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lunedì 21 gennaio 2019

Recensione: Un giorno di ordinario narcisismo, di Giacomo Festi

| Un giorno di ordinario narcisismo, di Giacomo Festi. Augh! Edizioni, € 13, pp. 240 |

Ci sono colleghi blogger di cui seguiresti i consigli a occhi chiusi. Quelli che ogni film, ogni romanzo, te lo fanno appuntare sulla lista della spesa senza neppure stare lì a sindacare: tanto si è sulla stessa lunghezza d'onda, tanto ci si è scoperti affini. Questo non è il caso del mio amico Giacomo Festi e di Recensioni ribelli: fra lui che stronca Chiamami col tuo nome e io che lo incorono miglior film dell'anno, fra lui che abbandona la serie TV di Saverio Costanzo a metà puntata e io che invece la trovo talmente perfetta da usarla come incentivo per recuperare i romanzi successivi, siamo cordialmente d'accordo sul fatto che non andremo quasi mai d'accordo. Comunque abbiamo fatto pace da un po'. Io che gli chiedo su Instagram cosa dice Paolo Fox del segno dell'ariete, lui che s'informa sull'andamento della mia campagna di crowdfounding. Io che a un certo punto lo ospito prima nella mia libreria, poi sul blog, per fortuna parlando non del critico cinematografico bensì dello scrittore. Benché giovanissimo ha infatti firmato già cinque romanzi e, spaziando a fantasia da un genere letterario all'altro, si è fatto strada con intelligenza fra le insidie dell'editoria indipendente. Sua ultima fatica e sua tappa nel filone umoristico – difficilissimo far ridere, ho sempre pensato, se non ti chiami Francesco Muzzopappa –, Un giorno di ordinario narcisismo è la cronaca tragicomica di una giornata storta che deve avere molto di personale. Il protagonista senza nome vive a R. (come Rovereto?), aspetta il proverbiale canto del cigno all'indomani di un esordio narrativo purtroppo passato in sordina e ogni mattina programma la sveglia alle dieci in punto. Né troppo presto né troppo tardi se, condannato a lavorare quando capita, non ha l'incentivo del posto fisso o una casa tutta sua. Condivide l'appartamento con il padre divorziato e, sulla scia di Holden Caulfield, ciondola per le strade della città in un andirivieni a vuoto tanto ozioso quanto mortificante. Il giorno no del titolo gli riserva svolte impreviste e sgradite sorprese.

Quando sei in mezzo alle rapide, puoi solo cercare di rimanere a galla.

Tutti fremono per il ritorno all'ovile di Joe Rainbow, alias l'Alvaro Soler trentino, pronto a salutare i concittadini dopo l'eliminazione a un talent e l'annuncio del disco. Si dà il caso sia un odiato compagno di scuola del protagonista, che compensa ai ritornelli smielati del suddetto cantante con nichilismo a iosa. Ma si dà il caso che a poco serva tenere il conto degli amici e dei nemici della voce narrante: grossomodo, infatti, ha imparato a odiare tutti. Chi potrebbe dargli torto, in fondo, davanti a questa carrellata di casi umani che in ordine sparso comprenderanno: un piccolo vicino di casa omofobo e fascista, le Sentinelle in piedi contro le famiglie arcobaleno, un kebabbaro rissoso, un impiastro che zitto zitto vorrebbe mettersi con la sua ex e un rocker con tutti i mezzi per trasformare il Centro Giovani in una copia del famigerato Bataclan? Nessun posto è al sicuro dal marasma in agguato, nemmeno le librerie, e mentre il mondo intero sembra architettare una congiura ai suoi danni lo scrittore in crisi si renderà conto che in giro c'è gente ben più iraconda di lui. Il peggio della provincia italiana, insomma, per rafforzare la misantropia di un personaggio che già di suo brilla per intransigenza. Un'intransigenza di quelle un po' fastidiose, a dirla tutta, che mi hanno reso la sua compagna non sempre piacevole. Il protagonista ha un'opinione per tutto e tutti, e gode così tanto nel risultare caustico e provocatorio da risultare antipatico a lungo andare. Maestro (per colpa degli altri) di nullafacenza e autocommiserazione, racconta qui le gioie e le noie dell'essere una pecora nera.

