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giovedì 9 aprile 2026

Recensione: La vita sempre, di Elena Varvello

| La vita sempre, di Elena Varvello. Guanda,€ 20, pp. 336 |

Da quando i miei nonni non ci sono più, le telefonate tra me e mia madre si sono riempite di storie – a volte inedite, altre note – sulla loro vite. Com'erano prima che la malattia ne ammorbidisse i corpi, indurendo il carattere? Chi erano prima di diventare i suoi genitori? Alla cornetta, mi promette che prima o poi mi regalerà i loro vinili, le foto del matrimonio. E mi strappa, in cambio, un giuramento solenne: un giorno, dovrò scrivere di loro. Parla di ricordi, e di sangue, e di eredità, anche l'ultimo romanzo di Elena Varvello: una «questione privatissima». Apprezzata in precedenza per le tinte fosche di La vita felice e Solo un ragazzo, torna in libreria con un intreccio più classico, il cui valore storico e affettivo si rivela realmente nel capitolo conclusivo.

Essere vivi – a me non toccherà mai il contrario, solo la vita, sempre.

Siamo ad Alba, a ridosso della Seconda guerra mondiale. Un po' come il rione di Elena Ferrante, la cittadina di Fenoglio e Ferrero è un microcosmo in cui i cinegiornali fanno da sottofondo agli amori, agli scandali, ai piccoli crimini degli abitanti. L'Europa brucia. Ma i protagonisti hanno vent'anni e nessuna intenzione di rinunciare ai loro desideri. Lei, Teresa, è un'aspirante maestra: dev'essere perfetta per il padre, tornato disabile dal fronte, e per l'amica Clelia, che in lei vede la quintessenza della grazia. Lui, Francesco, è un universitario fuori corso bello come Rodolfo Valentino: cresciuto senz'amore, lo ha cercato dappertutto, flirtando con le vita come si fa con una bella ragazza. Tra case di ringhiera e bagni al fiume, feste patronali e cinema, i due sono i soggetti di istantanee rubate poco prima dell'inevitabile: le leggi razziali, la diserzione, i rastrellamenti, la resistenza partigiana, i lager.

Ciò che scompare – dovunque, in ogni momento – non scompare davvero: si somma a tutto il resto.

Qual è l'eco che la Storia ha sulla vita delle persone normali? Epico e ordinario insieme, illuminato da una scrittura di radiosa bellezza, La vita sempre è una lotta alla sopravvivenza in cui, alla costante ricerca di una libertà senza bandiere, Teresa e Francesco tentano di sgusciare tra le maglie del destino: anche a costo di scavare una via di fuga con un cucchiaio. Hanno il passo svelto, l'argento vivo addosso, un'intramontabile voglia di cantare d'amore. Varvello onora le loro vicende e, a tratti, le reinventa, in una narrazione che via via si fa più frammentaria: come i sogni, le poesie, le canzoni. Perché dove la vita dà e la Storia toglie, l'immaginazione risarcisce. Forse, è così che si tiene insieme ciò che la morte divide. Allora, al telefono, a mia madre ho detto di sì: un giorno scriverò dei miei nonni. Non tanto per la promessa che le ho fatto, ma per non lasciare che si perdano di nuovo.

Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Francesco De Gregori – Generale