È
stata tra le serie più influenti dell'ultimo decennio. Nel frattempo, qualcuno è
diventato una star: Zendaya, Sweeney, Elordi. Qualcuno è
passato a miglior vita: Dane e Cloud. Qualcuno ha tagliato i ponti
con lo scandaloso creatore, Sam Levinson: Schafer su tutti, qui ridotta
a poco più che una comparsa, e lo storico compositore Labrinth. Di questa
terza stagione si è scritto tanto, e prematuramente. Ambientata
cinque anni dopo il diploma, abbandona le luci al neon al servizio di
un neo-western polveroso, laido, sudato, dove neonazisti e serpenti
a sonagli si avvicendano come nel cinema di Tarantino, Rodriguez,
Korine. Potevamo forse aspettarci qualcosa di meno pulp da
personaggi sempre stati distanti dalle dinamiche adolescenziali? Rue è
un corriere della droga al centro di un pericoloso triplo gioco.
Cassie, sposata con Nate, sbarca su Onlyfans e ha Maddie per manager. Gli altri vanno e vengono –
spesso ridotti a semplici figuranti: è vero –, in episodi dove
sono soprattutto le forme dell'amata-odiata Cassie a regalare momenti cult. C'è qualcosa di miracoloso, però, nel regolamento di
conti finale. Questa conclusione scissa tra shock e rinnovamento,
fede e vendetta, sa concedersi una chiusa talmente ispirata da
pacificare fan e detrattori. Regalando finalmente redenzione al più
bello, pazzo e disgraziato dei nostri american dreams. (8)
Dopo
il trionfo di Baby Reindeer, Richard Gadd torna a sconvolgere
con un nuovo capolavoro di scrittura, recitazione, regia – benché
diversissimo dalla miniserie autobiografica che l'ha preceduto.
Ambientato a Glasgow nell'arco di più di vent'anni, Half Man
rielabora il mito ancestrale di David e Golia per raccontarci l'amore
e l'odio totalizzanti tra due fratellastri: lo scrittore Jamie Bell,
pavido ed emaciato, logorato sin dall'adolescenza dalla vergogna
verso sé stesso; lo stesso Gadd, qui irriconoscibile nei panni di un
muscoloso avanzo di galera tutto pugni serrati e grugniti. Tra i due, chi è la
vittima e chi il carnefice? Al centro di duelli attoriali da Emmy, i
protagonisti ridono fino alle lacrime e si rovinano la vita, al
centro di scene così ributtanti da farti distogliere lo
sguardo. Brutti, sporchi e cattivi, indagati attraverso una scrittura
affascinata dalle ombre e dalle storture, cercano di
allontanarsi l'uno dall'ombra dell'altro. Ma che vita vivrebbero
senza una musa e un incubo alle calcagna? Animaleschi, scomodi,
coraggiosissimi, i sei episodi targati HBO sono la riflessione
definitiva sulla mascolinità tossica e l'omofobia interiorizzata,
nonché – attualmente – la migliore serie dell'anno. Viva Richard
Gadd; maledetto Richard Gadd. (9)
Mentre
il mondo si scandalizza per l'ostentazione delle grazie
di Sydney Sweeney – discinta content creator nell'ultima stagione
di Euphoria –, su Apple si è da poco conclusa una serie che
racconta OnlyFans con toni opposti: questa volta, infatti, siamo nell'ambito
della dramedy a sfondo familiare. Margo ha problemi di soldi,
tratta dal romanzo di Rufi Thorpe, è una fiaba di ordinaria
sopravvivenza che un po' ricorda il cinema di Sean Baker – pur non
avendone, purtroppo, mai lo sguardo autoriale. Rimasta incinta del
suo professore, una diciannovenne con una madre frivola, un padre
sotto metadone e due seni pienissimi decide di sposare una nuova
identità online. Basta spogliarsi, però, per monetizzare? Per conquistare
una nicchia di abbonati, Margo avrà bisogno di un personaggio.
Perché tutto è narrazione: soprattutto il sesso. A tratti troppo
tirata per le lunghe – serviva, ad esempio, l'annuncio di una
seconda stagione? –, la serie di David E. Kelley sceglie
saggiamente di dedicare grande spazio ai comprimari. E se la sempre
bravissima Elle Fanning si mette a nudo con il suo ruolo più adulto,
anche gli irresistibili Michelle Pfeiffer e Nick Offerman puntano agli Emmy. La
rappresentazione del sex working è realistica? Davvero?
Personalmente, ne dubito. Ma il brio di questo cast pieno di stelle
fa la differenza. (7)



Non ho particolarmente apprezzato questa stagione di "Euphoria", benché credo di aver intuito quale fosse uno degli intenti della storia: mettere in evidenza l'assoluta incapacità dei protagonisti a trovare una loro dimensione nel mondo, a fare i conti con la vita adulta. E il cambio di prospettiva e di genere non mi hanno convinto molto, condivido con te che spesso i personaggi sono ridotti a meri figuranti. Tuttavia, ricorderò sempre Euphoria con affetto.
RispondiElimina"Half Man" è davvero un capolavoro, mi ha spiazzato, fatto soffrire, mi ha scavato dentro, mi ha inorridito, fatto emozionare. Ma quant'è scritta bene? L'originalità con cui parla di temi durissimi, senza scadere nella spettacolarizzazione del dolore. Recitato, oltretutto, da Dio.
Davvero un piccolo miracolo televisivo.
Avrei tanto voluto apprezzare Euphoria 3, ma purtroppo questa stagione mi ha lasciato del tutto freddo e indifferente. Mi sa che mi sono trasformato in uno dei personaggi della serie... :)
RispondiEliminaDecisamente meglio Half Man, con Richard Gadd che ormai è diventato il re delle serie traumatiche XD
Margo's carina, ma anche io non sento troppo il bisogno di una seconda stagione.