Semplicemente siamo troppi e non riusciamo ad accettare l'idea di essere solo dei piccoli e semplici pedoni in questa grande e scombinata scacchiera. È come quando si annega: ci si dimena perché si ha paura di affondare. Ma l'affondare è comune a tutti. Ogni corpo che abbia un peso superiore a quello del liquido in cui è immerso affonda, alla fine.

Ho condiviso con lui l'idealismo, la frustrazione e le lotte ai mulini a vento nelle pagine più toccanti e oneste: le invettive, in particolare, contro una società che ormai punta soltanto all'apparire – e l'editoria, purtroppo, ne è lo specchio nero. È su questo, però, che io e Giacomo torniamo a essere in disaccordo: sulla gestione di toni troppo rancorosi, troppi incattiviti, per divertire sinceramente. Ricordate il personaggio di Mia sorella è una foca monaca, uomo ugualmente anonimo e attaccabrighe, capace tuttavia di gesti di gentilezza che all'improvviso rubavano il cuore? La redenzione, se anticipata di qualche pagina, avrebbe giovato. A ruota libera, in piena sbornia, il romanzo punta alla sfrontatezza: peccato che i toni sopra le righe abbiano il difetto di renderlo qui e lì piuttosto monocorde. Perfino il politicamente scorretto, in oltre duecento pagine, smette di far presa: diventa norma, non più guizzo vitale. Spero che il suo protagonista, in seguito a cinque minuti di notorietà involontaria, smetta con il fumo e la birra a fiumi, passi finalmente la scopa nella sua stanza e si accorga, come ho fatto anch'io un giorno di questi, che se la vita è una merda è preferibile non andare controvento. Ci si becca solo i moscerini negli occhi e in mezzo ai denti, solo amarezza. Perché non provare con la gentilezza adesso? Perché non aprire daccapo il file Word che tanto ci spaventa? Magari domani, che come diceva qualcuno è un altro giorno.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Francesco Gabbani – Occidentali's Karma

8 commenti:

  1. Rimando le letture di Valentina e di Giacomo da un bel po', con cui per forza di cose -in linea più con te- poco sono d'accordo nei giudizi dei film.
    Mi spaventa sempre leggere chi "conosco" e devo ammettere che ho paura anche nel farlo con te, e se poi non mi piace, non mi ci ritrovo? Che faccio? Lo dico, sto zitta? Facciamo che almeno nei libri, mi butto.

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    1. Si dice, sì, perché qui non si offende nessuno, soprattutto se la critica attiva con la tua tipica educazione. ☺️

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    2. Lisa, ho "cassato" autori dei quali sono ancora amico e in ottimi rapporti. Figurati che a una mia amica non è piaciuto un mio libro e questo non ha intaccato il rapporto :)
      Certo, dipende da individuo a individuo. Ma questo, se non aggiunge nulla a lui come autore, dice molto invece come persona.

      Ps: con Vale vai tranquilla, meritano entrambi ;)

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    3. Posso chiedere chi sia Valentina, che sono curioso (Giacomo, apprezzerai) come una scimmia?

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  2. Ma che coincidenza vedere come anche tu hai letto uno dei tanti romanzi di questa piccola casa editrice. Io ho avuto questa 'fortuna' solo perché l'autore mi ha contattato in privato , chiedendomi se ero interessata a leggerlo ☺ ho accettato. E a quanto pare ho fatto bene ☺☺
    Mi spiace invece leggere che per te non è stato proprio così ☺☺

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  3. Innanzitutto… grazie! La mia più grande paura è quella di morire prima di aver fatto tutto ciò che voglio, pertanto so bene l'importanza del tempo e odio sprecarlo. Quindi, che qualcuno ne dedichi a me e a qualcosa che ho fatto è forse il regalo più grande!
    Grazie mille per le riflessioni, tutte molto intelligenti e costruttive :)

    PS: unico appunto, R non è Rovereto e, soprattutto, non è in Trentino :-P ma anche qua, per saperne di più, bisogna aspettare un bel po'...

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    1. Grazie a te, Giacomo! Sapevo di poter scrivere a ruota libera, con sincerità, e non mi sono mai sentito vincolato dal: cosa dico, se lo conosco? È una bella cosa, perché significa che ci fidiamo. E che io mi fido di te come autore, curioso di scoprire altro. Magari i misteri si R.? 😂

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