità che non riesce nemmeno ad mettere a sé stessa. Mente e basta. Lo fa perché è egoista, lo fa perché vuole che l'illusione di una famiglia continui a farla star bene. In un giorno come gli altri, il suo mondo crolla. La tragedia mette a nudo la sua fragilità, che, come quando un giocattolo cade in mille pezzi, è mostrata nella complessità dei suoi ingranaggi e nei chiaro-scuri delle sue sfumature. E' a questo punto che la tormentata Viola svela ai lettori le corde segrete della sua anima. La nudità non la spaventa, per lei non è tabù. E' la prima volta, tuttavia, che a cadere al suolo non sono il suo vestito da sera e le sue calze ricamate; questa volta cade la sua corazza invisibile, quel tappo di fiato che ha nascosto la sua voce nuda al mondo circostante. Lei parla, e passato e presente si mescolano. Ricordi felici e ricordi tristi acquisiscono un retrogusto dolce-amaro e nuove consapevolezze li arricchiscono. Il primo incontro con il marito Carlo, il rapporto conflittuale con l'asfissiante suocera, le risate con la sua migliore amica, lo stimolante lavoro nella galleria d'arte, il ricordo di un amore giovanile mai estintosi, l'evanescente rapporto con la figlia e ancora bugie, bugie e bugie.
Non si protegge dietro inutili perifrasi ed enigmatiche frasi da interpretare. Con voce rotta e fiera, si rivolge a un “tu” generico; al marito, alla figlia. A me e a te. Non cerca giustificazioni, non fornisce risposte che non è in grado di dare. Parla, e la sua voce diventa una morsa d'acciaio serrata attorno al nostro cuore. Giunge forte e chiara, poetica e diretta. Man, mano che si ci avvicina al finale l'ansia cresce. Il dolore diventa parte di noi, fisico. Poi arriva ... Una detonazione nella quiete della notte, un estremo atto di coraggio, un grido che lascia echi stridenti e unghia nella carne, l'immediata espiazione di colpe tanto grandi. Un po' come aveva fatto Margaret Mazzantini con Non ti muovere, Sara Rattaro firma un soliloquio intenso e spiazzante, stavolta, però, tutto al femminile. Una storia tutta italiana che - voi siate donne o uomini - vincerà qualsiasi ritrosia iniziale.
Un uso qualunque di te è una confessione gridata al mondo, una lettera straziante per un genitore del futuro. La storia di una cattiva madre e di una moglie negligente, la cui sincerità vince qualsiasi obiezione. Contro i pregiudizi. Contro le convinzioni.
Il mio voto: ★★★★ +
Il consiglio musicale : Sono solo parole – Noemi 

3 commenti:

  1. bella recensione, questo libro mi attira molto, mi pare scritto con molta onestà e sensibilità :)

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  2. Meravigliosa recensione e ottima la scelta musicale, anche se io associo questo libro alla canzone di Arisa (La notte)

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  3. ottima recensione, sei davvero bravo! ho recensito anche io da poco questo libro..se ti va, passa a dare un'occhiata :) saluti!
    http://borntobewilderecensioni.blogspot.it/

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